“Neanche una morta in più” era il suo slogan, il suo sogno. Purtroppo però questa volta è toccato a lei: Susana Chavez, trentaseienne poetessa ed attivista per i diritti delle donne, è stata violentata, mutilata ed uccisa lo scorso 12 gennaio a Ciudad Juarez in Messico. È un inferno, oggi, essere donna a Ciudad Juárez, ancora di più se povera e costretta a lavori umili come i turni massacranti delle maquiladoras, le enormi catene di montaggio di quei prodotti di alta tecnologia che poi invadono le case dei benestanti del primo mondo, Stati Uniti in primis. È durante i viaggi notturni verso questi lavori che si compie il tragico destino di centinaia di giovani messicane. Rapite alla discesa dall’autobus, alla fermata, oppure dagli autisti stessi a fine corsa, vengono abusate, torturate e uccise fino all’abbandono del corpo in luoghi sperduti. Susana, come tante altre attiviste, aveva provato a ribellarsi, a garantire diritti a chi no...
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