“Dall’anno prossimo, visto che la Mostra è finanziata dallo Stato, voglio mettere becco anche nella scelta dei membri della giuria”. Sandro Bondi vuole tornare all’antico. All’epoca dei telefoni bianchi in cui il Festival di Venezia era un tripudio di coppe Mussolini, non c’era giudice che non passasse la selezione di Pavolini e l’inaugurazione toccava a Goebbels in persona. L’afflato artistico non si distanzia da quello professato dal ministro della propaganda tedesco: “Quando sento la parola cultura metto mano alla pistola” e a meno di voler pensare che a parlare di cinema in un’intervista ad Antonella Piperno di Panorama in edicola oggi, sia uno dei tanti parodistici fascisti su Marte dipinti da Guzzanti e non il titolare del dicastero dei Beni culturali in carica, assente dal Festival per imprecisate questioni “ familiari”, si rimane senza parole. Al Panorama di Berlusconi, Bondi offre un saggio di liberalità che avrebbe messo in imbarazzo Berjia. Nessuno, neanche nella più grigia ...
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