Passa ai contenuti principali

Dalla Lega al Pd l'importante è rubare!



Vent’anni fa, quando a Milano esplose
Tangentopoli, c’erano i partiti dei ladri e i
partiti che combattevano i ladri. Da una parte
la mangiatoia trasversale e consociativa
Dc-Psi-Pds-Pli-Pri-Psdi, che aveva addirittura un
cassiere unico per andare a prendere le mazzette e
poi spartirle fra tutti la notte, dopo aver messo in
scena di giorno la commedia di maggioranza e
opposizione. Dall’altra il fronte di chi non rubava, o
perché non prendeva tangenti o perché non gliele
offrivano: la Rete, i Verdi, il Msi, la Lega (anche se a
fine '93 fu coinvolto anche Bossi col suo tesoriere
Patelli, detto “il pirla”). La gente che non ne poteva
più dei ladri e tifava per le guardie aveva uno sbocco,
una speranza, un partito per cui votare: a destra
come a sinistra. Oggi non si sa più dove sbattere la
testa, perché si avverano tutti i luoghi comuni del più
vieto qualunquismo: rubano tutti, il più pulito ha la
rogna, è tutto un magnamagna. Nessuno dei grandi
partiti può dirsi immune dalla tangentomania. Basta
un’occhiata alla foto dei cinque membri dell’Ufficio
di Presidenza della Regione Lombardia: Filippo
Penati (Pd, indagato per concussione e corruzione),
Franco Nicoli Cristiani (Pdl, arrestato per corruzione
e traffico illecito di rifiuti), Massimo Ponzoni (Pdl,
arrestato per concussione, corruzione,
finanziamento illecito, bancarotta fraudolenta,
peculato e appropriazione indebita), Davide Boni
(Lega, indagato ieri per corruzione); poi c’è Carlo
Spreafico (Pd con un cerchio nella foto), unico intonso da guai giudiziari, al
quale converrà darsi da fare per non sentirsi troppo
solo. Bossi aveva appena detto che “a Formigoni
gliene arrestano uno al giorno” e, sempre per
risparmiargli una grama solitudine, i pm hanno
acchiappato uno dei suoi fedelissimi. Naturalmente
la giunta Formigoni non cadrà, anzi si rafforzerà ora
che nemmeno la Lega può più dare lezioni di morale
(il Pdl non ha mai potuto, per motivi statutari; e men
che meno il Pd, ligio al Codice Penati). Il Celeste
seguiterà a dire che non s’era accorto di nulla, tutto
avveniva a sua insaputa (anche i suoi allegri
conversari con don Verzé): lui quel rumore di
ganasce e quel fruscio di banconote tutt’intor no
l’aveva sempre scambiato per un concerto sinfonico.
Il bello del caso Boni, come già del caso Penati, è che
i giudici sostengono che parte della presunta
mazzetta sarebbe finita al partito. Oh bella: ma non si
era detto che vent’anni fa si rubava per il partito e
oggi si ruba per sé? In effetti, se vent’anni fa “il
convento era povero ma i frati erano ricchi”
(copyright Rino Formica), oggi i partiti nuotano
nell’oro dei “rimborsi elettorali” che coprono il
quadruplo delle spese. Anche da morti, vedi
Margherita, hanno plusvalenze che la più florida
azienda tedesca se le sogna, e quando un tesoriere
scappa con la cassa nessuno se ne accorge. La Lega
le investiva in Tanzania. E allora che bisogno c'è di
rubare per il partito? Se le accuse a Penati e a Boni
saranno provate, si scoprirà che oggi si ruba insieme
per sé e per il partito: non tanto per arricchirsi,
quanto per fare carriera nel partito a discapito di chi
non ruba. Perché i partiti, seppure ricchi sfondati,
sono insaziabili e garantiscono corsie preferenziali di
carriera a chi procaccia altro denaro. Non basta più
nemmeno la fedeltà cieca al capo (Penati è il braccio
destro di Bersani, Boni è un fedelissimo di Bossi):
bisogna darsi da fare, “non stare lì a scaldare la sedia”
come diceva la buonanima di Craxi ai compagni che
non rubavano o rubavano troppo poco. Sennò si
rischia di venire scavalcati da un servo che ruba di
più. Per questo, quando i partiti organizzano i
congressi, vincono sempre il capo e gli amici del
capo. Ma poi, appena si interpellano gli elettori,
vince sempre l’outsider: alle primarie di Palermo,
Ferrandelli non era certo meglio della Borsellino:
basta guardarlo. Ma ha avuto la fortuna di essere
osteggiato da Bersani, mentre Rita ha avuto la sfiga di
esserne appoggiata. Al posto della Fiom e dei No Tav
saremmo al settimo cielo: se Bersani non va, il corteo di venerdì sarà un trionfo.


                                                                  Marco Travaglio

Commenti

Post popolari in questo blog

Un serpente nel bunker di Rebibbia

Il 12 febbraio è iniziato presso l’aula bunker del carcere di Rebibbia il processo contro alcuni militari latinoamericani che durante gli anni ‘70 hanno partecipato all’ Operazione Condor . La maggior parte degli imputati sono già stati processati e condannati in altri paesi, quindi l’udienza è più un risarcimento che una vera ricerca della verità. Operazione Condor La somiglianza tra le dittature militari che hanno dominato il Sud America durante gli anni '60 e '70 è atroce. Guidati dal sanguinoso filo conduttore dell'Operazione Condor e grazie alle tecniche d’oppressione più spietate, sono state capaci di annullare qualsiasi dissenso politico o ideologico.   Dare una stima delle persone che sono state giustiziate o torturate sarebbe tanto inesatto quanto terrificante. È difficile camminare dentro il carcere di Rebibbia e non pensare di essere dentro un fumetto di Zerocalcare. Ma questa mattina, mentre passeggio per questa felice isola...

SPUTAVA NEI PIATTI DEI DEPUTATI. LICENZIATA CAMERIERA DELLA BUVETTE

In Italia spero non vengano licenziati e spero esistano tanti camerieri come lei! Iulia Borshenko, una delle cameriere che lavora nella buvette del Parlamento ucraino, è stata licenziata in tronco poiché era solita sputare nei piatti dei deputati. La notizia è stata diffusa da RSI.ch. La donna, che è stata individuata dopo una breve indagine ed una serie di reclami, ha giustificato così il suo gesto: “È stata la mia vendetta perché hanno portato il Paese alla rovina”. “Pensate che noi abbiamo un buon salario alla Supreme Rada cafeteria. Per nulla, solo 3200 grivnie (circa 390 dollari) al mese, che non sono nulla se vivete nella capitale ucraina. Ho lavorato lì per quattro anni solo perchè questo mi consentiva di vendicarmi contro i parlamentari per ciò che fanno al Paese e alla gente. Se qualcuno pensa che io mi penta di quello che ho fatto, si sbaglia: io seguo la mia posizione politica”.

Dieci volte peggio dei nazisti di Piergiorgio Oddifreddi

(Quest'articolo e' apparso per poco tempo sul blog autori di Repubblica online). Uno dei crimini più efferati dell’occupazione nazista in Italia fu la strage delle Fosse Ardeatine. Il 24 maggio 1944 i tedeschi “giustiziarono”, secondo il loro rudimentale concetto di giustizia, 335 italiani in rappresaglia per l’attentato di via Rasell a compiuto dalla resistenza partigiana il 23 maggio, nel quale avevano perso la vita 32 militari delle truppe di occupazione. A istituire la versione moderna della “legge del taglione”, che sostituiva la proporzione uno a uno del motto “occhio per occhio, dente per dente” con una proporzione di dieci a uno, fu Hitler in persona. Il feldmaresciallo Albert Kesselring trasmise l’ordine a Herbert Kappler, l’ufficiale delle SS che si era già messo in luce l’anno prima, nell’ottobre del 1943, con il rastrellamento del ghetto di Roma. E quest’ultimo lo eseguì con un eccesso di zelo, aggiungendo di sua sponte 15 vittime al numero d...