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Fuori la finanza dal Senato!

Forse non è ben chiaro quel che è successo l’altroieri. Alcuni militari della Guardia di Finanza, Nucleo di Polizia tributaria di Roma, si presentano allo sportello della Bnl interno al Senato e chiedono le carte dei movimenti bancari di due conti correnti intestati al partito della Margherita, defunto per chi vota, ma non per chi incassa e per chi ruba. Vogliono appurare che fine abbiano fatto oltre 120 milioni di “rimborsi elettorali” erogati dallo Stato dal 2007 a oggi, di cui già si sa che 13 sono spariti. Ma vengono messi alla porta da un ordine del presidente Renato Schifani che, previo consulto con la giunta per le immunità, stabilisce che la visita dei finanzieri è “ir rituale” perché non espressamente delegata dalla Procura di Roma, che s’è limitata a incaricare le Fiamme Gialle di acquisire la movimentazione di quei conti, senza specificare dove. Siccome quei conti sono presso la filiale del Senato della Bnl, è ovvio che i finanzieri vadano lì a cercare le carte. Ma no...

L'oltraggio di Schifani

Scalfaro non rubava. Non firmava le leggi incostituzionali (tipo il decreto-spugna Amato-Conso del ‘93). Era religioso dunque non clericale. Difendeva la Costituzione e l’indipendenza dei magistrati dunque era contro le bicamerali e i conflitti d’interessi. Era un intransigente dunque era contro gli inciuci e i “terzismi” paraculi dei berlusconiani travestiti da equidistanti (“chi si dice equidistante fra il ladro e il carabiniere, sta dalla parte del ladro”). Per questo non piaceva a B. e ai suoi servi, ma nemmeno ai finti oppositori di sua maestà. E bene ha fatto B. a non dire una parola sulla sua scomparsa, evitando di scegliere tra lo sputo sulla bara e l’ipocr isia dell’elogio postumo. Invece Renato Schifani, presidente del Senato, ha molto lacrimato per la dipartita di Scalfaro, che “lascia un vuoto nella politica e nelle Istituzioni carico di tristezza. Per chi lo ha conosciuto, per chi ha apprezzato nel corso degli anni il suo impegn...