Passa ai contenuti principali

I soldi di Gheddafi e la Lega Nord


Oggi Bossi prende le distanze dal colonnello libico. Ma alcune inchieste non lasciano dubbi. La Lega gli chiese aiuto per la secessione, per sgretolare l'unità d'Italia La Lega Nord ha chiesto l'aiuto di Gheddafi per finanziare la secessione. Il caso è scoppiato dopo che, durante un'intervista rilasciata dal colonnello ad una Tv francese, era emerso che fra Gheddafi e Bossi sarebbe intercorsa una trattativa per un aiuto a sostegno della secessione della Padania dal resto dell'Italia: «Mi chiese soldi per finanziare la secessione della Padania». Ma Umberto Bossi, lo scorso 9 marzo, ha affermato che la Lega Nord non ha mai ricevuto aiuti da parte di Gheddafi, sia sotto forma di armi sia di altro per la secessione e ha smentito subito tutto, dicendo che le armi si fabbricano in Lombardia. Strana smentita. Peccato per lui che già negli anni '90 i carabinieri avessero già scoperto tutto. Secondo le risultanze istruttorie dell'inchiesta "Cheque to Cheque", della Procura di Torre Annunziata, risalente alla fine degli anni '90, è stato attivato un canale di finanziamento della Lega che, passando dalla Libia alla Russia, e dalla Russia alla Slovenia, finiva proprio in casseforti padane. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri il sostenitore di un progetto mirante alla frantumazione del vecchio continente in miriadi di piccoli staterelli locali, nati da spinte nazionaliste o da spinte autonomistiche, sarebbe stato tra gli altri il leader nazionalista russo Vladimir Zhirinovskji. Numerosi testimoni provenienti dalla ex Jugoslavia hanno rilasciato testimonianze che garantiscono «in maniera indiscutibile l'autenticità del giro d'affari tra un certo Nicholas Oman (trafficante d'armi e nazionalista sloveno nda ) e Zhirinovskji». I carabieri danno poi conto anche di documenti riservati che hanno confermato l'esistenza, nei programmi di Zhirinovskji, di un progetto. Quale? Quello di «favorire ovunque movimenti nazionalisti e autonomisti, indipendentemente dal loro orientamento ufficiale filo o anti-russo, in modo da accelerare processi disgregativi che,in qualche modo, avrebbero favorito poi nuove forme di aggregazione».
Ed ecco il punto: «Il Colonnello Gheddafi risulta essere stato tra i principali sponsorizzatori e promotori delle campagne e dell'ascesa politica dello stesso Vladimir Zhirinovskji» hanno scritto i carabinieri di "Cheque to Cheque". In sentesi, secondo le indagini dei Carabinieri il Colonnello Gheddafi, per il tramite del nazionalista russo e dei nazionalisti sloveni avrebbe concesso, di fatto gratuitamente, sostegno a «gruppi a carattere secessionista e indipendentista che operano nel nostro Paese».Ora il fatto interessante è che dalle indagini di "Cheque to Cheque" sono emersi, scrivono gli investigatori, «numerosi riscontri che legavano alcune parti del movimento di Bossi proprio ai nazionalisti sloveni. Questi ultimi erano, del resto, come si è visto attraverso la figura di Oman, strettamente legati a Vladimir Zhirinovskji e ai nazionalisti russi», un circuito finanziato con i "dinari" di Gheddafi. Il leader nazionlista russo dal canto suo ha sempre perorato la causa della lega e dell'indipendenza padana al punto che Roberto Maroni, all'epoca capo del governo padano, l'aveva invitato "come osservatore internazionale" alle elezioni "padane" del 26 ottobre 1997 per il primo parlamento della Padania. Perche? Perché "le affermazioni di Zhirinovski - ha detto Maroni - sono importanti. Finalmente, la comunita' internazionale si e' accorta che esiste la Padania e questo non puo' che confortarci e farci continuare con determinazione lungo la strada intrapresa". "Oggi Bossi smentisce tutto e cerca di prendere le distanze da Gheddafi mentre il segretario del Partito Nazional democratico russo, Vladimir Zhirinovsky, offre ospitalita' e rifugio a Mosca al leader libico Muammar Gheddafi. Nonostante tutto ciò e la stampa italiana, invece di gettarsi sulle tracce di Cheque to Cheque attenendosi alla verifica delle parole di Gheddafi, spettegola di una delegazione di camicie verdi, da barzelletta, che negli anni novanta fu spedita in Libia a caccia di finanziamenti per acquistare il quotidiano milanese "Il Giorno" chiedendo al Colonnello libico la bellezza di 300 miliardi di lire in cambio dell'appoggio leghista contro l'embargo della Libia. In sostanza a fronte del fatto che un partito rappresentato in parlamento e nel governo abbia chiesto finanziamenti ad uno stato estero per sgretolare l'unità nazionale (in favore di potenzialmente devastanti interessi stranieri), molti si sono attivati per ridimensionare il caso, gravissimo se vero, relegandolo alla richiesta di un semplice finanziamento per un investimento in campo editoriale. Dalla magistratura nessuna iniziativa. E tutto finisce qui. Siamo un ben strano Paese.
Fonte: Brescia Point

Commenti

Post popolari in questo blog

Dieci volte peggio dei nazisti di Piergiorgio Oddifreddi

(Quest'articolo e' apparso per poco tempo sul blog autori di Repubblica online). Uno dei crimini più efferati dell’occupazione nazista in Italia fu la strage delle Fosse Ardeatine. Il 24 maggio 1944 i tedeschi “giustiziarono”, secondo il loro rudimentale concetto di giustizia, 335 italiani in rappresaglia per l’attentato di via Rasell a compiuto dalla resistenza partigiana il 23 maggio, nel quale avevano perso la vita 32 militari delle truppe di occupazione. A istituire la versione moderna della “legge del taglione”, che sostituiva la proporzione uno a uno del motto “occhio per occhio, dente per dente” con una proporzione di dieci a uno, fu Hitler in persona. Il feldmaresciallo Albert Kesselring trasmise l’ordine a Herbert Kappler, l’ufficiale delle SS che si era già messo in luce l’anno prima, nell’ottobre del 1943, con il rastrellamento del ghetto di Roma. E quest’ultimo lo eseguì con un eccesso di zelo, aggiungendo di sua sponte 15 vittime al numero d...

Il PD al capolinea secondo Grillo

Buongiorno, siamo su tutti i giornali con delle facce terribili! Poi la gente che mi incontra per la strada mi dice “ma allora sei normale!” Dunque il Partito Democratico è completamente alla frutta. Non si sa più cosa sia. Fassino dice che il Partito Democratico non è un taxi. Bersani dice che il Partito Democratico non è un autobus e la Melandri dice che il Partito Democratico non è un tram. L’unica cosa certa che sappiamo del Partito Democratico è che non è un veicolo a motore. Sono veramente alla frutta. Sono andato per iscrivermi ad Arzachena. Sono andato con due garanti - perché ci vogliono due garanti che testimonino che tu sei tu – è venuto “Dughedaivezizzegazu” e il macellaio “Guzuguzu Paracheguzu”. Mi hanno detto che potevo fare la domanda, “ma la tessera non te la possiamo dare”. Ci siamo seduti in un bar. Ho compilato la mia domanda e ho pagato 16 euro. Ne bastavano 15, ma uno gliel’ho dato di stecca. Adesso sono riuniti in un consiglio provinciale e dicono che la mia...

Attrice porno a capo dell'ufficio stampa dell'INGV: "sono stata raccomandata da un politico"

Dopo la nomina di un professore di ginnastica a direttore generale , ora si scopre che il capo ufficio stampa dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Sonia Topazio, è un ex attrice erotica 'raccomandata' da un politico, come ha raccontato lei stessa ad alcuni giornali , diventata famosa per il cortometraggio "Benedetta Trasgressione", all'interno film erotico Corti circuiti erotici Vol. 2 di Tinto Brass (la foto è tratta dal film). Alla faccia dei 400 precari dell' INGV che attendono da anni un contratto, lei ammette candidamente di essere raccomandata, tanto in Italia nessuno si scandalizza più e tutti rispondono che "è normale" e "così fan tutti" (ma silenzio o rassegnazione è sinonimo di complicità) a differenza della Germania dove una tale dichiarazione rappresenterebbe un'autodenuncia da galera. Pretende di sapere chi ha divulgato la notizia: “ Vi dico il nome del politico che mi ha raccomandata...