Un fiume di fango, radici e ulivi”. La voce di Orazio è secca, l’espressione concitata. Quattordici mesi dopo quella tragedia, inizia così il suo racconto della sera dell’1 ottobre 2009 , quando la montagna che sovrasta Giampilieri , una piccola frazione a una manciata di chilometri da Messina, si muove travolta dall’acqua, dalla terra e forse da un abusivismo inarrestabile. Trascina via ogni cosa che incontra: auto, pietre e alberi. E, soprattutto, gli affetti più cari. Orazio, quella notte assiste impotente alla morte dello zio, schiacciato dal peso di un “fango secco e duro”, quasi di marmo. Non è difficile allora capire perché, a più di un anno da quell’alluvione che s’è portata via 37 persone, nel messinese la paura è ancora molta . Per scacciarla, non bastano le prove di evacuazione in caso di nuovo allarme e non è neppure sufficiente la tenacia con la quale molti residenti hanno provato a ripartire, riaprendo le saracinesche dei vecchi negozi . Divise in zone rosse, viola e gia...
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