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Mennea, il secchione che le suonava agli americani

Un grande atleta, un monaco, un personaggio controcorrente. Per la nostra generazione un mito. Un uomo semplice che batteva gli americani. In un passato remoto portavo le scarpette chiodate ai piedi. Ero giovane, correvo. Faccio parte di quella generazione di ragazzi cresciuta col mito di Mennea, che correva nelle corsie accanto. Una generazione che si allenava con le tute senza firme, con le scarpe che ai tempi si dicevano: da ginnastica. Che indossava canottiere da gara in simil-laniccio, e calzoncini corti. All'epoca si usavano i calzoncini corti. E lui, Mennea, era un campione. Un monaco, lo ha definito Berruti, un altro grandissimo della velocità, anche lui campione olimpionico dalle falcate leggiadre. Un campione introverso che si allenava tanto, parlava poco, e studiava. Un fenomeno d'altri tempi: votato al sacrificio e alla bellezza dell'atletica, della corsa, della prestazione da migliorare. Un perfezionista che viveva da solo a Formia e studiav...