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Visualizzazione dei post con l'etichetta giornalismo

VENTINOVE ANNI SENZA PIPPO FAVA

Quasi trent'anni fa scompariva un grande giornalista del nostro paese. Dietro il suo omicidio la mano, pesante, della mafia. Ricorrono oggi  i ventinove anni dall'assassinio di Pippo Fava . In occasione dell'anniversario, riporto qui un estratto del mio libro  "Lotta civile"  (Chiarelettere, 2009) , dedicato anche alla sua vicenda.  E' inutile nasconderle, le emozioni si accavallano mentre penso a cosa scrivere di un uomo, Pippo Fava, e di un giornale, " I Siciliani", che hanno determinato il mio modo di essere giornalista, sempre  alla ricerca dei fatti per raccontarli così come sono, senza censure e auto censure . Più facile a dirsi che a farsi in questo Paese .  Ha scritto Fava: " Io ho un concetto etico del giornalismo...Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza, la criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene continuamente all...

Se non ora quanto?

L’ossessione per Berlusconi è stata prontamente sostituita dall’ossessione per la Casta. C’era un improvviso vuoto di rabbia da s fo g a re . . .”. Comincia così un’ar ticolessa strappalcrime di Francesco Piccolo, scrittore e sceneggiatore degli ultimi film di Nanni Moretti (ma non del prossimo), sull’Unità. Un peana di 200, forse 300 righe, al “mestiere della politica” che “è ancora uno dei mestieri più affascinanti”, dunque finiamola di “delegittimare così interamente, così intensamente, così irrazionalmente un intero sistema politico, un’intera idea della politica”. Basta con questa “sfiducia pregiudiziale” nei politici: chi la nutre e la alimenta è un “qualunquista” che spiana la strada a “un nuovo Berlusconi”. La commovente perorazione fa il paio con le ultime esternazioni dei capataz del Pd, sempre tesi a dimostrare che la Casta non esiste, anzi è vittima di un “clima di odio e dema gogia” (Rosy Bindi), mentre i parlamentari sono dei po...

“E’ morto? Chi se ne frega”: i lettori del Giornale “salutano” D’Avanzo

Un florilegio di commenti per la penna odiata dal Cav: “Un inquilino dell’inferno in più” “Lei, signor Stalin, per che giornale scrive?”, gli chiedeva qualche mese fa Silvio Berlusconi. E al Giornale non vogliono essere di meno, con un articolo che racconta Giuseppe D’Avanzo in cui la cosa più notevole sono i commenti: Come ipocrisia vuole… i morti son sempre meglio da morti che da vivi. Ipocrisie melense. D’Avanzo era un pessimo soggetto, e l’unico vuoto lo avrà lasciato – forse – fra i pari suoi. Tutti peraltro ansiosi di riempirlo con uguali o maggiori veleni facendo a gara per chi ne sputa di più. Gentaglia da vivi, il sol fatto d’essere morti non è valida ragione d’un benchè minimo riscatto. Era uno che ‘odiava’ Bberlusconi ed è morto ancora giovane. Pace all’anima sua, ma quanto al resto (perdita di un grande giornalista ecc. ecc.), da romano dico che ‘nun me ne può fregà de meno’. Per fortuna c’è la “livella”. Morto D’Avanzo? Ma chi se ne frega! E’ solo un ipocrita in meno ed un...

Ana Pastor, esempio di vero giornalismo

Il nostro amico spagnolo Juan Cañadas ci racconta l'intervista realizzata da Ana Pastor, al presidente dell'Iran, che durante per desviare le domande sulla mancanza di democrazia in Iran dava la colpa su tutto ad occidente e ad Israele. Sicuramente l'entourage del Governo dell`Iran si pentono amaramente di avere concesso. alla televisione pubblica spagnola, questa settiman, un' intervista a Mahmud Ahmadinejad, primo ministro del paese. Doveva essere una intervista tranquilla nella quale il presidente dell'Iran avrebbe dovuto, come al suo solito, rifiutare l`intervenzione europea in Libia, e criticare il governo di Israele. La regia e la traduzione sono stati realizzate dallo stesso Governo iraniano, ma ad una cosa nessuno aveva pensato; la giornalista che stava per intervistarlo ha davvero fegato da vendere. Nella nostra società ipermultimediale e iperinformatizzata siamo abituati a interviste dove non si può mettere in difficultà l'intervistato e infatti spess...

Grandi D'Italia: Enzo Biagi

L'ultima puntata de Il Fatto di Enzo Biagi, in cui il giornalista risponde al diktat bulgaro di silvio berlusconi del 18 Aprile 2002. In più oggi, nel giorno in cui Ferrara, inizia la sua trasmissione per difendere Silvio Berlusconi, Nodo In gola, vi propone alcune frasi celebri di Enzo Biagi sul nostro bel paese, tratti dai suoi editoariali; 1. Gli italiani non esistono. Nessuno è riuscito neppure a catalogarli. Venire al mondo a Palermo o a Catania, è già una classifica. Qui si può morire di mafia come di cassa integrazione. 2. Chi sottovaluta gli italiani sbaglia. Abbiamo risorse imprevedibili. Quando un partito va male, i responsabili non si sgomentano: lo rifondano. 3. Gli italiani campano soprattutto per quello che non dipende da loro: il sole, la bellezza dei luoghi, la bontà dei cibi, e le opere d’arte che hanno ereditato e di cui non si curano gran che. 4. Ogni ottocento italiani, uno è presidente: del condominio, della Pro Loco, della squadra di calcio, di u...

In memoria di Ilaria Alpi

La Somalia resta in perenne conflitto. Opposte fazioni si combattono per il controllo dei traffici illegali e del territorio. Gli scontri non finiscono. I gruppi armati attaccano e poi svaniscono nell’ombra. Il contingente italiano sta ormai abbandonando Mogadiscio e la missione Onu. In questo scenario, l’inviata del Tg3 Ilaria Alpi organizza la sua settima missione in Somalia. Con lei c’è Miran Hrovatin, cameraman freelance. 19 marzo 1994. Ilaria e Miran partono da Bosaso in aereo verso Mogadiscio. Hanno raccolto interviste, testimonianze e immagini. Hanno intercettato navi regalate dalla Cooperazione Internazionale alla Somalia che con ogni probabilità trasportano armi e rifiuti tossico nocivi provenienti da alcune aziende italiane. Ilaria ha intervistato il sultano di Bosaso. Di sera vuole realizzare un servizio, vuole raccontare tutto agli italiani. Del resto è una giornalista. Vede, consuma le suole delle scarpe, racconta, narra e non fa sconti a nessuno, non nasconde ciò che sa. ...

Novità sull'omicidio Ilaria Alpi

Dal traffico illecito di rifiuti alla morte di Ilaria Alpi. Le carte della Procura di Bolzano riaprono le piste investigative che conducono a Giorgio Comerio. L'uomo, già attenzionato dalla Procura di Reggio Calabria, è stato condannato a 4 anni per tentata estorsione. Ma nessuno lo ha mai cercato C'è una domanda che dovrà porsi la commissione bicamerale d'inchiesta sui rifiuti. Una domanda chiave, che servirà a iniziare a fare luce sui rapporti tra la rete internazionale del traffico di armi e rifiuti - anche radioattivi - con pezzi dello stato: come è stato possibile che un personaggio del calibro di Giorgio Comerio sia uscito indenne da una condanna a quattro anni di reclusione? E come è possibile che, nonostante un ordine di arresto emesso dalla Procura della Repubblica di Bolzano, nell'ottobre del 2002, l'imprenditore che stringeva accordi con Ali Mahdi, il signore della guerra somalo, per smaltire rifiuti nucleari davanti alle coste somale possa essere entrato...

Egitto. I giornalisti di Human Rights Watch nel mirino della polizia segreta di Mubarak

Precipita la situazione in Egitto. Oltre agli scontri provocati dalle forze favorevoli al Rais Mubarak con morti e feriti nella capitale del Cairo, da questa mattina sono iniziate anche persecuzioni contro i giornalisti occidentali, per impedire che all’estero vengano riportate le informazioni su quanto sta accadendo nelle piazze del paese, tiranneggiato da un regime dispotico. Abbiamo parlato con la collega Lucia Annunziata, che vive ore di trepidazione per la sorte del marito, l’ex-inviato del Washington Post, Daniel Williams, attualmente in Egitto per l’organizzazione umanitaria internazionale Human Rights Watch.Almeno 15 attivisti dei diritti umani sono stati portati via stamani dall' Hisham Mubarak LawCentre del Cairo da “membri della forza di intelligence Mukhabarat”. Questo è quanto ha riferito all’ANSA il responsabile per le emergenze di Hrw, Peter Bouckaert, che si trova al Cairo e chedenuncia “sistematici arresti di giornalisti e attivisti”.Tra gli arrestati di stamani, c...

Mauro Rostagno, giornalista antimafia!

"Era in mezzo ai lupi e i lupi lo hanno sbranato". Con questa immagine il capo della Squadra mobile di Trapani, Giuseppe Linares, che ha diretto le indagini coordinate dalla Dda di Palermo, sintetizza l'omicidio Rostagno. Il giornalista e sociologo torinese è stato ucciso dalla mafia, a Trapani, il 26 settembre 1988. Dopo 21 anni si è arrivati a una prima svolta investigativa: gli ordini di custodia cautelare nei confronti del boss Vincenzo Virga e di Vito Mazzara, considerati il mandante e l'esecutore materiale di quel delitto, entrambi già detenuti per altri reati. Anche se il Tribunale del Riesame ha poi revocato l'ordinanza di custodia cautelare nei confronti del presunto killer, Vito Mazzara, resta il fatto che per la prima volta la responsabilità dell'omicidio Rostagno viene attribuita alla mafia trapanese. Per i magistrati della Dda di Palermo, Antonio Ingroia e Gaetano Paci, Rostagno fu ucciso in un agguato di mafia davanti all'ingresso di Samàn, l...

Ilaria Alpi e Miran Hrovatin: La commissione riaprirà le indagini sulla morte dei due giornalisti

La Commissione parlamentare d'inchiesta sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti riaprirà le indagini sulla morte di Ilaria Alpi all'interno della più ampia inchiesta sulle cosiddette navi dei veleni e sul traffico transfrontaliero dei rifiuti tossici o radioattivi". E' quanto scrive in una nota il deputato del Pdl e presidente della Commissione Gaetano Pecorella. "L'odierna audizione del maresciallo Scimone, che ha operato in collaborazione con il capitano De Grazia e con i magistrati di Reggio Calabria, ha consentito alla Commissione di acquisire una notizia di estremo interesse. Nel corso di una perquisizione - fa sapere Pecorella - nei confronti di Giorgio Comerio è stata ritrovata, in un fascicolo rubricato 'Somalia' relativo alla smaltimento dei rifiuti, la copia di un dispaccio dell'agenzia Ansa sulla morte di Ilaria Alpi". "Poiche' in quel momento, sottolinea Pecorella, nulla consentiva di collegare la morte della giornal...

In ricordo di Giuseppe Fava

L'ultima intervista al giornalista e scrittore catanese Giuseppe Fava, che il 5 gennaio del 1984 veniva ucciso brutalmente dalla mafia, nelle vicnanze dello stadio a Catania. Noi lo ricordiamo con le sue parole, ancora oggi attuali.

Belpietro e l'informazione a "cazzo di cane"

Belpietro su Libero ha pubblicato qualche giorno fa la notizia di un possibile attentato a Gianfranco Fini ad Andria nel mese di Aprile. Una notizia che pare del tutto infondata così Marco Travaglio scrive sul Fatto Quotidiano di oggi. Segnatevi questa data: 27 dicembre 2010. E questo scampolo di prosa: “Girano strane storie a proposito di Fini. Non so se abbiano fondamento, se si tratti di invenzioni oppure, peggio, di trappole per trarci in inganno. Se ho deciso di riferirle è perché alcune persone di cui ho accertato identità e professione si sono rivolte a me assicurandomi la veridicità di quanto raccontato… Toccherà quindi ad altri accertare i fatti… Vero? Falso? Non lo so. Chi mi ha spifferato il piano non pareva matto…in cambio dell’informazione non mi ha chiesto nulla… Mitomane? Ricattatrice? Altro? Boh! Perché mi sono deciso a scrivere delle due vicende? Perché se sono vere c’è di che preoccuparsi… Se invece è tutto falso, c’è da domandarsi perché le storie spuntano...

Rosaria Capacchione

La vita e le inchieste della giornalista del Mattino che vive sotto scorta per la sua lotta contro la camorra!!

La dittatura di google?

Giornalismo online sotto scacco: è la dittatura di google, la vera metafora dell’uomo medio Tutto è legato ai motori di ricerca e alla visibilità che sono in grado di fornire. Un legame inscindibile che può essere spezzato con la creazione di un cartello di siti d'informazione che forniscano notizie a pagamento. Il problema di oggi è infatti la sovrabbondanza di contenuti. E’ attraverso di lui che milioni di lettori selezionano le notizie del giorno o spulciano tra gli archivi del web. Il traffico di un sito – ovvero il numero di utenti che lo visitano- dipende in misura dirimente dal suo posizionamento tra i risultati. Deciso, ovviamente, da Google. Se è nella prima pagina avrà una possibilità infinitamente maggiore di guadagnare visite e di conseguenza pubblicità, rispetto a chi finisce nelle schermate successive. Ormai determina la visibilità o l’oscuramento online di molte testate di informazione, legate al ranking e al numero di link guadagnati da altri utenti. Se la logica de...

[Documentario] Fare giornalismo in Russia ancora oggi può costare caro

In questi giorni si è consumata l'ennesima aggressione alla libertà di stampa in Russa. Oleg Kashin, trentenne giornalista del quotidiano indipendente “Kommersant” viene pestato a sangue da sconosciuti nella notte tra venerdì e sabato. Queste le parole della moglie: “Oleg ha un grave trauma cranico. Gli hanno rotto una tibia, le mascelle e i medici sono stati costretti ad amputargli un dito. Gli aggressori non volevano che continuasse a scrivere e a fare inchieste su cose che non vogliono vengano pubblicizzate”. Queste le cruente immagini dell'aggressione. Di Seguito segnaliamo questo interessantissimo documentario che racconta della drammatica situazione del giornalismo e libertà di stampa in Russia.

Marco Travaglio, Ruby e B.

Marco Travaglio ieri ad Annozero!

Francia, i servizi segreti spiano i giornalisti!

Il sindacato dei giornalisti già parla di un «affare di Stato». La sinistra, all’opposizione, invoca un’inchiesta parlamentare. All’ Eliseo , invece, ci si accontenta di definire la notizia, ovvero la «bomba» scoppiata sul settimanale le Canard Enchainé , «completamente infondata». Non basta: i sospetti di un utilizzo diretto dei servizi segreti da parte di Nicolas Sarkozy per sorvegliare (ed eventualmente stoppare) i giornalisti scomodi e troppo curiosi rimangono forti. La polemica non si fermerà facilmente. Il Canard Enchainé è un giornale satirico, che da sempre «graffia» il potere costituito (ed è anche uno dei rari ad aver resistito alla crisi del settore della carta stampata in Francia). Le Canard, come viene chiamato dagli aficionados, ha una tale tradizione, credibilità e rete di informatori da sbagliare molto, molto di rado. Sul fatto che Sarkozy utilizzi il Renseignement intérieur Claude Angeli , il direttore, con un articolo sullo spinoso argomento. Dove si leg...

Giornalisti antimafia

Due storie di cronisti minacciati (uno in Sicilia l’altro in Calabria) che non riguardano solo il giornalismo ma proprio la politica: la nostra Non è una storia importante, quella di Pino Maniaci e di TeleJato. Si svolge in un pezzo d’Italia (Partinico e dintorni) in cui la mafia comanda da quasi cent’anni, tollerata da Crispi, Giolitti, Mussolini, Fanfani, Andreotti e infine Berlusconi. Non è un’Italia importante,infatti, Partinico; si può ben delegarne il controllo, in cambio di qualche voto, a Cosa Nostra. E tutto va avanti così, banalmente, una generazione dopo l’altra. L’Italia civile, ogni tanto, manda giù una telecamera: un servizio, una fiction, un’ora di folklore. Finché, improvvisamente, ti spunta una telecamera indigena, che senza sapere un cazzo d’informazione comincia fare informazione davvero. Cioè ventiquattr’ore sul ventiquattro, dal basso, in mezzo alla gente del luogo e con parole locali. Ridendo e sputtanando i boss locali: “Tano Seduto!”. “Fardazz...