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Visualizzazione dei post con l'etichetta Paolo Borsellino

Lettera di Manfredi Borsellino al padre Paolo

Il primo pomeriggio di quel 23 maggio studiavo a casa dei miei genitori, preparavo l'esame di diritto commerciale, ero esattamente allo "zenit" del mio percorso universitario. Mio padre era andato, da solo e a piedi, eludendo come solo lui sapeva fare i ragazzi della scorta, dal barbiere Paolo Biondo, nella via Zandonai, dove nel bel mezzo del "taglio" fu raggiunto dalla telefonata di un collega che gli comunicava dell'attentato a Giovanni Falcone lungo l'autostrada Palermo-Punta Raisi. Ricordo bene che mio padre, ancora con tracce di schiuma da barba sul viso, avendo dimenticato le chiavi di casa bussò alla porta mentre io ero già pietrificato innanzi la televisione che in diretta trasmetteva le prime notizie sull'accaduto. Aprii la porta ad un uomo sconvolto, non ebbi il coraggio di chiedergli nulla né lui proferì parola. Si cambiò e raccomandandomi di non allontanarmi da casa si precipitò, non ricordo se accompagnato da qualc...

L’agenda rossa, e un abito da sposa

E’ inutile che parli della morte di Borsellino. Lo state già ricordando tutti, per fortuna. Il 19 luglio del 1992 io avevo otto anni e della mafia sapevo ben poco. Perché, giuro, si può sapere poco di mafia anche crescendo a Napoli. Diciamo che molto di quel poco l’avevo saputo il 23 maggio di quello stesso anno, quando in tv vidi l’autostrada sventrata dall’attentato a Falcone. Torniamo al punto. Il 19 luglio del 1992 c’era, in auto con Borsellino, una donna. Una donna che faceva da scorta a un giudice. Si chiamava Emanuela Loi, aveva ventiquattro anni e doveva sposarsi pochi giorni dopo. Veniva dalla Sardegna, da Sestu, un paesino dell’entroterra cagliaritano. Amava i bambini e aveva un diploma per insegnare alle elementari. Poi, mentre aspettava la chiamata di una scuola, si fece contagiare dal sogno della sorella Claudia e fece il concorso per entrare in Polizia. Claudia non fu ammessa, Emanuela sì. Dopo due anni fu trasferita a Palermo e decise di entrare ne...

Sì, li avete uccisi. E lo state facendo ancora.

All’indomani della morte di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino pronunciò queste parole che hanno fatto la storia: “ Non li avete uccisi, le loro idee camminano sulle nostre gambe. “ La triste verità, al di là della forza evocativa di queste parole, è che però li hanno uccisi (non solo Falcone e Borsellino: ci sono anche i La Torre, i dalla Chiesa, i Chinnici e via per la lunghissima lista di “uomini soli” uccisi dalla mafia). E la verità è che lo stanno facendo per la seconda volta , negando la verità su quelle stragi. Sulle tante stragi. La trattativa ci fu, questo ormai è un dato assodato. Ma esattamente come quando si negava l’esistenza della Mafia e si imputava a Falcone di distruggere l’economia siciliana, anche oggi c’è chi sta letteralmente massacrando la Procura di Palermo (e il suo magistrato simbolo, vale a dire Ingroia) per le sue indagini. I motivi sono molti. Probabilmente, così come Buscetta disse a Falcone che “ il paese non era pronto ” per certe su...

Borsellino: 57 giorni di angoscia e l'attesa della fine

Tra la strage di Capaci (23 maggio 1992) e quella di via D'Amelio (19 luglio) passarono solo 57 giorni. Paolo Borsellino li trascorse, nell'attesa cupa di un nuovo segnale di morte, mettendo insieme tracce, ricordi, nuove tessere, spunti investigativi per arrivare alla verita' sull'assassinio del suo amico Giovanni Falcone. Era animato dalla consapevolezza che non gli restasse molto tempo. Da un incontro casuale all'aeroporto con il ministro Salvo Ando' aveva appreso che un pentito aveva annunciato: ''L'esplosivo per Borsellino e' gia' arrivato''. I familiari conservano il ricordo di un uomo sfiancato dal dolore. Il figlio Manfredi dice che in quei giorni era ridotto alla controfigura di ''quell'uomo dissacrante e sempre pronto a non prendersi sul serio che tutti conoscevamo''. Il sorriso era spento, l'ironia scomparsa. Borsellino era ormai consapevole di essere esposto a gravissimi pericol...

Mafia: stasera da Milano a Catania "notte" contro Cosa Nostra ricordando il giudice Borsellino.

Oggi 19 Gennaio, anniversario della nascita del giudice Paolo Borsellino, si terrà una serata di letture contro Cosa Nostra in molte città italiane da Milano a Catania. Infatti stasera si svolgerà la terza puntata dell'iniziativa "Notti contro le mafie, parola ai giovani" e come spiegano gli stessi organizzatori "oggi è una giornata simbolica e abbiamo scelto proprio questa data per ricordare oltre che Paolo Borsellino ed il suo amico e collega Giovanni Falcone, anche persone come, Padre Pino Puglisi, Peppino Impastato, Rita Atria e tutti quelli che sono morti per essersi opposti con coraggio alla mafia, perché è nostro dovere oggi portare avanti le loro idee ed il loro operato". Stasera dunque una "notte" che vedrà anche la presenza di importanti ospiti città per città, tra cui Salvatore Borsellino e Giulio Cavalli a Milano, Elio Veltri e Antonio Mazzeo a Bologna, Gioacchino Genchi ed Emiliano Morrone a Roma, mentre a Palermo dove si terrà il 27 Genna...

La trattativa Stato-Mafia

Intervistato ai microfoni del tg Rai Sicilia, il procuratore di Caltanissetta Sergio Lari non ha dubbi sull’assassinio del magistrato Borsellino e sulla strage di via d’Amelio del 1992: “L’accordo ci fu e le nostre indagini, seppure dopo tanti anni, hanno potuto accertare inconfutabilmente che Paolo Borsellino fu informato dell’esistenza di una trattativa tra Stato e mafia sin dal 28 giugno”. E sul patto tra esponenti di Cosa Nostra e uomini di servizi segreti, aggiunge: “Da questo a dire che la strage di via D’Amelio sia nata perchè egli si è opposto a questa trattativa il passo è lungo”.Borsellino – e per Lari è rigoroso il condizionale - potrebbe essere stato ucciso perchè intendeva contrastare quell’accordo. Ma un’altra ragione può essere ravvisata nell’ipotesi che “Totò Riina autonomamente abbia deciso di accelerare una strage già programmata, in quanto la trattativa non stava andando in porto. In ogni caso, la trattativa, in un senso o nell’altro, ha avuto un ruolo nell’anticipaz...

18 anni senza Borsellino

Grazie a Skytg24 vi facciamo ascoltare le testimonianze raccolte oggi a Palermo per commemorare i 18 anni dall'attentato a Paolo Borsellino e la sua scorta, Agostino Catalano, Walter Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi e Claudio Traina.

Paolo Borsellino

Il nostro blog vuole ricordare il sacrificio di Paolo Borsellino con questo semplice video. Borsellino ha combattuto per un Italia migliore e contro lo Stato, o almeno una parte di Stato che non vuole che si faccia luce sulle stragi del 1992.

Le statue potranno anche cadere o esser danneggiate, ma le idee NO!

Le statue potranno anche cadere o esser danneggiate, ma le idee NO! Tratto da "la repubblica" Palermo ricorda Borsellino Al via le commemorazioni per il 18esimo anniversario della strage di via D'Amelio in cui persero la vita il magistrato e i cinque uomini della scorta. Il procuratore capo di Palermo, Messineo: "Aperti squarci importanti, ma non so se sarà possibile raggiungere la verità" Palermo, con le "agende rosse"davanti al Palazzo di Giustizia. PALERMO - Tutti in piedi, con l'"agenda rossa" in mano, nell'Aula Magna del palazzo di giustizia di Palermo. Così si è aperta l'iniziativa con cui la sezione distrettuale dell'Associazione nazionale magistrati commemora Paolo Borsellino, ucciso 18 anni fa in via D'Amelio. L'anniversario cade in realtà il 19 luglio, ma fin da oggi nel capoluogo siciliano sono previste alcune iniziative per ricordarne la figura. Un'aula gremita, in gran parte da esponenti e simpatizzant...

MAFIA: MARCELLO DELL'UTRI CONDANNATO A 7 ANNI DI CARCERE

Il "senatore" Marcello dell'Utri, nonchè Bibliofilo e pensatore del partito delle Libertà, viene condannato a 7 anni di carcere. Però i giudici lo considerano colpevole di concorso esterno in associazione mafiosa solo fino al 1992, un anno prima della creazione di Forza Italia e le stragi di Falcone e Borsellino. La cosa che però deve essere chiara a noi tutti, è il fatto che quest'uomo è un amico dei mafiosi, infatti l a corte d'appello ritiene provato che Dell'Utri intrattenne stretti rapporti con la vecchia mafia di Stefano Bontade e poi, dopo il 1980, con gli uomini di Totò Riina e Bernardo Provenzano. BORSELLINO DICEVA :