72 civili tra cui 20 donne e 24 bambini uccisi: è questo il bilancio drammatico delle operazioni Nato in Libia dello scorso anno denunciato oggi dagli attivisti per i diritti umani dell’associazione umanitaria Human Rights Watch.
L’osservatorio, nel rapporto dal titolo ‘Vittime non riconosciute: civili morti nelle incursioni aeree della Nato in Libia’, accusa gli eserciti occidentali di non riconoscere la portata dei danni del loro intervento militare in nordafrica per spodestare il leader libico Muhammar Gheddafi. Alle uccisioni avvenute nel corso di otto raid aerei – spiegano gli attivisti – non ha seguito l’apertura di alcuna indagine. Nel dossier, inoltre, pur riconoscendo la volontà della Nato di ridurre al minimo la portata delle vittime, si spiega che le accuse di Paesi come la Russia verso le forze occidentali sono state dettate da strumentalizzazione politica. Prima di Human Right Watch era stata l’organizzazione umanitaria Amnesty International a cimentarsi nell’identificazione delle vittime dei bombardamenti Nato, documentando 55 morti tra i civili, dei quali 14 donne e 16 bambini.
La Nato, dal canto suo, afferma che le operazioni in Libia, conclusesi il 31 ottobre 2011, hanno avuto successo perché condotte con una “cura” e una “precisione senza precedenti”, “ad un livello superiore di quanto richiesto dal diritto internazionale”, e hanno fatto emergere la capacità degli alleati di lavorare bene insieme anche in una campagna limitata. “La Nato ha fatto di tutto per ridurre al minimo i rischi per i civili, ma in una complessa campagna militare, il rischio non può mai essere zero”, ha affermato la portavoce della Nato Oana Lungescu.
La preoccupazione per le morti civili in Libia possono ora ostacolare la capacità della Nato di svolgere in futuro operazioni fuori dal territorio dei paesi aderenti, nordamericani ed europei. La Russia aveva dato il suo placet all’intervento militare in Libia. Successivamente aveva denunciato la Nato di aver “gravemente violato” il suo mandato. Questa posizione è considerata come un pretesto per opporsi ad un intervento delle forze Onu nella Siria dilaniata dalle rivolte anti regime.
Il rapporto di Hwr ha ricordato come in un attacco al villaggio di Majer, 100 miglia ad Est di Tripoli, l’8 agosto scorso, hanno perso la vita 34 persone, mentre altre 30 sono rimaste ferite.
Il 12 febbraio è iniziato presso l’aula bunker del carcere di Rebibbia il processo contro alcuni militari latinoamericani che durante gli anni ‘70 hanno partecipato all’ Operazione Condor . La maggior parte degli imputati sono già stati processati e condannati in altri paesi, quindi l’udienza è più un risarcimento che una vera ricerca della verità. Operazione Condor La somiglianza tra le dittature militari che hanno dominato il Sud America durante gli anni '60 e '70 è atroce. Guidati dal sanguinoso filo conduttore dell'Operazione Condor e grazie alle tecniche d’oppressione più spietate, sono state capaci di annullare qualsiasi dissenso politico o ideologico. Dare una stima delle persone che sono state giustiziate o torturate sarebbe tanto inesatto quanto terrificante. È difficile camminare dentro il carcere di Rebibbia e non pensare di essere dentro un fumetto di Zerocalcare. Ma questa mattina, mentre passeggio per questa felice isola...

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