
Sono tanti, ogni giorno di più. E aumentano proprio in coincidenza con l’approssimarsi di un voto – quello delle amministrative di domenica prossima – che rischia di segnare il più clamoroso tonfo elettorale per i socialisti di Zapatero. Per questo il premier tenta di lanciare disperati segnali di complicità al neonato movimento Democracia Real Ya. “È un’espressione democratica che bisogna ascoltare”, dice il capo del governo. Ma probabilmente è troppo tardi. Anche perché loro, che per la maggior parte si dichiarano “progressisti”, si sentono traditi dalla classe politica in generale ma, soprattutto, da quel leader che – nella trionfale notte elettorale del 14 marzo 2004 – annunciò convinto alla Spagna intera: “Il potere non mi cambierà”. Ora, sette anni dopo, non lo riconoscono più quel presidente che annunciava più eguaglianza e maggiore giustizia sociale. AUTOCONVOCATI a tempo di record attraverso i social networks, sono stati capaci di organizzare, domenica scorsa, manifestazioni in cinquanta città, all’insegna dello slogan: Non siamo marionette in mano a politici e banchieri. Sono le nuove vittime di una crisi per la quale nessuno, ancora oggi, riesce a vedere una via d’uscita. Studenti, giovani, in media più colti e preparati dei loro padri ma che rischiamo di trasformarsi – lo riconosce anche un rapporto dell’Ocse – in una “generazione perduta”. Con un tasso di disoccupazione giovanile che sfiora il 45 per cento e che rischia di trasformare la loro esistenza in uno stato di precarietà permanente. E se urlano a gran voce “No les votes” (non votateli), ci tengono poi a precisare che non sono nè apolitici nè anti-sistema: il loro appello non è per l’astensionismo, ma per un “voto responsabile”. Che, nella loro interpretazione, significa voltare le spalle ai “traditori” del Psoe, e rifiutare il sostegno alla destra del Pp e ai nazionalisti catalani di Convergència i Unió. A trarne beneficio potrebbero essere (ma non è detto), gli ex-comunisti di Izquiera Unida e, in Catalogna, i verdi di Icv e gli indipendentisti di Esquerra Republicana. C’è però già chi ipotizza la nascita di un nuovo movimento politico, più agile e partecipativo rispetto alle forze tradizionali. Per il momento, inondano Twitter con appelli alla mobilitazione e hanno fatto irruzione in forze su Face-book, dove la loro pagina principale ha già raccolto 60mila adesioni. Qui si è aperto immediatamente un dibattito spontaneo su una sorta di bozza di programma politico, che sembra avere al centro la lotta alla corruzione e allo strapotere delle banche, ma anche la necessità di un ricorso più diffuso ai referendum e un’importante riforma istituzionale: la modifica della legge elettorale che metta fine all’attuale duopolio Pp-Psoe (basti ricordare che alle ultime politiche Izquierda Unida, raccogliendo quasi un milione di voti, ottenne un solo deputato in Parlamento). “LOS INDIGNADOS” come sono stati subito ribattezza-ti, si proclamano un movimento pacifico. Ma la loro calma protesta comincia a dar fastidio. Domenica sera, un loro sit-it è stato disperso dalla polizia in assetto anti-sommossa a colpi di proiettili di gomma sulla Gran Via di Madrid. Lunedì notte sono stati dispersi a manganellate, sempre nella capitale, alla Puerta del Sol, dagli agenti che hanno arrestato decine di manifestanti. Ma ieri sera, imperterriti, erano di nuovo in piazza. “Il nostro obiettivo? Cambiare alle basi un sistema ormai sclerotizzato – dice Carlos Paredes, uno dei leader del movimento – Non siamo più di-sposti a dare un assegno in bianco ai politici: andare alle urne una volta ogni 4 anni e poi restare impassibili nella speranza che rispettino gli impegni. La classe politica gode di privilegi inaccettabili mentre la minoranza dei cittadini si indebita nella speranza di poter avere una casa. Siamo sempre più ostaggi della banche e abbiamo deciso di dire basta. Vogliamo partecipare, con vera capacità decisionale, alla vita politica”. Ecco. E questo “non è che l’inizio”, assicurano, ripetendo lo slogan del ’68 francese.
Filmato sulla manifestazioni di Madrid
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