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Visualizzazione dei post con l'etichetta 25 aprile liberazione

Dov’è l’Italia sognata da chi ha combattuto la Resistenza?

Chi legga oggi le Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana non può non provare sgomento se confronta le speranze in nome delle quali molti diedero la vita con la situazione presente dell’Italia.«Muoio contento, per la mia Patria e per l’idea di una futura giustizia e libertà del paese». «Ho combattuto per preparare la via ad una Italia libera e nuova». «Sappi che tuo figlio muore per un alto ideale, per l’ideale della Patria più libera e più bella». «Ho vissuto per un ideale di libertà e di giustizia». «Il tuo papà è stato condannato a morte per le sue idee di Giustizia e di Eguaglianza». «Spero che il mio sacrificio come quello dei miei compagni serva a darvi un migliore domani, in un’Italia più bella quale io e voi abbiamo sempre agognato nel più profondo del nostro animo».Che ne è oggi di quelle speranze? Viviamo in un paese in cui la democrazia stessa è in pericolo, minacciata da chi, volendo asservire l’Italia ai propri interessi e porsi al di sopra delle leggi come...

La liberazione dei rom

La notte tra il 3 e il 4 febbraio 1944, i fascisti della banda Koch, aguzzini al servizio degli occupanti nazisti, irruppero nel convento annesso alla Basilica di San Paolo, violando l'extraterritorialità vaticana, arrestando più di sessanta ebrei, renitenti alla leva, antifascisti che vi erano rifugiati per sfuggire alla persecuzione nazista. Nel pomeriggio del 22 aprile 2011, duecento rom si sono rifugiati nella Basilica per trascorrere almeno la notte al coperto dalle persecuzioni spietate del fascismo contemporaneo. E oggi 25 aprile, a poche centinaia di metri di distanza, a Porta San Paolo, dove cominciò la Resistenza, si ricorda il giorno in cui ci liberammo della banda Koch e dei suoi mandanti, e si prende atto del fatto che non ci siamo ancora liberati dei suoi epigoni. Anzi. Scriveva T. S. Eliot che aprile è il mese più crudele, e la città di Roma con le sue istituzioni lo prende alla lettera: mille Rom in una settimana («santa») sbattuti fuori dai campi distrutti; aggress...

25 aprile: l’eredità della Resistenza vive nella Costituzione

Nel suo ultimo intervento all’Assemblea Costituente, nella 346^ seduta del 22 Dicembre 1947, proprio il giorno dell’approvazione della Costituzione, Piero Calamandrei ricordava qualcosa che era diventato per lui una preoccupazione assillante. Motivando il ritiro della proposta di alcune parole introduttive da premettere come epigrafe alla Costituzione, in ciò indotto dal presidente dell’Assemblea Terracini, ma solo per motivi procedurali, così concludeva Calamandrei: “Io avevo pensato, e ve lo dico unicamente perché desidero che questo rimanga agli atti dell’Assemblea, ad un richiamo sul quale credo che tutti noi ci saremmo trovati concordi; in un richiamo cioè ai nostri Morti, a coloro che si sono sacrificati, affinché la grande idea per la quale hanno dato la vita si potesse praticamente trasfondere in questa nostra Costituzione che assicura la libertà e la Repubblica. Forse, questa nostra Costituzione in pratica, per taluni aspetti, è inferiore alla grandezza della loro idea;...