Un'anonima ambientalista del Vallo di Diano ci aggiorna sulle ultime notizie sul petrolio nella provincia di Salerno:
A quasi un anno di
distanza ritorna l’attacco delle compagnie petrolifere alla nostra
terra. Dopo la Shell questa volta è la Appennine Energy a richiedere
una nuova istanza di permesso di ricerca idrocarburi che coinvolge
non solo la già vessata Basilicata ma anche la regione Campania,
corteggiata da tempo sia nel Vallo di Diano che in Irpinia. La nuova
istanza, denominata “Tardiano”, riguarda 10 comuni per un totale
di 212,4 Kmq (8 in Basilicata e 2 in Campania): Grumento Nova,
Lagonegro, Moliterno, Sarconi, Tramutola, Castelsaraceno, Spinoso,
Lauria, Casalbuono, Montesano sulla Marcellana. L’allerta è
scattata grazie ad una nota pubblicata sul sito della OLA
(Organizzazione Lucana Ambientalista) la quale, oltre rendere noto
che sull’ultimo Bollettino degli Idrocarburi e delle Georisorse del
31 Marzo 2013 compare questa istanza, richiede sia alle
amministrazioni comunali che alle comunità coinvolte di opporsi in
maniera energica e decisa a questa ennesima offensiva.
L’emergenza si pone
poiché questi territori, già molto fragili e bisognosi di tutela,
sono ricchi di bacini idrici tra i più importanti del Sud Italia e
tutti oramai si rendono conto di quanto l’acqua sia il nostro bene
primario senza il quale non vi sarebbe la vita! Ma non solo: le zone
interessate accolgono attività agricole, zone archeologiche e
turistiche, nonchè ambienti naturali unici. Queste istanze, infatti,
lambiscono due Parchi Nazionali: quello dell’Appennino Lucano e
quello del Cilento - Vallo di Diano. Bisognerebbe far presente che i
problemi ambientali e salutari connessi alle attività estrattive,
purtroppo, non si limiterebbero a restare entro i margini cartacei ma
si espanderebbero, mettendo a rischio equilibri molto delicati.
Ad illuminare
ulteriormente sui rischi idrogeologici e sismici è intervenuto anche
il prof. Ortolani, docente di geologia stratigrafica e
sedimentologica dell’Università Federico II di Napoli, il quale
spiega la complessa situazione delle zone interessate e mette in
rilievo “ l’importanza dei serbatoi idrogeologici che tra il
Vallo di Diano e l’alta Val d’Agri alimentano sorgenti perenni di
acqua potabile con una portata complessiva media di circa 8000 litri
al secondo con scaturigini a quota elevata “. Il prof. inoltre
ricorda che “ nell’ambito del permesso, nel sottosuolo, si
trovano le faglie attive responsabili del sisma del 1857 ”.
Tutte
caratteristiche, insomma, che dovrebbero frenare senza indugi
qualsiasi iniziativa che vada a sconvolgere l’armonia e la
stabilità degli equilibri naturali.
L’istanza
è stata presentata al Ministero dello Sviluppo Economico il 28
febbraio scorso e dovrà ora essere esaminata dal CIRM per proseguire
il suo iter successivo presso le Regioni Basilicata e Campania.
Come
per quanto avvenuto l’anno scorso con la Shell ci ritroviamo quindi
di nuovo in attesa, nella speranza che anche chi ha il compito di
giudicare queste proposte sia cosciente di cosa significherebbe un
assenso a tali attività.
ambientalista anonima

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