Alle 11,35 del 9 maggio del 1997, quindici anni fa, una ragazza bionda cammina accompagnata da una amica per i vialetti interni dell'università La Sapienza di Roma. C'è il sole e forse non si accorge di quanto accade: dall'aula 6 dagli uffici dell'istituto di Filosofia del diritto, al secondo piano della facoltà di Giurisprudenza, una mano armata di pistola spara centrando la studentessa che dopo cinque giorni di agonia muore. La vita di Marta Russo viene spezzata a soli 22 anni: e ancora oggi il movente resta inspiegabile. Una vicenda che, come avviene per molti casi di cronaca nera, appassionò e spaccò il paese. E che ha visto un lungo e controverso iter giudiziario che ancora oggi vive di strascichi e polemiche. I processi hanno accertato che ad impugnare l'arma che uccise Marta quella mattina fu Giovanni Scattone, all'epoca ricercatore presso Filosofia del diritto. Con lui era presente al momento dello sparo un suo amico e collega, Salvatore Ferraro. I...
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