Passa ai contenuti principali

Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta tangenti

Dalla Lega al Pd l'importante è rubare!

Vent’anni fa, quando a Milano esplose Tangentopoli, c’erano i partiti dei ladri e i partiti che combattevano i ladri. Da una parte la mangiatoia trasversale e consociativa Dc-Psi-Pds-Pli-Pri-Psdi, che aveva addirittura un cassiere unico per andare a prendere le mazzette e poi spartirle fra tutti la notte, dopo aver messo in scena di giorno la commedia di maggioranza e opposizione. Dall’altra il fronte di chi non rubava, o perché non prendeva tangenti o perché non gliele offrivano: la Rete, i Verdi, il Msi, la Lega (anche se a fine '93 fu coinvolto anche Bossi col suo tesoriere Patelli, detto “il pirla”). La gente che non ne poteva più dei ladri e tifava per le guardie aveva uno sbocco, una speranza, un partito per cui votare: a destra come a sinistra. Oggi non si sa più dove sbattere la testa, perché si avverano tutti i luoghi comuni del più vieto qualunquismo: rubano tutti, il più pulito ha la rogna, è tutto un magnamagna. Nessuno dei grandi partiti può dirsi immune dalla t...

Craxi, Schettino ante litteram

Bruno Vespa ha aperto un Porta a Porta , più o meno in coincidenza con il ventennale dell’arresto di Mario Chiesa avvenuto nel febbraio 1992, con una sua intervista in ginocchio a Bettino Craxi in cui ‘ l’esule di Hammamet’, condannato a più di dieci anni di reclusione per corruzione e finanziamento illecito, cantava il solito ‘ leit motiv’: “I processi di Mani Pulite sono stati processi politici”. E in studio il medium Vespa, nel silenzio-assenso di tutti i presenti (ad eccezione di Giovanni Valentini), chiosava: “A vent’anni di distanza bisogna ammettere che Craxi aveva ragione”. Buon Dio, si sperava che almeno con certe cose fosse davvero finita. E invece no. Il presupposto dello pseudo ragionamento di Craxi e del suo ventriloquo è il solito: le inchieste di Mani Pulite colpirono solo alcuni partiti, risparmiandone altri, quelli di sinistra. A parte il fatto che finché mi sono preso la briga di contarli erano 283 gli amministratori di sinistra inquisiti, non è c...

Mani Pulite: 20 anni fa arrestato Chiesa, poi la valanga

Da una piccola palla di neve puo' partire una valanga che travolge tutto e tutti, cosi' come da un fatto di cronaca puo' partire una metaforica valanga in grado di travolgere un sistema politico che ha retto per quasi cinquant'anni. L'arresto di Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio di Milano, sorpreso dai carabinieri il 17 febbraio del 1992 alle 17.30 nel suo ufficio subito dopo aver intascato una mazzetta di sette milioni di lire (era la prima tranche dei 14 milioni pattuiti) da Luca Magni, proprietario di una piccola azienda di pulizie, e' stato come una palla di neve che provoca la valanga. Alle 22,16 di quel giorno l'ANSA diede la notizia: ''L'ingegner Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio di Milano, una casa di riposo per anziani, e' stato arrestato questa sera dai carabinieri con l'accusa di concussione. Lo hanno reso noto gli investigatori con un comunicato diramato in serata''. ...

Il finto prete Don Verzè

Si sta parlando tanto in questi giorni di Don Verzè, fortunatamente sono pochi coloro i quali difendono i modi di fare di un'affarista che aveva legami con politica e imprenditori lombardi. Roberta Covelli sul sito Nuova società afferma: Feltri, con Lei non ho mai avuto nulla da spartire: siamo stati da Lei definiti "amici di Spatuzza" solo per aver manifestato contro il sultano, ci ha incolpato di far parte di un complotto, quando in piazza criticammo B, poco prima che uno psicolabile gli lanciasse una statuetta del duomo in faccia. Per una volta siamo d'accordo, però. "Speravo di morire prima di Bocca", scrive (e Spinoza aggiunge causticamente che è speranza diffusa), per via della noia che prova per gli elogi tributati comunque per chi ci lascia. E infatti i Cossiga e i don Verzè hanno per noi almeno un merito, se così si può dire, quello di garantirci il lusso della coerenza che equivale al pensare a loro da morti esattamente quanto potevamo ...

Giustizia alla milanese

Ebbene sì, ci arrendiamo. Ha ragione il Cavalier Patonza: la giustizia italiana è politicizzata. Sentite il colonnello Salvatore Paglino, della Guardia di Finanza, che a Bari indagava su Tarantini per droga, prostituzione e corruzione assieme al pm Giuseppe Scelsi: “Il 26 giugno 2009 il dottor Laudati (appena insediato come procuratore capo, ndr) indisse una riunione... Disse che le indagini avevano creato preoccupazione nelle istituzioni; la sua presenza in loco era stata voluta dal ministro di Giustizia Alfano, al quale aveva garantito una soluzione...; e la situazione era arrivata a un punto di gravità tale da poter produrre effetti negativi sul governo, nonché sulla Gdf”. Paglino verrà fatto addirittura arrestare da Laudati. Ed ecco il racconto del pm Scelsi, subito estromesso dalle indagini: “Laudati disse che era molto amico del ministro della Giustizia (Alfano, ndr) che gli aveva concesso l’onore del tu e, grazie a questo, aveva garantito per me, impede...