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Fiat fa partire la rivoluzione dei turni in Serbia al lavoro per 10 ore su 4 giorni

Da domani i primi 1.700 dipendenti della Fiat inizieranno a lavorare in turni di 10 ore al giorno (di cui una di pausa) per 4 giorni alla settimana.Il nuovo sistema di turnazione partirà in Serbia. Toccherà ai lavoratori del neonato stabilimento di Kragujevac, inaugurato lo scorso maggio da Sergio Marchionne a pochi chilometri da Belgrado, sperimentare il nuovo orario di lavoro che scatterà assieme alla produzione di serie dell’ultimo modello Fiat, la 500L, una “familiare” molto spaziosa che richiama nel muso il mitico cinquino inventato dall’ingegner Dante Giacosa nel 1957 e che a partire da ottobre sarà venduta in Italia, Europa, Usa e Russia. I turni di 10 ore su quattro giorni non sono una novità assoluta per Fiat. In America sono già in vigore in alcuni stabilimenti della Chrysler a partire da quello di Toledo (Ohio), dove vengono prodotte le Jeep Wrangler, e da quello di Belvidere (Illinois) che sforna da qualche settimana la Dodge Dart, ovvero la prima vettura...

Fiat condannata a Pomigliano: dovrà assumere 145 tute blu Fiom

Il Tribunale di Roma ha condannato la Fiat per discriminazioni contro la Fiom a Pomigliano: 145 lavoratori con la tessera del sindacato di Maurizio Landini dovranno essere assunti nella fabbrica. Lo rende noto la stessa Fiom precisando che 19 iscritti al sindacato avranno anche diritto a 3.000 euro per danno. La Fiom - spiegano l'avvocato Elena Poli - ha fatto causa alla Fiat sulla base di una normativa specifica del 2003 che recepisce direttive europee sulle discriminazioni. Alla data della costituzione in giudizio, circa un mese fa, su 2.093 assunti da Fabbrica Italia Pomigliano nessuno risultava iscritto alla Fiom. In base a una simulazione statistica affidata a un professore di Birmingham le possibilità che ciò accadesse casualmente risultavano meno di una su dieci milioni. Il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, ha agito per conto di tutti i 382 iscritti alla sua organizzazione (nel frattempo il numero è sceso a 207) e a questa cifra fa riferime...

LAVORO/ E un giudice obbligò la controllata Fiat a riammettere le rappresentanze Fiom

    Non c’è notizia migliore per celebrare il Primo Maggio, festa del lavoro e dei diritti dei lavoratori . Con una sentenza emessa dal giudice Flavia Grilli, l’azienda Sevel Valdisangro – società interamente controllata da Fiat – sarà obbligata a riammettere le rappresentanze Fiom . Ennesima vittoria per chi non abdica alla propria dignità, ennesima sconfitta per la Sevel-Fiat, che qualche settimana addietro era stata costretta – dallo stesso giudice Grilli – a reintegrare due operai trattati come carne da macello, Flavia Murolo e Costantino Manes . Con quest’ultimo che grazie all’intervento dell’Italia dei Valori ha portato la sua storia in Parlamento .   La sentenza è dello stesso magistrato che ha riammesso in fabbrica Costantino Manes e Flavia Murolo, il giudice Flavia Grilli. Dopo Termoli anche nell'azienda metalmeccanica abruzzese che lavora per conto della Fiat la Fiom rientra in azienda con le sue rappresentanze. Intanto i lavoratori molisan...

Maurizio Crozza e la corruzione sadoevaso all'italiana

 Le tragedie italiane raccontate da Maurizio Crozza, dalle accise sulla benzina risalenti alla guerra in Libia ed Etiopia alla dilagante evasione fiscale da  Caserta a Torino.

Fiat Melfi, operai reintegrati grazie all'articolo 18

La Corte di appello di Potenza accoglie il ricorso della Fiom e ordina alla Fiat di reintegrare nello stabilimento di Melfi (Potenza) i tre operai licenziati nell'estate 2010. Due di questi sono proprio delegati della Fiom. I lavoratori erano stati allontanati dall'impiego con l'accusa di aver bloccato un carrello durante uno sciopero interno. Grande soddisfazione viene espressa dal sindacato, che vede confermata la "condotta antisindacale" del gruppo. La Fiat annuncia il ricorso in Cassazione, senza commentare la sentenza "seguendo la linea già tenuta nei precedenti gradi di giudizio". L'azienda ribadisce che "considera inaccettabili comportamenti come quelli dei tre lavoratori: proseguirà le azioni per impedire che simili condotte si ripetano". Dopo il licenziamento dei lavoratori, la Fiom ha fatto ricorso appellandosi all'articolo 28 dello Statuto dei lavoratori: quello che sanziona la " repressione della c...

Marchione salverà la Fiat?

 Nessuno lo dice, ma la Fiat ha un sacco di debiti e non vende più, probabilmente come ha detto Marchionne in pochi anni verranno chiuse tutte le fabbriche in Italia, ascoltiamo cosa dicono un giornalista e lo stesso Marchionne-Crozza!

Pause ridotte, cassa integrazione, straordinari I pilastri del “modello Pomigliano”

Con l'annuncio della disdetta degli accordi sindacali in tutti gli stabilimenti, la Fiat si avvia verso una contrattazione aziendale sul modello di quella già intrapresa nello stabilimento campano. Ecco quali sono i nodi principali per l'azienda e per i sindacati. Riduzione delle pause, refezione posticipata a fine turno, aumento “unilaterale” degli straordinari, blocco alle retribuzioni sulle malattie “sospette”. Sono alcuni dei punti chiave dell’accordo  Fiat-sindacati  firmato a Pomigliano il  29 dicembre del 2010  che, si ipotizza, potrebbe essere esteso, di fatto, a tutti i lavoratori della casa torinese. L’annullamento, a partire dall’inizio del  2012 , delle intese sindacali raggiunte dall’azienda con le controparti rappresenta infatti la condizione base per la realizzazione di un nuovo contratto unico valevole per tutti gli impianti e distinto, a questo punto, dall’attuale contratto nazionale del settore metalmeccanico. La nuova intesa, denuncia ...

Da Grugliasco a Termini, ricatto e fuga

C’è una multinazionale che da un anno e mezzo gira per i propri stabilimenti italiani con una sola frase in bocca: «o si fa come dico io, e voglio da voi garanzie certe, oppure me ne vado». Si chiama Fiat, è sorta qui ed è stata nutrita con soldi pubblici e reti autostradali per un secolo.Ma ora ha la testa altrove... Quello che sta accadendo nella trattative sulla ex Bertone di Grugliasco segue questo schema con qualche novità. Formalmente il Lingotto conferma di voler fare l’investimento molte volte promesso – costruire qui due modelli della Maserati (la Bertone era una famosa «carrozzeria» per auto sportive, con manodopera di alta professionalità), ma ad ogni step chiede una «garanzia» superiore, ben sapendo di star chiedendo l’impossibile. «Altrimenti...», senza doverlo ripetere sempre, è pronta ad andarsene. Qui ha imposto, come a Pomigliano e Mirafior...

Il traslocone Fiat

Per un manager abituato ad avere una sola parola come Sergio Marchionne, deve essere stata dura passare da una Fiat-Chrysler «sola entità con sede qui in America» quale ipotesi di lavoro, a oggetto di smentita telefonica: nessuna localizzazione, «né per l'oggi né per il domani», delle funzioni direzionali e progettuali di Fiat all'estero, assicura una nota del ministero delle politiche sociali. L'amministratore delegato della Fiat ha scatenato un putiferio con le sue dichiarazioni sul futuro del gruppo, sostenendo a San Francisco in una tavola rotonda con degli analisti una cosa di fatto contenuta nel suo piano industriale, che prevede lo spostamento oltreatlantico del baricentro del gruppo. In una telefonata fra il manager e il ministro Sacconi, il tentativo di mettere la marcia indietro non è riuscito granché. E in un'altra affannata telefonata, il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, lasciato solo a difendere le scelte della Fiat dalle parole di Marchi...

Dedicato a Marchionne

Performance di Ascanio Celestini dedicata all'assassione del re Umberto I che noi dedichiamo a Marchionne e a chi guadagna sulle spalle degli operai!

Mirafiori la morte dei diritti, parte 1

Il referendum di Mirafiori, quale che sia il risultato, fisserà nella coscienza collettiva un fatto storico: dopo due secoli di ininterrotto miglioramento e di aspettative fiduciose, gli occidentali di passaporto italiano sperimentano un peggioramento strutturale delle condizioni di vita e di lavoro. Non tutti, non tutti insieme. E i lavoratori della Fiat non sono i primi. Eppure il dramma sociale che si consuma in queste ore nel luogo simbolo del boom economico rende gli operai di Mirafiori simbolo a loro volta: come i loro padri rappresentarono sotto quei capannoni la conquista di un benessere inimmaginabile per la generazione precedente, le tute blu del referendum 2011 incarnano il declino. Quando si dice che l’accordo imposto da Marchionne peggiora le condizioni la replica è in genere che altre intese anche peggiori sono state già firmate per altri settori e altre imprese. Ciò che conferma l’assunto.22 anni alla catena“È l’ultima possibilità per salvare l’industria dell’auto in Ita...

Gli italiani all'estero contro Marchionne

Siamo un gruppo di italiani sotto i 40 anni che vivono e lavorano all'estero, ma che continuano ad avere contatti diretti con il nostro Paese. Paese a cui ci legano affetto e nostalgia, accompagnati dalla rabbia di vederlo in costante declino. Nessuno di noi si è finora impegnato direttamente in politica, pur essendo tutti simpatizzanti per la sinistra nel suo significato più ampio, ma ciò che sta succedendo in questi giorni non può lasciarci indifferenti. Per questo abbiamo deciso di manifestare le nostre preoccupazioni su alcuni temi importanti: il ricatto di Marchionne; un contratto imposto e non negoziato; la convocazione di un referendum pericolosamente somigliante ai plebisciti del Ventennio in cui l'unica scelta è tra la disoccupazione e le condizioni imposte dal padrone; la deroga a diritti costituzionali riconosciuti attraverso la stipula di contratti privati; la rinuncia al contratto collettivo nazionale nel silenzio di Confindustria e di gran parte dei sindacati (che...

Marchionne e il nuovo contratto Fiat

Pause ridotte di 10 minuti; primo giorno di malattia non pagato; chi sciopera contro l'accordo riceve sanzioni fino al licenziamento; fuori i sindacati che non sottoscrivono l'accordo. Questi alcuni punti dell'accordo della vergogna sottoscritto pochi giorni fa tra azienda ed alcuni sindacati, ad eccezione della Fiom-Cgil. IL NUOVO CONTRATTO FIAT

Lo sapevate che Marchionne paga meno tasse degli operai Fiat?

Gli operai, anche quelli in cassa integrazione, pagano il doppio delle tasse dell’ad del Lingotto, pur guadagnando infinitamente di meno, anche se considerati tutti insieme. «La modernità dischiusa da Fabbrica Italia è efficacemente rappresentata da due dati» denuncia il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina, «nel 2011 i capital gain di Marchionne sulle sue stock options Fiat sono attesi in circa 120 milioni di euro, una somma superiore ai salari e stipendi percepiti da tutti gli operai e quadri delle Carrozzerie Mirafiori se lavorassero a tempo pieno per tutto l’anno, ma purtroppo faranno tanti mesi di cassa integrazione». E ci si mette pure il fisco: «Sui suoi stellari capital gain, Marchionne verserà, come gli altri azionisti Fiat, un’imposta sostitutiva del 12,5%. Gli operai sulla cassa integrazione e sui loro salari pagheranno in media un’Irpef del 25%, i quadri avranno un carico intorno al 33%. È il mondo post ideologico tanto caro e celebrato dal nostro modernissimo min...

Firmiamo per gli operai di Mirafiori

Centomila firme, per un sito come il nostro, sono un OBIETTIVO “IMPOSSIBILE”, anche se avessimo il sostegno di link importanti. Ne abbiamo raccolte in passato fino a ventimila (19916) per l'appello in solidarietà con Marco Travaglio, accusato da Fabrizio Cicchitto in Parlamento di "terrorismo mediatico", in un clima di mobilitazione delle più importanti testate contro la legge-bavaglio, mentre in piazza su questo tema si era speso anche Roberto Saviano. Eppure riteniamo necessario provare a realizzare questo OBIETTIVO “IMPOSSIBILE” perché siamo convinti che sulla “abrogazione” della Fiom che Marchionne sta cercando di imporre, si giochi una partita cruciale per la difesa dei più elementari e intrattabili diritti e libertà costituzionali. Per questo vi chiediamo di non limitarvi a firmare l’appello , ma di mobilitarvi per farlo firmare a tutti i vostri amici, per inserirlo nei vostri blog, per farlo girare in modo “virale”, come si usa dire, su quanti più si...

Diritti dei lavoratori addio!

Marchione con la collaborazione del governo e del ministro Sacconi, sta distruggendo i diritti dei lavoratori italiani e l'Italia pare non fare caso alla gravità delle decisioni dell'Ad della Fiat. In più anche personaggi del Pd che dovrebbero difendere i lavoratori, sono a favori, tipo il candidadato a Sindaco di Torino per il Pd Piero Fassino. Vergogna! Uso il titolo di un film-documentario sulla Fiat e sugli Agnelli , autore Giovanni Piperno. Il tema era: una storia interrotta da un “pezzo mancante” nel corso delle generazioni, una sventura che colpisce gli Agnelli due volte. Con la morte del giovane Giovanni, figlio di Umberto. E con il suicidio di Edoardo, figlio di Giovanni. Il terzo pezzo manca adesso . È l’incomprensibile assenza o silenzio o assenso o innaturale accordo con chi gli sta portando via la fabbrica. Parlo dell’attuale presidente della Fiat, e azionista di riferimento, John Elkann . Perché ha scelto di non esistere mentre si discute di portare via da ...

Fiat: Camusso, serve tavolo governo

Per sbloccare la vicenda Fiat il segretario generale della Cgil Susanna Camusso, parlando a margine della registrazione di 'Che tempo che fa', propone che il governo avvii 'un tavolo' e che l'azienda incontri tutte le organizzazioni sindacali. Sul piano industriale, dice: 'Discutiamo davvero cosa e' questo piano industriale, vogliamo sapere cosa c'e' dentro questo piano e che prospettive ci sono, poi ci potranno essere anche l'organizzazione degli stabilimenti e i turni...'.

Trent'anni fa, Enrico Berlinguer ai cancelli Fiat di Mirafiori

''Io lo sapevo che Berlinguer non poteva rispondere in modo diverso, ma la mia non era una provocazione come qualcuno ha detto. L'idea di occupare la Fiat c'era e il consenso del Pci era importante. Quella domanda l'ho fatta a ragion veduta''. Nell'autunno caldo del 1980, Liberato Norcia, delegato della Fim-Cisl, e' uno dei leader del consiglio di fabbrica di Mirafiori. E' lui che il 26 settembre, quando Enrico Berlinguer sta per prendere la parola davanti alla porta cinque, afferra il microfono e chiede: ''ma se i lavoratori decidessero di occupare la Fiat, il Pci che farebbe?''. Berlinguer risponde in modo articolato: dice che un'eventuale decisione in tal senso deve essere presa dai lavoratori con i sindacati, ma se si dovesse giungere ''a forme di lotta piu' acute, comprese forme di occupazione'', sarebbe sicuro ''l'impegno politico, organizzativo e anche di idee e di esperienza del Partito ...

La "Povera" Fiat

Vi proponiamo un articolo del Manifesto sulla "porcata" fatta da Federmeccanica contro i lavoratori italiani. Per Federmeccanica, il contratto nazionale del 20 gennaio del 2008 non vale più. Benché l'amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne avesse chiesto pubblicamente la disdetta - senza la quale sarebbe uscita dall'associazione - il presidente di Federmeccanica Pierluigi Ceccardi ha detto che «la Fiat non ha spinto per niente». E che anzi, «l'accelerazione che abbiamo imposto oggi è per tutelare le esigenze delle aziende metalmeccaniche e di un milione di lavoratori che dipendono da esse». Per non sbagliarsi, Federmeccanica fa un passo doppio: da una parte recede dall'accordo per imporre deroghe per tutti, dall'altra studia il modo di fare altre «norme specifiche per il comparto auto», cioè solo per la Fiat. «Quella assunta da Federmeccanica è una decisione gravissima e irresponsabile, che lede i principi democratici del nostro Paese. Si deci...

Melfi, perché questa volta Fiat sbaglia

Vi proponiamo una lettera del senatore e giurista Pietro Ichino, pubblicata oggi sul Corriere della Sera, in cui critica il comportamento della Fiat nei confronti degli operai di Melfi. Caro direttore, è davvero difficile capire il comportamento della Fiat a Melfi. Questo scontro sulla reintegrazione dei tre lavoratori licenziati pone al centro del dibattito una scelta nella quale l'azienda ha probabilmente torto, perché l'ordinanza cautelare del giudice deve essere rispettata integralmente, anche se la si ritiene sbagliata. Lo scontro di Melfi distoglie invece l'attenzione dell'opinione pubblica dalle questioni assai più importanti sollevate - con piena ragione, queste - dall'amministratore delegato della Fiat, quando ha proposto al nostro Paese il suo colossale piano industriale. Nella vertenza esplosa in seno allo stabilimento lucano l'azienda può forse avere ragione sul merito della questione: non si può affatto escludere - neppure il tribunale di Melfi, n...