Sono tanti, ogni giorno di più. E aumentano proprio in coincidenza con l’approssimarsi di un voto – quello delle amministrative di domenica prossima – che rischia di segnare il più clamoroso tonfo elettorale per i socialisti di Zapatero. Per questo il premier tenta di lanciare disperati segnali di complicità al neonato movimento Democracia Real Ya. “È un’espressione democratica che bisogna ascoltare”, dice il capo del governo. Ma probabilmente è troppo tardi. Anche perché loro, che per la maggior parte si dichiarano “progressisti”, si sentono traditi dalla classe politica in generale ma, soprattutto, da quel leader che – nella trionfale notte elettorale del 14 marzo 2004 – annunciò convinto alla Spagna intera: “Il potere non mi cambierà”. Ora, sette anni dopo, non lo riconoscono più quel presidente che annunciava più eguaglianza e maggiore giustizia sociale. AUTOCONVOCATI a tempo di record attraverso i social networks, sono stati capaci di organizzare, domenica s...
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