Sarah è viva. Sarah è l’unica persona ancora (già) viva nello spettrale, spietato rispecchiamento della nostra stessa morte offerto dal modo con cui, come individui e comunità, stiamo partecipando alla sua scomparsa. Sarah è viva perché il silenzio a cui l’ha condannata l’irrimediabile oltraggio subito si è trasformato nell’unica, limpida scaturigine di senso. Grazie a Sarah e alla violenza che ha segnato il suo destino di giovane donna ancora alla ricerca della propria identità – in una realtà in cui il Mercato si applica con ogni mezzo per sottrarla e così salvaguardare il ciclo virtuoso di un’economia che ci vuole consumatori reattivi ed infantili, cioè meno uomini e meno donne – grazie a Sarah, i fatali, infausti contraccolpi dell’ultimo tabù che l’inciviltà economica a cui ci siamo rassegnati è strenuamente impegnata a cancellare per terrore, la morte, sono smascherati. Dal giorno della sua scomparsa, le ipotesi, i clamori, le ansie e le paure mediaticamente festeggiate, mai condi...
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