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Visualizzazione dei post con l'etichetta guerra in iraq

Usa, torna lo spettro di Abu Ghraib

Per la prima volta risarciti 71 iracheni torturati da mercenari, ma silenzio sulle responsabilità dell'esercito Usa che li aveva ingaggiati come "traduttori". Nell'Iraq sunnita infiammato dalle nuove rivolte contro il regime di al Maliki torna lo spettro di Abu Ghraib. A riesumare il ricordo del famigerato carcere è la notizia diffusa ieri che l'agenzia di contractors Engility Holdings Inc., con sede in Virginia, ha versato 5 milioni e 280 mila dollari come forma di risarcimento delle torture inflitte a 71 ex prigionieri iracheni di Abu Ghraib e di altri centri di detenzione. La famigerata prigione era diventata famosa per le orribili torture - prigionieri incappucciati, incatenati, tenuti al guinzaglio, sodomizzati - documentate da immagini riprese dagli stessi torturatori. Lo scandalo era scoppiato nel 2004 durante la campagna per la rielezione di George W. Bush. Non erano stati solo i soldati americani a torturare ma anche, soprattutto, i con...

Giuliana Sgrena ricorda Nicola Calipari

Sono passati sette anni dall'omicidio di Nicola Calipari, ucciso da Mario Lozano, mitragliere ispanico del Bronx. Calipari, agente del Sismi, quel 5 marzo del 2005 si trovava a Baghdad per salvare Giuliana Sgrena, che si trovava nella capitale irachena per raccontare le violenze dell'invasione anglo-americana. La giornalista del Manifesto, esperta del mondo arabo è intervenuta a Vallo della Lucania, in provincia di Salerno, parlando del libro "Fuoco amico" che racconta le quattro settimane passate sotto sequestro e l'omicidio dell'agente segreto. La Sgrena ha raccontato l'ipocrisia tipica dell'istituzioni italiane; infatti quando Calipari fu ucciso tutti gli rendevano omaggio, e ora sette anni dopo nessuno ne parla e soprattutto nessuno parla dell'Iraq. Eppure è strano visto che sono arrivate davanti agli occhi di tutti le violenze perpretate dai soldati statunitensi agli iracheni, dall'uso del fosforo bianco, alle torture ai carcerati di ...

Iraq, la fine era nota

Il 20 agosto del 2010 pubblicai per il Gazzettino un articolo intitolato “Poche illusioni: ora l’Iraq va verso una guerra civile”, dove prevedevo che dopo il ritiro degli americani il conflitto, già latente, fra sciiti e sunniti sarebbe esploso in tutta la sua violenza e senza più freni. Sono stato facile profeta. Due giorni fa, a poco più di due settimane dal ritiro dell’ultimo contingente Usa, l’Iraq è stato teatro di una serie di attentati e di scontri fra le due comunità, con decine di morti e centinaia di feriti. Non è che l’inizio di un’escalation. Ciò vuol dire che gli americani non dovevano andarsene dall’Iraq? No, che non avrebbero dovuto invaderlo e occuparlo nel 2003 col pretesto che Saddam Hussein possedeva ‘armi di distruzione di massa’ che non sono state mai trovate. L’Iraq è una cervellotica invenzione degli inglesi che nel 1930 misero insieme in uno Stato tre comunità, curdi, sciiti, sunniti, che nulla avevano a che fare tra loro e che anzi si detestavano. Finito il pro...

Dopo nove anni di campagna militare le truppe americane lasciano l’Iraq

Erano da poco passate le 7,30 del mattino, ora locale, quando l’ultima colonna di blindati statunitensi ha lasciato l’Iraq e superato il confine con il Kuwait, prima tappa del ritorno verso gli Stati Uniti. Un centinaio di mezzi blindati, con a bordo un battaglione di soldati, fotografati dai loro commilitoni in attesa sul lato kuwaitiano della frontiera. La scadenza fissata per il ritiro era il 31 dicembre 2011, ma l’amministrazione di Barack Obama – in difficoltà su altri fronti a partire dall’economia – aveva promesso il rientro a casa per Natale. In Iraq rimangono alcune centinaia di soldati, per l’ambasciata statunitense a Baghdad e per le ultime sistemazioni logistiche, poi anche questo sparuto contingente sarà ritirato, salvo il personale per la sicurezza della sede diplomatica. Con il ritiro di oggi si chiude ufficialmente una guerra iniziata nella notte tra il 19 e il 20 marzo del 2003, durante l’amministrazione di George W. Bush che, sfruttando l’onda delle conseguenze de...