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Tensioni in Val Susa per un treno con scorie nucleari

Gli attivisti No Tav si sono mobilitati per cercare di bloccare questa notte il  passaggio di  un treno carico di scorie nucleari in  Val di Susa, diretto in Francia. Solo a Borgone di Susa un drappello di quindici attivisti (tredici italiani, un francese e un greco) è riuscito ad occupare i binari, ma dopo qualche minuto è stato convinto convinto ad allontanarsi. Circa duecento, in tutto, sono i No Tav identificati dalle forze dell'ordine. Per qualcuno scatteranno le denunce. Nel corso della lunga nottata si è anche pensato, ad un certo punto, che la polizia avesse deciso di sgomberare con una prova di forza il campeggio allestito dai No Tav (una tendopoli che la Digos ritiene sia la base delle scorribande dei militanti) nel territorio di Chiomonte, a poche centinaia di metri del cantiere della ferrovia ad alta velocità Torino-Lione: è accaduto quando dalle recinzioni sono spuntati una cinquantina di agenti in tenu...

Ta Tav in Val di Susa: una grande opera per le banche

    Il vero motivo per cui si vuole realizzare la linea ad alta velocità Torino-Lione sarebbe l’incremento illimitato del debito pubblico. “Per le banche, che presteranno miliardi allo Stato, la Torino-Lione sarà una miniera d’oro. Un affare colossale, senza precedenti”. Svelato il ‘mistero’ della Torino-Lione : il vero motivo per cui si vuole realizzare a tutti i costi la maxi-infrastruttura più inutile d’Europa sarebbe l’incremento illimitato del debito pubblico. I ‘mandanti’ dell’operazione? Le banche, innanzitutto: di fronte a cui passerebbero in secondo piano la potente ‘casta’ politica Pro-Tav, gli interessi di Confindustria e persino le infiltrazioni della mafia, considerata in pole position nell’aggiudicazione ‘a cascata’ degli appalti faraonici. Secondo analisti e critici, chi eredita l’affare del secolo è prima di tutto la finanza , a cui lo Stato dovrebbe ricorrere sia per la costruzione dell’opera, sia poi per il manteni...

LA 'NDRANGHETA IN VAL DI SUSA

Quella in corso in Val di Susa non è la classica protesta di un gruppo di ambientalisti contro i signori del cemento. Quelle proteste che durano il tempo di una stagione e poi si dimenticano. Quella in corso è una guerra lunga vent'anni. La guerra di un popolo disposto a tutto pur di difendere la sua terra. Una guerra senza respiro che va dal traliccio di Luca Abbà fino al bar di Chianocco , teatro di un raid notturno della polizia. Ma in tutta questa storia fatta di racconti tremendi, di sangue e provocazioni stupide, si corre il rischio di rimanere intrappolati nel fango della partigianeria, dimenticando uno dei problemi cardine del nostro Paese: le organizzazioni criminali. In Piemonte comanda la 'ndrangheta. Ce lo ha confermato l'inchiesta "Minotauro" coi suoi 142 arresti. Gli intrecci fra 'ndrine e politica emersi in Piemonte fanno impallidire. La 'ndrangheta ha votato Fassino sindaco , alle primarie di Torino, almeno secondo alcune...

Continua la protesta No Tav, ma il progetto è cambiato

“Sono qua a dieci metri d’altezza, all’altezza dei cavi elettrici. Vedo sotto i rocciatori che si stanno preparando con le corde. Vediamo quanto riesco a resistere”. Queste le ultime parole pronunciate da Luca Abbà il ragazzo che si è arrampicato su un traliccio prima della scossa elettrica e del conseguente schianto al suolo. La prognosi resta riservata, anche se i medici sembrano escludere il pericolo della vita. Tutto questo, però, è il frutto del clima avvelenato tra lo Stato che procede alla realizzazione della Tav e i manifestanti che cercano di bloccare i lavori, motivazioni immutate da una ventina di anni. Uno scontro che non si arresta nemmeno di fronte a questa tragedia sfiorata. Il progetto modificato, una quasi vittoria del movimento. E mentre i manifestanti continuano a protestare, in pochi sanno che il progetto è stato modificato e che buona parte delle motivazioni che spingono i No Tav a protestare è superata. Infatti, i lavori saranno divisi in du...

Siamo tutti No Tav!

 Luca Mercalli spiega quello che sta avvenedo in Val di Susa: Beppe Grillo si pone delle domande importanti su chi ci guadagnerà dalla costruzione della Tav Effetti collaterali del "treno ad alta velocità" (documentario, colore, 2008). Una video-inchiesta sull'impatto della TAV lungo la penisola italiana. Lo scenario che si dipana analizzando l'impatto che questa "Grande Opera" esercita sui territori che attraversa - in termini ambientali, sociali ed economico/finanziari - è sorprendente. Altrettanto sorprendenti ed esemplari le proteste delle popolazioni che quell'impatto, inevitabilmente, subiscono. "Fratelli di Tav" combina il racconto di queste lotte ad una spinosa inchiesta sui rapporti tra criminalità organizzata, imprese e corruzione politica - rapporti anch'essi ad "Alta Velocità" - intercorsi nella realizzazione della Tav. Un'analisi scomoda che svela quali inquietanti dettagli siano sepolti tra...

NO TAV: tacciono (quasi) tutti, tranne (anche) Guccini

I cantieri della Tav non esistono. Proprio non ci sono. Sono recinzioni e appostamenti militari che stanno dove dovrebbe cominciare lo scavo del tunnel esplorativo. Ma non c’è nessun tunnel esplorativo. Si continua a voler trasformare tutto in ordine pubblico ma l’indifferenza della politica evita accuratamente l’apertura di un dibattito serio. Con dati certi ma soprattutto con scenari definiti; si potrebbe trovare qualche minuto tra i vari scioperi dei calciatori e i rientri dalle vacanze. Rimane, invece, un ghetto in tensione che non ha declinazioni pubbliche. Non ha fatto rumore nemmeno l’ appello al Presidente della Repubblica di 135 docenti universitari e ricercatori italiani . Ci sarebbe bisogno di una maturazione tecnica, scientifica e politica e invece galleggiamo nel fumetto di alcuni montanari ottusi che protestano per essere padroni a casa loro. Intano, ecco cosa ne pensa Francesco Guccini : Dagli Appennini alle Alpi, un alleato No-Tav che non t’aspetti: Francesco Guccini,...

Tav Val Susa, costa quanto 3 ponti sullo Stretto e web superveloce

Perplessità degli economisti sulla strategicità e il costo dell'opera. Sufficiente per portare internet a 100 megabit in tutta la penisola. Il dato e la tesi sono suggestivi e vengono da osservatori accreditati . Piuttosto che costruire una rete, un’infrastruttura di comunicazione reale, forse a questo punto sarebbe prioritario investire in un’ autostrada virtuale , su internet ad altissima velocità, così come adesso è diventato possibile con le reti Ngn (Next generation network). In effetti il dubbio che sia passato così tanto tempo che sia diventato saggio ripensare anche all’opportunità economica di investire sull’ alta velocità ferroviaria in quel tratto difficile del nord Italia appare abbastanza lecito . Ma forse vale la pena, prima di avanzarlo e circostanziarlo, riassumere la storia della Tav sulla Torino Lione. Il progetto risale al 1991 e nell’impostazione iniziale doveva servire ad avvicinare l’Italia e la Francia, Torino , Lione e Parigi, al cosiddetto Corridoio 5...

Noi, cresciuti con l’amianto, ora chiediamo giustizia

“Un piccolo dolore alla schiena, una tosse che dura un po’ più del solito. Se capita, tutti pensano immediatamente a quello. Anche io”. Bruno Pesce, coordinatore dell’associazione vittime dell’amianto di Casale Monferrato, riflette su ciò che gli esperti chiamano “sindrome di Cernobyl” che colpisce questo lembo di Piemonte mentre rientra dall’ennesimo funerale di un concittadino ucciso dal mesotelioma pleurico; un cancro ai polmoni causato dal deposito negli alveoli delle microfibre di amianto che l’Eternit ha diffuso nell’atmosfera di Casale per quasi un secolo. L’ultima vittima è Franco Buzzi, 75 anni, vicepresidente della Buzzi-Unicem, colosso del cemento. Buzzi, casalese, aveva creato e finanziato una fondazione per la ricerca sul mesotelioma ben prima di ammalarsi: “Il tragico destino dell’ingegner Buzzi – è l’amaro commento di Bruno Pesce – è comune a quello di centinaia di lavoratori e semplici abitanti che hanno subito il terribile torto di vedersi rubata la vita. Questo dovreb...

Torino: i bambini rom scrivono "Non vogliamo bruciare anche noi"

Hanno scritto al Prefetto della città i bambini dei campi Rom di Torino per chiedere che quanto accaduto a Roma domenica scorsa non si ripeta più. «Siamo i bambini rom che abitano nella tua città e come i 4 bimbi di rom morti giorni fa noi abitiamo nelle baracche. Abbiamo paura che le nostre case prendano fuoco e tutto bruci Chi a scuola ci va obbligato, «perché poi non ci danno più il permesso di soggiorno». «Abbiamo sentito dai grandi che tu sei buono e puoi fare tante cose belle per noi. Ci puoi aiutare - chiedono i piccoli rom - perché non succeda niente di brutto dove abitiamo? Perché non ci vieni a trovare? Così vedi che non siamo come scrivono tanti giornali, siamo bimbi come tutti, contenti di essere rom, anche se le nostre case non sono grandi come la tua». «Ti mandiamo un bacio. I bambini rom dei campi sosta di Torino. La Presidente di Idea Rom è preoccupata per la situazione e mette l'accento sui passi avanti che sono stati fatti finora in materia di integrazione: le per...

Una firma per Raphael e la sua schiena dritta

NodoinGola si unisce all'appello di Marco Travaglio a favore di un italiano onesto Raphael Rossi! Un mese fa, nella rubrica di Report “C’è chi dice no”, Milena Gabanelli raccontava la storia di un italiano con la schiena dritta: Raphael Rossi , 35 anni, specializzato nella progettazione di sistemi per la raccolta differenziata, fino a quattro mesi fa vicepresidente dell’Amiat (l’azienda municipale per la raccolta dei rifiuti a Torino) indicato da Rifondazione comunista. Essendo incredibilmente competente in materia, tre anni fa Raphael ha scoperto che i vertici aziendali stavano brigando per acquistare (anzi per far acquistare dagli ignari cittadini torinesi) un macchinario inutile e costoso: una cosina da 4 milioni di euro. Incurante di sollecitazioni, ammiccamenti e lusinghe, Rossi ha tenuto duro e con i suoi rilievi tecnici ha bloccato l’acquisto. Allora s’è fatto vivo con lui l’ex presidente Amiat, Giorgio Giordano , facendogli balenare una bella tangente se non si ...

Gli operai carbonizzati della Thyssen

DOPO 68 UDIENZE, IL PROCESSO PER I MORTI DELLA THYSSENKRUPP SI AVVIA ALLA FASE FINALE, CON LA REQUISITORIA DEL PUBBLICO MINISTERO RAFFAELE GUARINIELLO.

Trent'anni fa, Enrico Berlinguer ai cancelli Fiat di Mirafiori

''Io lo sapevo che Berlinguer non poteva rispondere in modo diverso, ma la mia non era una provocazione come qualcuno ha detto. L'idea di occupare la Fiat c'era e il consenso del Pci era importante. Quella domanda l'ho fatta a ragion veduta''. Nell'autunno caldo del 1980, Liberato Norcia, delegato della Fim-Cisl, e' uno dei leader del consiglio di fabbrica di Mirafiori. E' lui che il 26 settembre, quando Enrico Berlinguer sta per prendere la parola davanti alla porta cinque, afferra il microfono e chiede: ''ma se i lavoratori decidessero di occupare la Fiat, il Pci che farebbe?''. Berlinguer risponde in modo articolato: dice che un'eventuale decisione in tal senso deve essere presa dai lavoratori con i sindacati, ma se si dovesse giungere ''a forme di lotta piu' acute, comprese forme di occupazione'', sarebbe sicuro ''l'impegno politico, organizzativo e anche di idee e di esperienza del Partito ...