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Le voci dei tunisini delusi dall’Italia: “Si rischia la vita per nulla”

Un migrante: “Il mio amico pensava di trovare una vita migliore, invece è morto in mare. Forse si è risparmiato un’enorme delusione”. Un ragazzo tunisino mi ha consegnato una fotografia scattata qualche settimana fa. In questi giorni post-rivoluzionari per intenderci. Nella foto si vedono due ragazzi in un tetto con il cappio al collo e, sotto ai loro piedi, un cartello con la scritta “ il lavoro o la morte ”. Dopo le manifestazioni e la caduta del regime, il popolo tunisino vuole i fatti. “ Questa è la realtà della Tunisia oggi. Non funziona nulla. Il governo provvisorio non risponde alle esigenze dei giovani: per questo si preferisce emigrare ”, mi racconta Iskander Chetiba, uno studente di Tunisi che ha partecipato alla rivoluzione. Molte persone preferiscono scappare da questa terra, soprattutto i giovani . Anche Jawher Alayet, 22 anni, il 18 marzo decise di imbarcarsi dalla Tunisia con una “carretta”, come tante se ne vedono in questi giorni nel Mar Mediterraneo. Le o...

Lo stillicidio dei naufragi: oltre 800 morti dall’inizio dell’anno

Alcuni corpi ripescati con numerose ferite da arma da fuoco. Galleggiano a fior d'acqua, dilaniati da colpi di arma da fuoco e sospinti dalle onde. Di loro non si era saputo nulla dalla notte tra il 22 e il 23 marzo quando l'imbarcazione su cui viaggiavano, carica di oltre trecento persone, era salpata dalle coste libiche. Adesso i corpi dei migranti - tra i primi a tentare la via di Lampedusa dopo lo scoppio della guerra civile in Libia - stanno lentamente riaffiorando. Secondo la denuncia dell'agenzia Habeshia, guidata da don Mussiè Zerai, "queste persone non hanno avuto neanche il tempo di chiedere aiuto con il telefono satellitare che avevano a bordo, sono sparite nel nulla", crivellate da colpi di arma da fuoco in pochi istanti. Il loro viaggio - dopo aver patito l'inferno del deserto africano - è finito sotto i colpi furiosi di chi ha iniziato a sparare su esseri umani inermi, stipati su un barcone. "Questi morti - spiega don Mussiè - sono ed erano...

Il clow dell'emergenza

Come all’Aquila, per il terremoto, come a Napoli per i rifiuti, Berlusconi è andato a Lampedusa, per fare la sua esibizione sull’emergenza. Poco prima Amnesty International aveva denunciato “la gravità inaccettabile di un’accoglienza volutamente disordinata ed incivile per gli esseri umani sbarcati in Italia”. Da un presidente del consiglio che approda a Lampedusa per rendersi conto della situazione, il buon senso avrebbe voluto che incontrasse le persone, sia gli abitanti che i profughi, ascoltasse le loro esigenze per prendere provvedimenti. Ma le persone non si possono cambiare, ha fatto il solito discorso alla berlusconiana, trattando gli esseri umani emigrati, come ha trattato i rifiuti a Napoli e promettendo agli abitanti dell’isola le cose che ha in testa lui: metterò un casinò, farò campi da golf, candiderò Lampedusa a premio Nobel per la pace, in sei giorni Lampedusa sarà libera e rifiorirà. Uno ricco come lui, che vive in una realtà tutta sua, non può immaginare come si trov...
NELL'ISOLA dei disperati il più disperato è lui. Con la camicia scura aperta sul collo e il doppiopetto nero che è diventato enorme, Berlusconi a Lampedusa è più Cetto Laqualunque dello stesso Albanese.È venuto a svuotare l'isola così come andò a svuotare Napoli. Lì i rifiuti e le lordure furono caricati sui Tir, dispersi via terra con destinazione ignota, e qui sulle navi, onda su onda il mare li porterà al largo dell'Italia degli egoismi regionali e del ricatto secessionista. "Sono lampedusano" dice, e sembra la caricatura di Kennedy a Berlino, "stamattina ho comprato una villa su Internet, si chiama "Le due palme"". Più tardi, a un cronista che lo aspetta sulla sabbia nascosto dietro una delle due palme confesserà compiaciuto: "Ma è tutta da rifare". Le tv mandano ossessivamente l'immagine della facciata, il muro di cinta, e poi sabbia, stoppie, l'intervista ai vicini di casa. Ha già speso due milioni di euro. Il solito ve...

Emergenza Clandestini? Non è mai finita!

Le cose che il Governo Italiano e parte della stampa italiana, nasconde all'opinione pubblica.

In Sicilia si fanno grandi affari sull’emergenza migranti: spunta "il villaggio della solidarietà"

Grandi affari all’orizzonte con l’emergenza migranti di Lampedusa. Dopo il blitz in Sicilia del presidente del consiglio Berlusconi e del ministro Maroni, dal cilindro del governo è uscita una proposta senza precedenti in Italia. Quella di trasformare l’ex “residence degli aranci” di Mineo (Catania) nel “villaggio della solidarietà” per rifugiati e immigrati. Non si tratta della solita caserma dell’esercito abbandonata ma di un complesso con 404 villette indipendenti, dotato di strutture commerciali, palestre, campi da tennis e football, un asilo nido, una sala per le funzioni religiose e 12 ettari di spazi verdi. Sino a qualche mese fa era uno dei tanti villaggi della piana di Catania destinati ai militari di stanza nella base USA di Sigonella. In futuro potrebbe diventare un “centro residenziale a 4 stelle” per stranieri, ma aldilà dei pronunciamenti, pare che le idee non siano del tutto chiare e concordi. Il governatore della Sicilia, Raffele Lombardo, si dice d’accordo con il minis...