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Visualizzazione dei post con l'etichetta Guerra in Afghanistan

Afghanistan, undici bambini muoiono sotto le bombe Nato

Ennesima tragedia, questa volta in un villaggio ai confini con il Pakistan. Bombardate le case, morte anche sei donne. Non chiamatela più missione di pace. L'ennesima tragedia. Sempre uguale. Ma nulla cambia: un duro scontro militare con i talebani nella provincia orientale afghana di Kunar, al confine con il Pakistan, si è trasformato in una tragedia quando bombe sganciate da velivoli della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf, sotto comando Nato) hanno fatto crollare alcune case di un villaggio del distretto di Shigal, uccidendo undici bambini e due donne. Anzi, il bilancio potrebbe essere ancora più grave. Secondo l'agenzia di stampa Afghan Islamic Press (Aip), basata a Peshawar in Pakistan, le donne morte sarebbero almeno sei, anche se nessuno ne ha veduto i cadaveri che, prescrive la tradizione islamica, non possono essere ostentati in pubblico. Si è trattato dell'ennesimo episodio destinato a tendere ulteriormente le relazioni fra i...

Afghanistan spaccato e agli americani tocca tifare per il "mostro"

Mentre in tutto il mondo arabo si susseguono le proteste per il documentario "L’innocenza dei musulmani", in Afghanistan non ci sono state manifestazioni. Gli insorti afgani hanno a che fare con qualcosa di più serio delle blasfemie; devono battersi contro il più potente, tecnologico e, bisogna pur dirlo, vile esercito del mondo. Domenica scorsa una cinquantina di talebani stavano assediando una base della polizia afgana nella valle di Noarlam Saib. Poichè i soldati occidentali non hanno più il fegato di battersi sul terreno, vis a vis, la Nato invece di inviare truppe di terra in soccorso agli assedianti, ha mandato i bombardieri e hanno ucciso nove donne (fra cui bambine di dieci anni) e ferite altre otto, che in un bosco stavano facendo legna. I piloti le avevano scambiate per guerriglieri talebani. È questo modo di combattere, anzi di non combattere, che fa imbestialire gli afgani e non solo gli insorti. Quello afgano è, per storia e indole, un popolo guerriero (ma s...

Afghanistan, l'assordante silenzio delle bombe italiane

La guerra, forse, è anche un fatto di abitudine. Ci si abitua ai morti, dunque anche alle bombe. La notizia che gli Amx italiani hanno bombardato, probabilmente molte volte, la provincia di Farah, riportata una settimana fa dal Sole24Ore, non ha suscitato grandi polemiche. Anzi, nessuna. Un silenzio assordante assai simile a quello che seguì le dichiarazione di Giampaolo Di Paola nel gennaio scorso, quando al ministro ammiraglio in abiti civili riuscì quello che al ministro civile in divisa Ignazio La Russa non era riuscito: nel novembre del 2010 aveva incautamente proposto di armare i nostri aerei in Afghanistan. Allora ci fu una levata di scudi. Adesso nulla. Abbiamo appreso che non si tratta di giocattolini ma di bombe da 250 chili (500 libbre), ma la vera notizia è il silenzio che ha circondato la vicenda. Scritta da Gianandrea Gaiani (direttore di Analisi Difesa) per il giornale di Confindustria, la notizia gli viene riferita da fonti anonime ...

Afghanistan, civili intrappolati in offensiva Nato

Fonti mediche locali di Emergency riferiscono di pesanti bombardamenti aerei in corso da giorni sul villaggio di Mirbandaw, 15 chilometri a nordest di Grishk, nella provincia meridionale di Helmand. Nella stessa zona, molti civili sarebbero rimasti intrappolati in un assedio di truppe Isaf, a loro volta circondate da guerriglieri talebani.  Tutta l’area è sigillata dalle forze Isaf e afgane, il che impedisce l’accesso di ambulanze per evacuare i feriti tra la popolazione civile. Una pratica già in passato adottata dalle forze Nato in Afghanistan, in aperta violazione della IV Convenzione di Ginevra del 1949 sulla protezione dei civili in tempo di guerra. Violazione sottolineata in un comunicato di Emergency , nel quale la Ong milanese chiede l’apertura di un corridoio umanitario per consentire che i feriti abbiano accesso alle cure. I responsabili locali della Croce Rossa Internaizonale (Icrc) hanno contattato i comandi Isaf per chiedere libero accesso alla z...

Sosteniamo l'ospedale di Emergency a Kabul

   Pubblichiamo un appello di Emergency, giusto il giorno dopo in cui il Goveno Monti ha autorizzato sotto il più stretto silenzio, il bombardamento dei caccia italiani, in questa nazione invasa dagli Stati Uniti e dalle potenze occidentali da dieci anni!   Kabul, Afghanistan. Nell'aprile 2001 abbiamo aperto un ospedale per vittime di guerra. In 10 anni abbiamo curato oltre 100 mila pazienti. Uno su tre è un bambino. Oggi la guerra continua a fare vittime. Noi continuiamo a curarle.   Un ex asilo bombardato, nel centro della città, è diventato il nucleo dell'ospedale aperto da Emergency per offrire assistenza chirurgica gratuita e di elevata qualità alle vittime di guerra. I pazienti dell'ospedale, specializzato in chirurgia di guerra e traumatologia, sono da luglio 2010 esclusivamente feriti di guerra : l'intensificarsi dei combattimenti e all'avvicinarsi della linea del fronte alla capitale hanno infatti fatto aumentare considerevolmente...

Dieci anni dopo la Guerra in Afghanistan

Non ci vuole Nostradamus per capire come andrà a finire in Afghanistan. Di fretta e furia le alte sfere della politica decideranno che il tributo di sangue patriota costa troppo e i  nostri ragazzi  faranno fagotto. Saranno le contingenze economiche o, più probabilmente, un attentato particolarmente sanguinario con uno strascico di polemiche che la televisione di corte farà fatica a minimizzare, ma da una settimana all’altra si rientrerà. L’unica cosa che complica un po’ il ritiro immediato e all’italiana è la presenza di quest’entità strana che si chiama “coalizione internazionale”. Tuttavia la situazione è chiara: con Karzai e i suoi incapaci di un minimo controllo e sopraffatti dalla perizia bellica talebana, gli Americani senza un disegno, senza una strategia, gli Italiani a provare a fare un lavoro di mediazione e di ricostruzione (anche sociale) in un territorio complesso e senza troppa speranza, l’unica via è rincasare. E’ questione di tempo, ma i talebani -...

Afghanistan, quegli attentati nei giorni “giusti”

Dal momento in cui la Lega ha iniziato a vacillare sulle missioni all'estero, gli attentati hanno anticipato il voto di rifinanziamento Alla fine voterà Sì. La Lega è pronta a sostenere il governo per il rinnovo delle missioni all'estero. Oggi si terrà il voto che prorogherà i finanziamenti per gli interventi delle nostre Forze Armate in Afghanistan, Libano, Kosovo, Bosnia, Libia. Un Sì sofferto visto che Umberto Bossi solo 24 giorni fa aveva dichiarato che “Ci sono troppi uomini in giro che ci costano troppo e ogni tanto muoiono anche”. Ma la posizione della Lega sulle missioni non mette al riparo i nostri militari. Tutt'altro. Nello scenario afghano sembra che, negli ultimi tempi, ad ogni tentennamento leghista un militare italiano perda la vita. Con la Libia il Carroccio diventa pacifista. Sulle missioni all'estero la posizione della Lega nel governo si era andata modificando con l'intervento in Libia. Una guerra che avrebbe cambiato gli equilibri nordafricani e ...

Afghanistan: una pace di carta

Nel giorno in cui il governo Italiano si dice pronto a bombardare il suo ex alleato, la Libia e bene ricordare a che punto sta la guerra in Afghanistan: Meno male che ci sono i leghisti. Ai quali dei principi non frega niente, ma dei danee moltissimo. È il Carroccio che sta spingendo Berlusconi a ridimensionare la nostra partecipazione alle cosiddette “missioni di pace”. Ma il Cavaliere ha puntato il dito sull’obiettivo più sbagliato: sull’unica vera missione di pace decisa dall’Onu in questi anni, quella in Libano che interpone un contingente internazionale fra gli Hezbollah e Israele impedendo così a queste due comunità di massacrarsi a vicenda.Ma i leghisti spingono da tempo anche per il ritiro dei nostri soldati dall’Afghanistan, la cui presenza ci costa 800 milioni di euro l’anno in un momento di emergenza e di grave crisi economica. Tanti per noi, anche se non paragonabili al miliardo di dollari degli Stati Uniti il cui debito pubblico sta per far saltare in aria il mondo intero....

“Sì, avevamo un piano: prendere qualche afghano e ammazzarlo”

Il soldato ritratto nelle foto choc che avevano mostrato il “kill team” uccidere per sport civili indifesi ha confessato. Sissignore. “Sissignore, avevamo un piano: uccidere la gente”. Erano il kill team di Kandahar. Erano soldati americani che gironzolavano per la regione, acchiappavano qualche civile indifeso e lo massacravano. Così, per vedere un po’ l’effetto che faceva. Per giocare e vedere come sarebbe andata a finire. Senza nessuna motivazione apparente. Per gioco. Per sport. Il loro problema è che oltre ad andare in giro per il territorio del paese asiatico a massacrare i civili per sport, avevano anche l’abitudine di farsi delle foto. Foto terribili di corpi dilaniati e di soldati che li ostentavano come trofei di caccia. Come il bisonte abbattuto nell’ultima scorreria, pronto per essere scuoiato. Foto che poi sono state pubblicate dai media internazionali, e che hanno fatto – come impedirlo, d’altronde – molto rumore. I protagonisti delle fotografie pubblicate il 20 marzo del...

Intanto dei ragazzi morivano, mentre Lui faceva il bunga - bunga. INDIGNAMOCI. TUTTI.

INTANTO DEI RAGAZZI MORIVANO, E IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO ORGANIZZAVA I FESTINI. MORIVANO PER LA STESSA BANDIERA CHE QUALCUNO BRUCIA E QUALCUN ALTRO LA UTILIZZA PER RENDERE PIU' ACCATTIVANTE IL SIMBOLO DEL PROPRIO PARTITO O ADDIRITTURA IL NOME. INTANTO 36 RAGAZZI SONO MORTI PER UNA GUERRA INUTILE E UN PAESE CHE VA A PUTTANE. INDIGNAMOCI. TUTTI. Vi segnalo questo articolo, e vi invito a farlo girare sopratutto alle persone che credono ancora nel Papi buono. Parliamo a tutti, ai nostri vicini, ai nostri genitori, a chi non ha la fortuna di affacciarsi ad internet, invitiamo tutti a riflettere e a canalizzare nel cambiamento di rotta la propria indignazione. da L'espresso. Niente funerali: B. è al party di Tommaso Cerno e Emiliano Fittipaldi Il 20 settembre, alle esequie del parà Alessandro Romani morto in Afghanistan, c'erano tutti tranne lui. Rimasto ad Arcore. Dove si era festeggiato con 24 ragazze fino alle 4 del mattino. E alla fine il Cav. «era distrutto» (21 gennaio 2...

"Lettera Dal Fronte" di Massimo Fini. Commento/riflessioni sulle parole del Caporal Maggiore Matteo Miotto

Alle penose diatribe fra il ministro della Difesa Ignazio La Russa e il generale Vincenzo Camporini, così tristemente tipiche dell’Italia di oggi, preferisco l’umanità, la sensibilità e la profondità della lettera che Matteo Miotto, l’alpino ucciso in combattimento in Afghanistan, scrisse un paio di mesi fa dopo la morte di quattro suoi commilitoni. Una lettera che sembra venire da un mondo lontano, antico, da una “razza Piave” che pur è esistita – e nel cuore e nella mente di Matteo esisteva ancora – sostituita dai La Russa e da tutto ciò che un La Russa significa. Nella lettera, scevra di ogni retorica, di questo giovanottone veneto c’è tutto l’orgoglio per le proprie radici e la fierezza di appartenere al corpo degli alpini, ma c’è pure la consapevolezza che la stessa fierezza, lo stesso orgoglio per le proprie radici, le proprie tradizioni, il proprio modo di essere, di vivere e morire, appartiene anche al nemico afghano, al nemico talebano. Scrive Matteo: “Questi popoli hanno sapu...

L’uomo e la macchina

Nei talebani io non difendo solo il diritto elementare di un popolo, o parte di esso, a resistere all’occupazione straniera, comunque motivata. In ciò che accade in Afghanistan io vedo, simbolicamente e concretamente, la lotta dell’uomo contro la macchina . Da una parte gente che si batte con i propri corpi, il proprio coraggio, fisico e morale, con armi del secolo scorso, dall’altra i robot, i Dardo e i Predator, aerei senza equipaggio, i missili che colpiscono a distanza di 300 chilometri e, più in generale, un apparato tecnologico sofisticatissimo dove la parte del combattente è ridotta al minimo. In ciò che accade in Afghanistan io vedo, simbolicamente e concretamente, la lotta dell’uomo contro il denaro . In Afghanistan alcuni dei Paesi più ricchi del mondo hanno aggredito uno dei più poveri, ma non ce l’hanno fatta a piegarlo. Abbiamo cercato di comprarli in tutti i modi, i talebani, ma non ci siamo riusciti. Sulla testa del Mullah Omar, dopo la sua rocambolesca fuga ...