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Visualizzazione dei post con l'etichetta Rivolta popolare

L’appello disperato di piazza Tahrir: combattiamo insieme!

LETTERA DAL CAIRO A TUTTI I MOVIMENTI DI OCCUPAZIONE/DECOLONIZZAZIONE E RESISTENZA.   Dopo tre decadi di vita sotto una dittatura gli Egiziani hanno iniziato una rivoluzione chiedendo pane, libertà e giustizia sociale. Dopo l’occupazione quasi utopica di piazza Tahrir, durata diciotto giorni, ci siamo liberati di Mubarak e abbiamo iniziato il secondo più difficile compito di rimuovere i suoi apparati di controllo. Mubarak è finito, ma il regime militare vive ancora. Per questo la rivoluzione continua – con azioni di pressione, scendendo in strada per reclamare il diritto di riappropriarci del controllo delle nostre vite, e del loro sostentamento, contro il sistema di repressione e gli abusi che da anni perpetra. Oggi, però così presto dopo la sua nascita, la rivoluzione è in stato di minaccia.  Vi scriviamo questa lettera per raccontarvi quello che vediamo, come resisteremo a questa nuova repressione e per chiedervi la vostra solidarietà. Il 25 e il 28 di Genn...

La rivoluzione continua e Silvio non vuole disturbare il dittatore Gheddafi

Sono decine i morti della rivolta nell'Est della Libia. Gheddafi minaccia una repressione "devastante". Ma l'insurrezione scuote anche altri dittatori e monarchi arabi alleati degli Usa. Mentre in tutto ciò Silvio Berlusconi, non vuole intromettersi nelle decisioni di Gheddafi, per "non disturbarlo". Attraverso i «comitati» di quella rivoluzione «verde», della quale Muammar Gheddafi forse conserva solo un pallido ricordo, il leader libico minaccia una «repressione devastante» della rivolta senza precedenti che sta affrontando da quattro giorni e che si concentra, per il momento, nell’Est del Paese. Anche ieri Bengasi (la seconda citta’ del paese), Baida e vari centri abitati verso il confine con l’Egitto sono stati teatro di manifestazioni e scontri. Il bilancio di morti e feriti è pesante. Negli ultimi 3 giorni, secondo Amnesty International, almeno 46 persone sarebbero state uccise dalle forze di sicurezza. Per Human Rights Watch invece i morti sa...

Vicini al popolo tunisino

E' tascorso quasi un mese dall'inizio della rivolta innescata dal suicidio di Mohammed al Bouazizi, il ventiseienne tunisino laureato in lingua e letteratura araba ma costretto a vendere frutta al mercato per mantenere la famiglia. Il 17 dicembre scorso, privato della sua poca merce dalla polizia in quanto abusivo e impeditogli di parlare con un funzionario della prefettura, ha preferito darsi fuoco. Dopo di lui altri quattro giovani disperati hanno seguito il suo esempio non avendo nulla da perdere. Intanto il bilancio dei morti negli scontri ammonta a cinquanta persone nonostante i ventuno dichiarati dal governo. Chiara Milano Vi proponiamo un articolo tratto dal megafonoquotidiano per capire meglio cosa sta avvenendo in Tunisia e a seguire immagini reali dal paese nordafricano. L’intifada tunisina è nata in un contesto di impoverimento della popolazione e di crescente disoccupazione giovanile – in particolare tra i diplomati. Di fronte a ciò una prima reazione è stat...