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Visualizzazione dei post con l'etichetta petrolio

Il Vallo di Diano, ostaggio del petrolio

 Un'anonima ambientalista del Vallo di Diano ci aggiorna sulle ultime notizie sul petrolio nella provincia di Salerno: A quasi un anno di distanza ritorna l’attacco delle compagnie petrolifere alla nostra terra. Dopo la Shell questa volta è la Appennine Energy a richiedere una nuova istanza di permesso di ricerca idrocarburi che coinvolge non solo la già vessata Basilicata ma anche la regione Campania, corteggiata da tempo sia nel Vallo di Diano che in Irpinia. La nuova istanza, denominata “Tardiano”, riguarda 10 comuni per un totale di 212,4 Kmq (8 in Basilicata e 2 in Campania): Grumento Nova, Lagonegro, Moliterno, Sarconi, Tramutola, Castelsaraceno, Spinoso, Lauria, Casalbuono, Montesano sulla Marcellana. L’allerta è scattata grazie ad una nota pubblicata sul sito della OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) la quale, oltre rendere noto che sull’ultimo Bollettino degli Idrocarburi e delle Georisorse del 31 Marzo 2013 compare questa istanza, richiede sia al...

Dodicimila soldati degli Stati Uniti stanno per occupare la Libia

Dodicimila soldati nordamericani arriveranno in Libia per consolidare la dominazione del paese da parte dell'imperialismo. L'occupazione avviene mentre il territorio è immerso in conflitti tra le fazioni del CNT e un gruppo armato che si presume leale al vecchio regime ha dato l'assalto alla città di Bani Walid.   Secondo informazioni divulgate dal giornale pan-arabo Asharq Alawsat , il primo contingente delle forze armate di Washington (si presuppone che sia previsto almeno un secondo contingente) verrà sbarcato nella città di Brega, importante centro di esportazione del greggio. Il controllo di giacimenti, porti, raffinerie e altri punti strategici per l'estrazione e il flusso del petrolio libico sarà il principale, e per ora l'unico, obiettivo delle truppe USA che arriveranno sul territorio. L'occupazione viene annunciata pochi giorni prima che un gruppo armato, si presume fedele al precedente regime, ha preso d'assalto la citt...

Dopo nove anni di campagna militare le truppe americane lasciano l’Iraq

Erano da poco passate le 7,30 del mattino, ora locale, quando l’ultima colonna di blindati statunitensi ha lasciato l’Iraq e superato il confine con il Kuwait, prima tappa del ritorno verso gli Stati Uniti. Un centinaio di mezzi blindati, con a bordo un battaglione di soldati, fotografati dai loro commilitoni in attesa sul lato kuwaitiano della frontiera. La scadenza fissata per il ritiro era il 31 dicembre 2011, ma l’amministrazione di Barack Obama – in difficoltà su altri fronti a partire dall’economia – aveva promesso il rientro a casa per Natale. In Iraq rimangono alcune centinaia di soldati, per l’ambasciata statunitense a Baghdad e per le ultime sistemazioni logistiche, poi anche questo sparuto contingente sarà ritirato, salvo il personale per la sicurezza della sede diplomatica. Con il ritiro di oggi si chiude ufficialmente una guerra iniziata nella notte tra il 19 e il 20 marzo del 2003, durante l’amministrazione di George W. Bush che, sfruttando l’onda delle conseguenze de...

Pantelleria, quei fondali “bombardati” alla ricerca del petrolio

Bombardare il mare alla ricerca del petrolio. È quanto starebbe facendo l'Audax, società petrolifera australiana in acque tunisine a 20 miglia dalle coste dell'isola di Pantelleria. Una o più navi della compagnia starebbero sparando vere e proprie bombe ad aria compressa alla ricerca dell'oro nero. Si tratta dell'Air Gun, una tecnica molto diffusa tra chi cerca il petrolio nei fondali marini. Il rilascio improvviso di enormi bolle d'aria in profondità aiuta a rilevare la presenza di idrocarburi. Una tecnica che oltre a danneggiare il fondale, allontana i pesci, creando enormi danni all'ecosistema marino.Tutto questo accade vicino ad uno dei luoghi più incontaminati del Mediterraneo, un fazzoletto di mare ricco di biodiversità che, dal 2010, l'Onu ha deciso di proteggere dall'assalto delle trivelle. La corsa all'oro (nero).  La presenza di Audax nell'area si è fatta massiccia dalla scorsa estate, quando la dirigenza ha chiesto il permesso al...

LIBIA: CARDINI, ALL’ITALIA VANNO LE BRICIOLE

La situazione libica domina i media di tutto il mondo. La frenesia degli ultimi accadimenti e le incertezze sul futuro concorrono a creare uno scenario poco chiaro su quello che capita nel Paese nordafricano. PeaceReporter ha intervistato Il professor Franco Cardini, storico e saggista, docente di Storia medievale all’Istituto italiano di Scienze umane a Firenze ed esperto di Medio Oriente e Islam, che commenta quello che succede in Libia, alla luce dei fattori storici, politici – interni ed internazionali – e culturali che hanno portato al collasso, o quasi, del regime di Gheddafi. Come si è arrivati, in Libia, alla situazione attuale? La situazione attuale in Libia si è generata in seguito alle oscillazioni del colonnello Gheddafi in politica internazionale e per la scarsa chiarezza delle sue posizioni, con i continui spostamenti rispetto ai possibili protagonisti della scena mondiale e rispetto al potenziale petrolifero libico. Anche, forse, per la situazione geopolitica generale,...

L'attacco a Tripoli? Strategia economica

A chiedersi che cosa ci sia dietro la guerra in Libia non sono solo i dietrologi nostrani di talk show e carta stampata, ma lo stesso Wall Street Journal, l'autorevole quotidiano di affari e finanza, che spiega quali sono gli interessi in gioco. Dopo l'abolizione delle sanzioni nel 2003, le compagnie petrolifere occidentali sono affluite in Libia con grandi aspettative, ma sono rimaste deluse. Il governo libico, in base a un sistema noto come Epsa-4, concedeva le licenze di sfruttamento alle compagnie straniere che lasciavano alla compagnia statale libica (National Oil Corporation of Libya, Noc) la percentuale più alta del petrolio estratto: data la forte competizione, arrivava a circa il 90%. «I contratti Epsa-4 erano quelli che, su scala mondiale, contenevano i termini più duri per le compagnie petrolifere», dice Bob Fryklund, già presidente della statunitense ConocoPhillips in Libia.Appare così chiaro perché - con una operazione decisa non a Bengasi, ma a Londra, Parigi e Wa...

La cultura inquina

Mi inchino ammirato alla perfidia del governo, che finanzia i teatri lirici aumentando il prezzo della benzina. Gli intellettuali ostili non hanno sempre detto che la cultura è il nostro petrolio? E allora si tassi il petrolio degli altri per poter continuare ad attingere a quello metaforico, prodotto dalle viscere della storia patria. «Un piccolo sacrificio che tutti gli italiani saranno lieti di fare», ha suonato il flauto Gianni Letta. Ma basta una passeggiata sul web per accorgersi che gli italiani non sono lieti per niente. Sono esterrefatti, me compreso, per la faccia tosta della politica, che chiede sempre «sacrifici» e mai ne fa. Che mette le mani nelle tasche degli italiani, ma si guarda bene dallo svuotare le proprie. I 236 milioni destinati a cultura e spettacolo (una miseria per un Paese che a cultura e spettacolo affida quel poco che resta della sua immagine nel mondo) era davvero indispensabile spillarli ai nostri carburatori? L’accorpamento dei referendum alle elezioni a...

Guerra in Libia, l’Italia sconfitta

Sarkozy ha premuto l'acceleratore mentre il governo italiano è rimasto a guardare. Ma nella nuova Libia potrebbe non esserci più spazio per noi. È stata u na scelta inevitabile. Non per forza la migliore Il governo italiano aveva il dovere di partecipare alla coalizione internazionale che sta imponendo la no-fly zone sulla Libia. Per motivi umanitari, certo. Ma anche e soprattutto per interesse nazionale. Il rischio è concreto: nella nuova Libia potrebbe non esserci più spazio per l'Italia di Berlusconi. Sarkozy ha premuto l'acceleratore della via militare per la risoluzione della guerra civile in Libia. Non solo una zona di non volo che possa evitare che Gheddafi possa bombardare la popolazione delle città controllate dagli insorti. Il governo francese appoggia apertamente gli insorti. L'Italia no. I motivi sono tanti dal trattato di amicizia con Gheddafi, al baciamano del premier, passando per Unicredit. La fretta della Francia. Sarkozy lo sa bene. La Libia rappresent...

Libia: una guerra per accontentare Sarkozy

Per accontentare Sarkozy tra poche ore inizierà la Guerra del Mediterraneo , così la Francia potrà sostituire la Total all’ENI . L’Europa è lacerata, l’asse franco-tedesco è in crisi, Obama è sparito, l’ONU è stata come al solito incapace di rispondere. Per il pressappochismo di uno pagheremo tutti. Con la speranza che Gheddafi non scateni l’inferno. Al limite ci salverà Bersani. E così, per accontentare Sarkozy e la sua voglia di mettere le mani sulle importanti concessioni energetiche libiche, tra poche ore assisteremo con ogni probabilità ad una bella guerra nel Mediterraneo . Un “capolavoro” diplomatico che ha lacerato l’Europa (asse franco-tedesco in crisi profonda), che ha irrigidito Russia e Cina , che ha bloccato ogni possibile mediazione americana ( ma Obama, dov’è? ), e che porterà ad una reazione di Gheddafi . Già, che farà ora il Colonnello? Beh, negli anni Ottanta, quando si arrabbiava, era solito sparare missili su Lampedusa o tirare giù qualche aereo occidentale....

Il petrolio del Fiume Po

Anno 2010. Petrolio sversato nei fiumi e nei mari, devastazione degli ecosistemi. In Italia si assiste all'ennesimo disastro ambientale, lo sversamento di petrolio nel fiume Lambro- affluente del fiume Pò- volutamente rimosso dalla cronaca italiana. La gestione in emergenza della Protezione Civile e i finanziamenti lampo che si susseguono si intrecciano con le speculazioni edilizie versione 'green economy', realizzate in vista dell'Expo milanese del 2015. Rientrato l'allarme, e paludata l'inchiesta, proviamo a capirne di più percorrendo le rive dei fiumi più inquinati d'Europa, da anni vere e proprie discariche a cielo aperto di rifiuti industriali italiani. Facciamo girare questo video, per far conoscere a tutti quello che sta succedendo.

Sardegna, il disastro nel silenzio

La Sardegna paradiso delle vacanze? No, isola dei veleni: olio combustibile nelle acque del Golfo dell'Asinara, radiazioni mortali nel poligono militare di Quirra, ceneri cancerogene a Portovesme. E il 15 maggio un referendum consultivo indetto dalla giunta regionale di centrodestra per stabilire se i sardi vogliono o no che nella regione siano costruiti gli impianti nucleari ai quali Berlusconi e il suo governo vorrebbero dare il via.L'emergenza più evidente è quella del Golfo dell'Asinara. L'11 gennaio s'è rotto un tubo di drenaggio della centrale per la produzione di energia che la E.On (gruppo spagnolo) possiede a Porto Torres e 15 mila litri di olio combustibile si sono riversati in mare. A Sassari la procura della Repubblica ha aperto un'inchiesta, ma al momento non risultano indagati. La capitaneria di porto ha proclamato lo stato di emergenza che, a distanza di quasi un mese dall'incidente, è ancora in corso. La E.On ha ammesso le sue responsabilità ...

Il petrolio minaccia anche arcipelago Maddalena

Il disastro ambientale è stato causato dall’incidente allo stabilimento E.On di Porto Torres, lo scorso 11 gennaio. Almeno 15mila litri di olio combustibile finiti in mare, vicinissimi ad alcune fra le più belle spiagge dell’isola. Sembrava tutto sotto controllo ma ora il catrame minaccia anche La Maddalena. Rassicurazioni e ottimismo della prima ora non sembrano essere bastati a fermare la marea nera nel nord della Sardegna, dopo l’incidente allo stabilimento E.On di Porto Torres, lo scorso 11 gennaio. Almeno 15mila litri di olio combustibile finiti in mare, vicinissimo ad alcune fra le più belle spiagge dell’isola, da Platamona a Stintino e proprio di fronte all’area marina protetta del Parco Nazionale dell’Asinara. Diverse chiazze nere che, galleggiando verso est, hanno raggiunto nel corso delle ultime quarantotto ore anche le coste della Gallura, da Santa Reparata alla penisola di Capo Testa e che ora mettono a rischio anche il paradiso marino di Spargi e di tutto l’arcipelago prot...

L'Italia e il suo mare

L'inchiesta del programma Report ha messo in luce che nei fondali del mar ligure esiste presenza di petrolio, causa lo scoppio di una petrolieria circa 20 anni fa. Da allora fino ad oggi si sarebbe potuto fare tanto per contrastare il problema, ma ovviamente siamo italiani e le cose se non le facciamo male, non le facciamo!