Vent’anni fa, quando a Milano esplose Tangentopoli, c’erano i partiti dei ladri e i partiti che combattevano i ladri. Da una parte la mangiatoia trasversale e consociativa Dc-Psi-Pds-Pli-Pri-Psdi, che aveva addirittura un cassiere unico per andare a prendere le mazzette e poi spartirle fra tutti la notte, dopo aver messo in scena di giorno la commedia di maggioranza e opposizione. Dall’altra il fronte di chi non rubava, o perché non prendeva tangenti o perché non gliele offrivano: la Rete, i Verdi, il Msi, la Lega (anche se a fine '93 fu coinvolto anche Bossi col suo tesoriere Patelli, detto “il pirla”). La gente che non ne poteva più dei ladri e tifava per le guardie aveva uno sbocco, una speranza, un partito per cui votare: a destra come a sinistra. Oggi non si sa più dove sbattere la testa, perché si avverano tutti i luoghi comuni del più vieto qualunquismo: rubano tutti, il più pulito ha la rogna, è tutto un magnamagna. Nessuno dei grandi partiti può dirsi immune dalla t...
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