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USTICA, UN SOSPIRO DI SOLLIEVO SUL MURO DI GOMMA

    Saranno soddisfatti i parenti delle vittime, dopo un iter processuale che è stato lungo e travagliato e che finalmente riconosce il loro diritto al risarcimento.   La strage di Ustica avvenne a causa di un missile e non di una esplosione interna al Dc9 Itavia con 81 persone a bordo, e lo Stato deve risarcire i familiari delle vittime per non aver garantito, con sufficienti controlli dei radar civili e militari, la sicurezza dei cieli. Lo sottolinea la Cassazione in sede civile nella prima sentenza definitiva di condanna al risarcimento. E' la prima verità su Ustica dopo il niente di fatto dei processi penali. Di seguito il commento che il giudice Rosario Priore, protagonista dell'inchiesta sulla strage nei cieli di Ustica e autore, con Giovanni Fasanella di Intrigo Internazionale , ha rilasciato all'agenzia AdnKronos: Si può tirare un sospiro di sollievo su questa sentenza, che finalmente mette la parola "fine" alla vicenda. Non posso esp...

L'inchiesta di Presa Diretta sulla Libia a sei mesi dall'esecuzione di Gheddafi!

Inchiesta di Presa Diretta sulla Guerra in Libia e sulle conseguenze attuali e le colpe dei paesi che hanno voluto la guerra!

"Libia, l'obiettivo della Nato è assassinare Gheddafi"

La guerra in Libia analizzata dal più autorevole studioso italiano del Nord Africa: Angelo Del Boca. A mesi di distanza dall'inizio della guerra in Libia, le chiedo: che storia è questa? «È una storia che si può guardare da molti lati, e comunque la si analizzi resta sempre una brutta storia. Perché è vero che c'è stata una risoluzione, la 1973, del Consiglio di Sicurezza dell'Onu che autorizzava l'attacco alla Libia di Gheddafi, ma poi questa facoltà è stata sicuramente snaturata, nel senso che ciò che si sta cercando di fare in tutti i modi è assassinare Gheddafi. Ormai nessuno tace su questa ipotesi. Gli stessi rappresentanti della Nato ammettono che se il Colonnello viene colpito e fatto fuori è ancora meglio È quindi una guerra strana ». Strana perché? «Perché in realtà la Francia ha un suo obiettivo, l'Italia un altro e gli Stati Uniti un altro ancora. Ma in definitiva nessuno sa come uscirne. E' una guerra nata sotto una cattiva informazione e continua ad...

I soldi di Gheddafi e la Lega Nord

Oggi Bossi prende le distanze dal colonnello libico. Ma alcune inchieste non lasciano dubbi. La Lega gli chiese aiuto per la secessione, per sgretolare l'unità d'Italia La Lega Nord ha chiesto l'aiuto di Gheddafi per finanziare la secessione. Il caso è scoppiato dopo che, durante un'intervista rilasciata dal colonnello ad una Tv francese, era emerso che fra Gheddafi e Bossi sarebbe intercorsa una trattativa per un aiuto a sostegno della secessione della Padania dal resto dell'Italia: «Mi chiese soldi per finanziare la secessione della Padania». Ma Umberto Bossi, lo scorso 9 marzo, ha affermato che la Lega Nord non ha mai ricevuto aiuti da parte di Gheddafi, sia sotto forma di armi sia di altro per la secessione e ha smentito subito tutto, dicendo che le armi si fabbricano in Lombardia. Strana smentita. Peccato per lui che già negli anni '90 i carabinieri avessero già scoperto tutto. Secondo le risultanze istruttorie dell'inchiesta "Cheque to Cheque...

Guerra in Libia, l’Italia sconfitta

Sarkozy ha premuto l'acceleratore mentre il governo italiano è rimasto a guardare. Ma nella nuova Libia potrebbe non esserci più spazio per noi. È stata u na scelta inevitabile. Non per forza la migliore Il governo italiano aveva il dovere di partecipare alla coalizione internazionale che sta imponendo la no-fly zone sulla Libia. Per motivi umanitari, certo. Ma anche e soprattutto per interesse nazionale. Il rischio è concreto: nella nuova Libia potrebbe non esserci più spazio per l'Italia di Berlusconi. Sarkozy ha premuto l'acceleratore della via militare per la risoluzione della guerra civile in Libia. Non solo una zona di non volo che possa evitare che Gheddafi possa bombardare la popolazione delle città controllate dagli insorti. Il governo francese appoggia apertamente gli insorti. L'Italia no. I motivi sono tanti dal trattato di amicizia con Gheddafi, al baciamano del premier, passando per Unicredit. La fretta della Francia. Sarkozy lo sa bene. La Libia rappresent...

Ipotesi sulla crisi libica

Provo ad avanzare alcune ipotesi di lavoro sul vasto movimento di protesta che, percorrendo tutta l'Africa settentrionale, si affaccia sul Mediterraneo (soprattutto Tunisia ed Egitto e poi Libia), e si spinge fino ai paesi del Medio Oriente. Il primo dato da sottolineare è che si tratta di un movimento fondamentalmente, se non esclusivamente, giovanile. Alla sua testa, ammesso e non concesso che questo movimento abbia un vertice di comando, non ci sono leader anziani e noti per il loro passato politico. Sottolineo: un movimento tutto di giovani. Qualcuno ha scritto di «primavera del mondo arabo». Il secondo dato, importante anch'esso, è che si tratta di un movimento postislamista (sul pericolo di Al Qaeda, Gheddafi forse esagera). Il sociologo Oliver Roy, professore di studi mediterranei all'università di Firenze, su Le Monde del 12 febbraio scriveva: «Se facciamo attenzione a quelli che hanno scatenato il movimento è evidente che si tratta di una generazion...

Appello per la Libia

Durante gli ultimi giorni, mentre dalla Libia giungevano resoconti di gravi violazioni di diritti umani, l'Italia ha fatto pressioni perché il dibattito europeo si concentrasse principalmente sulla necessità di contrastare il rischio percepito di nuovi flussi migratori, piuttosto che sull'urgenza di mettere fine a tali violazioni. Amnesty International ha ripetutamente chiesto che i diritti umani e le garanzie per rifugiati, richiedenti asilo e migranti venissero messi al centro della cooperazione con la Libia sul controllo dei flussi migratori. Alla luce degli eventi degli ultimi giorni in Libia, Amnesty International chiede al governo italiano, viste le solide e durature relazioni con la Libia, di intervenire in prima linea in difesa dei diritti dei manifestanti libici. Scrivi al Premier Berlusconi e ai Ministri Maroni e Frattini affinché riportino al centro della discussione le gravi violazioni dei diritti umani subite dal popolo libico. FIRMA L'APPELLO Il testo della le...

La rivoluzione continua e Silvio non vuole disturbare il dittatore Gheddafi

Sono decine i morti della rivolta nell'Est della Libia. Gheddafi minaccia una repressione "devastante". Ma l'insurrezione scuote anche altri dittatori e monarchi arabi alleati degli Usa. Mentre in tutto ciò Silvio Berlusconi, non vuole intromettersi nelle decisioni di Gheddafi, per "non disturbarlo". Attraverso i «comitati» di quella rivoluzione «verde», della quale Muammar Gheddafi forse conserva solo un pallido ricordo, il leader libico minaccia una «repressione devastante» della rivolta senza precedenti che sta affrontando da quattro giorni e che si concentra, per il momento, nell’Est del Paese. Anche ieri Bengasi (la seconda citta’ del paese), Baida e vari centri abitati verso il confine con l’Egitto sono stati teatro di manifestazioni e scontri. Il bilancio di morti e feriti è pesante. Negli ultimi 3 giorni, secondo Amnesty International, almeno 46 persone sarebbero state uccise dalle forze di sicurezza. Per Human Rights Watch invece i morti sa...

Sparano ai pescherecci. E agli immigrati?

Federico Mello sul Fatto Quotidiano di oggi si pone questa domanda L’urlo ha preceduto solo di qualche secondo la raffica. “Fermatevi, altrimenti questi vi sparano”. Questo l’allarme lanciato al peschereccio di Mazzara del Vallo – che navigava in acque internazionali – dal finanziere italiano che si trovava a bordo di una motovedetta facente parte delle gruppo di sei imbarcazioni donate dall’Italia alla Libia per pattugliare le coste. Oltre a lui, sulla barca che sparava all’impazzata, pare ci fossero oltre dieci italiani tra agenti della Guardia di Finanza, “osservatori” e tecnici. L’accordo Italia-Libia, come racconta Silvia D’Onghia oggi sul Fatto Quotidiano – prevede che a “sei unità navali con equipaggi misti” sia affidato il compito di “ controllo, ricerca e salvataggio nei luoghi di partenza e di transito delle imbarcazioni dedite al trasporto di immigrati clandestini, sia in acque territoriali libiche che internazionali, operando nel rispetto delle Convenzioni internazionali...

"COME UN UOMO SULLA TERRA" immigrazione? respingimenti? Libia?

Dopo lo show Gheddafi, proviamo a riflettere e a chiederci il perchè di queste sue continue visite che ogni volta ricoprono di ridicolo il nostro paese, senza che nessuno si indigni più di tanto. Allora insieme guardiamo questo documentario che ci racconta storie di uomini e donne che solo per il desiderio di emigrare pagano un prezzo più alto della loro stessa vita. chi sono quegli uomini e quelle donne sui barconi? Quali sono le loro storie? Che cosa hanno passato per arrivare in Italia? Come hanno fatto a ad attraversare un deserto? Cosa vuol dire viaggiare a 50 gradi dentro un container pieno zeppo di persone? Come sono gli analoghi dei nostri CPT in Libia? Sono campi di concentramento finanziati anche dall’Italia? Con i nostri soldi, quindi? Attraverso i racconti dei protagonisti scopriamo l'agghiacciante realtà del passaggio nell'inferno libico, fatto di campi di concentramento nel deserto, di stupri e di esseri umani venduti e comprati (uno di loro – Dagmar Yimer - è co-...

Libia: più di 200 persone di nazionalità eritrea rischiano il rimpatrio forzato

Secondo informazioni ricevute da Amnesty International, più di 200 cittadini eritrei sono stati picchiati e trasferiti con la forza dal centro di detenzione di Misratah a quello di Sabha, dove le condizioni sono di gran lunga peggiori. Rischiano il rimpatrio forzato in Eritrea, dove potrebbero subire torture. Sia il centro di detenzione di Misratah che quello di Sabha sono destinati ai "migranti irregolari", sebbene le autorità libiche facciano poco o nulla per distinguere tra richiedenti asilo, rifugiati e migranti. Circa due settimane fa, gli agenti di sicurezza libici hanno fatto circolare un modulo in lingua tigrina nel centro di detenzione di Misratah, chiedendo ai detenuti eritrei di compilarlo. Circa la metà di loro si è rifiutata di farlo, temendo che le informazioni personali riportate sarebbero state trasmesse alle autorità eritree. Il 29 giugno, circa 15 detenuti hanno tentato la fuga; 13 di essi sarebbero stati catturati nei due giorni successivi. Secondo le infor...