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Omsa, una delle fabbriche italiane che vanno all'estero per i profitti

Chiudere baracca per andare in Serbia anche se le cose non vanno affatto male, lasciare a casa quasi trecento lavoratori beneficiando degli ammortizzatori sociali, migliorare i conti e promettere un fantomatico investitore che riassorbirà tutta la manodopera. Nerino Grassi, padre-padrone della Golden Lady, sembra quasi un Marchionne al cubo. L’ad Fiat, infatti, promette anche lui investimenti risolutori, ma dalla sua, almeno, ha la crisi evidente del settore auto. Le calze Omsa, invece, funzionavano e funzionano eccome. Eppure il padrone del vapore ha deciso (era il gennaio 2010) di chiudere lo stabilimento di Faenza ed emigrare nei Balcani, dove per ogni operaio assunto (pagato 250-300 euro al mese) riceve migliaia di euro di contributi pubblici. Niente e nessuno ha saputo impedirglielo. La battaglia delle lavoratrici Omsa, simbolo anche mediatico della crisi italiana, non è finita, anzi. Il licenziamento collettivo di 239 persone annunciato dall’azienda il 27 dicembre – nonost...

Maternità precaria

La denuncia delle contraddizioni di una politica che da un lato esalta l'ideologia della famiglia e dall'altro non mette in campo misure a favore di chi ha un figlio.