Nonostante le proteste degli indigeni brasiliani contro la costruzione della diga di Belo Monte, il Governo di Dilma Roussef, ha ignorato le loro richieste. Vaste aree naturali, di bellezza imparagonabile, sono devastate in Sudamerica da aziende internazionali, che si approffitano del basso costo della manodopera e della mancanza di leggi che proteggono questi spazi naturali. I governi, quindi, sono complici della distruzione di specie animali e vegetali, nonchè dei gruppi indigeni che vivono in questi luoghi. Nel caso di Belo Monte, la costruzione della centrale idroelettrica inonderebbe una grande area di terreno, distruggendo la foresta e compromettendo le condizioni essenziali per la sopravvivenza di altri popoli indigeni della zona come i kayapo, gli arara oppure i juruwa. Raoni, leader dei kayapo, ha cercato di fermare la costruzione attraverso processi legali, ma si sono perfino cambiate diverse leggi per continuare la costruzione della diga, senza far sorgere ulteriori int...
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