Forse non è ben chiaro quel che è successo l’altroieri. Alcuni militari della Guardia di Finanza, Nucleo di Polizia tributaria di Roma, si presentano allo sportello della Bnl interno al Senato e chiedono le carte dei movimenti bancari di due conti correnti intestati al partito della Margherita, defunto per chi vota, ma non per chi incassa e per chi ruba. Vogliono appurare che fine abbiano fatto oltre 120 milioni di “rimborsi elettorali” erogati dallo Stato dal 2007 a oggi, di cui già si sa che 13 sono spariti. Ma vengono messi alla porta da un ordine del presidente Renato Schifani che, previo consulto con la giunta per le immunità, stabilisce che la visita dei finanzieri è “ir rituale” perché non espressamente delegata dalla Procura di Roma, che s’è limitata a incaricare le Fiamme Gialle di acquisire la movimentazione di quei conti, senza specificare dove. Siccome quei conti sono presso la filiale del Senato della Bnl, è ovvio che i finanzieri vadano lì a cercare le carte. Ma no...
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