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Visualizzazione dei post con l'etichetta Guerra in Libia

Petraeus nella trappola di Bengasi

Troppo scontata la storia morbosa tra il generale e la ricercatrice. Cosa si nasconde dietro la caduta del generale? Uno scontro nell'amministrazione Usa o tra i servizi?  La pruderie di inserirsi nelle pieghe di una storia morbosa di sesso tra il generale supermedagliato e la giovane "embedded" in carriera e alla caccia di scoop attira i giornalisti più dell'indagine accurata sull'evento che ha messo a rischio la rielezione di Obama: l'assassinio dell'ambasciatore Usa a Bengasi. Certo, trattandosi dell'ex capo della Cia, il generale Petraeus messo alla berlina dal Fbi, non è un compito facile. Ma sicuramente la storia della biografa tentatrice - per carpire segreti - e del generale ambizioso che deve mostrare la sua virilità è purtroppo una storia troppo vista e troppo banale. Se fosse così non meriterebbe pagine di giornali. Il generale Petraeus non ha vinto la guerra in Iraq, ma sicuramente ha inferto un duro colpo ad al Qaeda quan...

“La Nato ha ucciso 72 civili in Libia”

72 civili tra cui 20 donne e 24 bambini uccisi: è questo il bilancio drammatico delle operazioni Nato in Libia dello scorso anno denunciato oggi dagli attivisti per i diritti umani dell’associazione umanitaria Human Rights Watch. L’osservatorio, nel rapporto dal titolo ‘Vittime non riconosciute: civili morti nelle incursioni aeree della Nato in Libia’, accusa gli eserciti occidentali di non riconoscere la portata dei danni del loro intervento militare in nordafrica per spodestare il leader libico Muhammar Gheddafi. Alle uccisioni avvenute nel corso di otto raid aerei – spiegano gli attivisti – non ha seguito l’apertura di alcuna indagine. Nel dossier, inoltre, pur riconoscendo la volontà della Nato di ridurre al minimo la portata delle vittime, si spiega che le accuse di Paesi come la Russia verso le forze occidentali sono state dettate da strumentalizzazione politica. Prima di Human Right Watch era stata l’organizzazione umanitaria Amnesty International a cimentarsi nell’identi...

L'inchiesta di Presa Diretta sulla Libia a sei mesi dall'esecuzione di Gheddafi!

Inchiesta di Presa Diretta sulla Guerra in Libia e sulle conseguenze attuali e le colpe dei paesi che hanno voluto la guerra!

Dodicimila soldati degli Stati Uniti stanno per occupare la Libia

Dodicimila soldati nordamericani arriveranno in Libia per consolidare la dominazione del paese da parte dell'imperialismo. L'occupazione avviene mentre il territorio è immerso in conflitti tra le fazioni del CNT e un gruppo armato che si presume leale al vecchio regime ha dato l'assalto alla città di Bani Walid.   Secondo informazioni divulgate dal giornale pan-arabo Asharq Alawsat , il primo contingente delle forze armate di Washington (si presuppone che sia previsto almeno un secondo contingente) verrà sbarcato nella città di Brega, importante centro di esportazione del greggio. Il controllo di giacimenti, porti, raffinerie e altri punti strategici per l'estrazione e il flusso del petrolio libico sarà il principale, e per ora l'unico, obiettivo delle truppe USA che arriveranno sul territorio. L'occupazione viene annunciata pochi giorni prima che un gruppo armato, si presume fedele al precedente regime, ha preso d'assalto la citt...

La Libia ha solo cambiato padrone

Il presidente del Consiglio nazionale transitorio (Cnt), Mustafa Abdel Jalil, si è genuflesso davanti al nostro ministro della Difesa, l'ex fascista Ignazio La Russa, giustificando il colonialismo italiano, fascista, degli anni Trenta in Libia: "Il colonialismo italiano, nonostante tutti gli sbagli, non potrà mai essere paragonato a Gheddafi. Gheddafi è stato assai peggio. Il colonialismo italiano portò strade e palazzi ancora oggi bellissimi a Tripoli, Derna, Bengasi. Portò sviluppo agricolo, leggi giuste e processi giusti. Gheddafi invece è stato l'esatto opposto". Intorno a Jalil ragazzini libici sventolavano bandiere tricolori, le nostre, gridando "Viva l'Italia!". Il ministro La Russa, preso da entusiasmo, ha risposto al grido di "Allah Akbar!" (Allah è grande!). E lo credo bene. Il colonialismo italiano, in Libia e altrove, è stato peggiore, come scrive Sergio Romano sul Corriere, di quello inglese e francese. Il che è tutto dire.  S...

LIBIA: CARDINI, ALL’ITALIA VANNO LE BRICIOLE

La situazione libica domina i media di tutto il mondo. La frenesia degli ultimi accadimenti e le incertezze sul futuro concorrono a creare uno scenario poco chiaro su quello che capita nel Paese nordafricano. PeaceReporter ha intervistato Il professor Franco Cardini, storico e saggista, docente di Storia medievale all’Istituto italiano di Scienze umane a Firenze ed esperto di Medio Oriente e Islam, che commenta quello che succede in Libia, alla luce dei fattori storici, politici – interni ed internazionali – e culturali che hanno portato al collasso, o quasi, del regime di Gheddafi. Come si è arrivati, in Libia, alla situazione attuale? La situazione attuale in Libia si è generata in seguito alle oscillazioni del colonnello Gheddafi in politica internazionale e per la scarsa chiarezza delle sue posizioni, con i continui spostamenti rispetto ai possibili protagonisti della scena mondiale e rispetto al potenziale petrolifero libico. Anche, forse, per la situazione geopolitica generale,...

"Libia, l'obiettivo della Nato è assassinare Gheddafi"

La guerra in Libia analizzata dal più autorevole studioso italiano del Nord Africa: Angelo Del Boca. A mesi di distanza dall'inizio della guerra in Libia, le chiedo: che storia è questa? «È una storia che si può guardare da molti lati, e comunque la si analizzi resta sempre una brutta storia. Perché è vero che c'è stata una risoluzione, la 1973, del Consiglio di Sicurezza dell'Onu che autorizzava l'attacco alla Libia di Gheddafi, ma poi questa facoltà è stata sicuramente snaturata, nel senso che ciò che si sta cercando di fare in tutti i modi è assassinare Gheddafi. Ormai nessuno tace su questa ipotesi. Gli stessi rappresentanti della Nato ammettono che se il Colonnello viene colpito e fatto fuori è ancora meglio È quindi una guerra strana ». Strana perché? «Perché in realtà la Francia ha un suo obiettivo, l'Italia un altro e gli Stati Uniti un altro ancora. Ma in definitiva nessuno sa come uscirne. E' una guerra nata sotto una cattiva informazione e continua ad...

L'attacco a Tripoli? Strategia economica

A chiedersi che cosa ci sia dietro la guerra in Libia non sono solo i dietrologi nostrani di talk show e carta stampata, ma lo stesso Wall Street Journal, l'autorevole quotidiano di affari e finanza, che spiega quali sono gli interessi in gioco. Dopo l'abolizione delle sanzioni nel 2003, le compagnie petrolifere occidentali sono affluite in Libia con grandi aspettative, ma sono rimaste deluse. Il governo libico, in base a un sistema noto come Epsa-4, concedeva le licenze di sfruttamento alle compagnie straniere che lasciavano alla compagnia statale libica (National Oil Corporation of Libya, Noc) la percentuale più alta del petrolio estratto: data la forte competizione, arrivava a circa il 90%. «I contratti Epsa-4 erano quelli che, su scala mondiale, contenevano i termini più duri per le compagnie petrolifere», dice Bob Fryklund, già presidente della statunitense ConocoPhillips in Libia.Appare così chiaro perché - con una operazione decisa non a Bengasi, ma a Londra, Parigi e Wa...

La guerra a "cazzo di cane" contro la Libia

Ma in che paese viviamo? Berlusconi dichiara amicizia a Gheddafi e poi lo bombarda. Dice chiaramente di essere contro il referendum sul nucleare, per non fare votare gli italiani! Riflettiamo e cerchiamo di non assuaefarci alle porcherie a "cazzo di cane" del Governo Italiano.

Bombardiamo anche noi, Berlusconi alla carica

«Il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, ha avuto poco fa una lunga conversazione telefonica con il presidente degli Stati uniti, Barack Obama, sugli sviluppi della crisi libica. Nel corso del colloquio, il presidente Berlusconi ha informato il presidente Obama che l'Italia ha deciso di rispondere positivamente all'appello lanciato agli alleati dal segretario generale della Nato ... per aumentare l'efficacia della missione intrapresa in Libia in attuazione delle risoluzioni Onu 1970 e 1973. A tal fine l'Italia ... ha deciso di aumentare la flessibilità operativa dei propri velivoli con azioni mirate contro specifici obiettivi militari selezionati sul territorio libico, nell'intento di contribuire a proteggere la popolazione civile libica. Con ciò ... l'Italia si mantiene sempre nei limiti previsti dal mandato dell'operazione e dalle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite... Le azioni descritte si pongono in assoluta coerenza con q...

L'appello di Emergency sulla guerra in Libia

Il governo italiano continua a delinquere contro la Costituzione e sceglie la data del 25 aprile per precipitare il Paese in una nuova spirale di violenza. Le bombe non sono uno strumento per proteggere i civili: infatti non sono servite a proteggere la popolazione di Misurata. La città di Misurata, assediata e bombardata da oltre due mesi, nelle ultime 24 ore ha vissuto sotto pesantissimi attacchi che hanno raso al suolo quartieri densamente popolati, anche per l’impiego di missili balistici a medio raggio. Ancora una volta a farne le spese è la popolazione civile. Tra sabato e domenica, sono arrivati all’ospedale Hikmat, dove dal 10 aprile lavorava il team chirurgico di EMERGENCY, duecento feriti e oltre sessanta morti. Negli ultimi giorni i combattimenti sono arrivati alle porte dell’ospedale. L’ospedale, i suoi pazienti e i medici che li curano sono diventati un bersaglio della guerra. Per questa ragione lunedì 25 aprile la direzione sanitaria ci ha dato l’ordine di evacuare. I set...

Crozza tra i culi di Silvio e le maniche rimboccate del Pd

"Il premier fa meno danni quando tocca i culi", lo dice Maurizio Crozza nell'ultima copertina di Ballarò, in cui l'attore genovese irride Bersani e il Pd e tutte le altre assurdità del nostro mondo!

Il coraggio di Ahmed

Viaggio a Benghazi, 23 marzo 2011 Sua moglie glielo aveva detto di parlargli. E anche i fratelli avevano insistito che lo bloccasse. Ma la verità è che Hasan non era mai stato così fiero di suo figlio Ahmed come quel giorno, quando gli disse che si univa al fronte per liberare il paese. E lo lasciò andare con la sua benedizione. Come padre, apprezzava quel coraggio e quella generosità. Partire a 24 anni come volontario, con una laurea in medicina e senza armi, per curare i feriti di guerra, in nome della libertà. Sono passati 13 giorni da quando se ne è andato. E oggi suo padre è la prima volta che viene a cercarlo al fronte. A cercarlo sì, perché nel frattempo Ahmed è finito nella lista dei dispersi. Dicono che sia stato fatto prigioniero a Ras Lanuf. Ma sono solo voci. La verità è là davanti. Tra il deserto e il mare, dove si leva alta nel cielo una colonna nera di fumo, alle porte di Ijdabiya, 160 km a sud di Benghazi. La strada davanti a noi è chiusa da una transenna. Entrano solta...

I pacifinti: tutti i colori del centrodestra arcobaleno

Questo articolo ci illustra come l'opinione pubblica venga influenzata sulla Guerra in Libia contro Gheddafi. I giornali di "regime" italiani, non vedono di buon occhio la guerra, ma ci sono delle eccezioni: I fan delle guerre di Bush si scoprono per la prima volta sostenitori del non interventismo, guidati dal direttorissimo Vittorio Feltri . Da alcuni giorni piovono le bombe sulla Libia. Gli Stati Uniti hanno formato una coalizione per fermare un massacro di civili e, anche se questo è ancora un punto critico ed irrisolto, liberarsi di un dittatore . Sabato prossimo in Italia si sfilerà anche contro la nuova guerra dell’Occidente, la terza in un decennio contro un Paese islamico. Dopo anni di filo americanismo a prescindere, la destra italica si schiera contro le bombe americane. Vedremo per la prima volta Vittorio Feltri marciare in testa al corteo insieme a Gino Strada? Libero è il quotidiano che meglio sa interpretare il sentimento della base forza leghista . Filo...

Maurizio Crozza e la Guerra in Libia

La guerra in Libia secondo Crozza, mentre Silvio Berlusconi, si distingue sempre per le sue sciocchezze e le leggi a suo favore.

Guerra in Libia, l’Italia sconfitta

Sarkozy ha premuto l'acceleratore mentre il governo italiano è rimasto a guardare. Ma nella nuova Libia potrebbe non esserci più spazio per noi. È stata u na scelta inevitabile. Non per forza la migliore Il governo italiano aveva il dovere di partecipare alla coalizione internazionale che sta imponendo la no-fly zone sulla Libia. Per motivi umanitari, certo. Ma anche e soprattutto per interesse nazionale. Il rischio è concreto: nella nuova Libia potrebbe non esserci più spazio per l'Italia di Berlusconi. Sarkozy ha premuto l'acceleratore della via militare per la risoluzione della guerra civile in Libia. Non solo una zona di non volo che possa evitare che Gheddafi possa bombardare la popolazione delle città controllate dagli insorti. Il governo francese appoggia apertamente gli insorti. L'Italia no. I motivi sono tanti dal trattato di amicizia con Gheddafi, al baciamano del premier, passando per Unicredit. La fretta della Francia. Sarkozy lo sa bene. La Libia rappresent...