Passa ai contenuti principali

Dov’è l’Italia sognata da chi ha combattuto la Resistenza?



Chi legga oggi le Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana non può non provare sgomento se confronta le speranze in nome delle quali molti diedero la vita con la situazione presente dell’Italia.«Muoio contento, per la mia Patria e per l’idea di una futura giustizia e libertà del paese». «Ho combattuto per preparare la via ad una Italia libera e nuova». «Sappi che tuo figlio muore per un alto ideale, per l’ideale della Patria più libera e più bella». «Ho vissuto per un ideale di libertà e di giustizia». «Il tuo papà è stato condannato a morte per le sue idee di Giustizia e di Eguaglianza». «Spero che il mio sacrificio come quello dei miei compagni serva a darvi un migliore domani, in un’Italia più bella quale io e voi abbiamo sempre agognato nel più profondo del nostro animo».Che ne è oggi di quelle speranze? Viviamo in un paese in cui la democrazia stessa è in pericolo, minacciata da chi, volendo asservire l’Italia ai propri interessi e porsi al di sopra delle leggi come un sovrano assoluto, ha dichiarato guerra alle istituzioni e alla Carta costituzionale. Un paese in cui, come ha scritto Alberto Asor Rosa, «un gruppo affaristico-delinquenziale ha preso il potere» e sembra che con il denaro sia possibile comprare tutto e tutti. Un paese nel quale si calpestano i diritti e la dignità dei lavoratori, mentre crescono le disuguaglianze tra chi è sempre più ricco e chi è schiacciato dalla povertà, dalla disoccupazione, dalla precarietà. Un paese in cui, per calcolo politico, si sono alimentati contro rom e migranti i sentimenti peggiori e gli istinti più bassi, dall’egoismo e dalla chiusura verso gli altri fino al razzismo e all’odio per il diverso.Sarebbe questa l’Italia «più bella» per la quale tanti uomini e tante donne hanno combattuto, sono stati torturati, sono morti? Che il loro esempio ci aiuti a trasformare lo sgomento in ribellione, per ricominciare a costruire un’Italia fedele ai valori della Resistenza.






Fonte: Micromega

Commenti

Post popolari in questo blog

Un serpente nel bunker di Rebibbia

Il 12 febbraio è iniziato presso l’aula bunker del carcere di Rebibbia il processo contro alcuni militari latinoamericani che durante gli anni ‘70 hanno partecipato all’ Operazione Condor . La maggior parte degli imputati sono già stati processati e condannati in altri paesi, quindi l’udienza è più un risarcimento che una vera ricerca della verità. Operazione Condor La somiglianza tra le dittature militari che hanno dominato il Sud America durante gli anni '60 e '70 è atroce. Guidati dal sanguinoso filo conduttore dell'Operazione Condor e grazie alle tecniche d’oppressione più spietate, sono state capaci di annullare qualsiasi dissenso politico o ideologico.   Dare una stima delle persone che sono state giustiziate o torturate sarebbe tanto inesatto quanto terrificante. È difficile camminare dentro il carcere di Rebibbia e non pensare di essere dentro un fumetto di Zerocalcare. Ma questa mattina, mentre passeggio per questa felice isola...

SPUTAVA NEI PIATTI DEI DEPUTATI. LICENZIATA CAMERIERA DELLA BUVETTE

In Italia spero non vengano licenziati e spero esistano tanti camerieri come lei! Iulia Borshenko, una delle cameriere che lavora nella buvette del Parlamento ucraino, è stata licenziata in tronco poiché era solita sputare nei piatti dei deputati. La notizia è stata diffusa da RSI.ch. La donna, che è stata individuata dopo una breve indagine ed una serie di reclami, ha giustificato così il suo gesto: “È stata la mia vendetta perché hanno portato il Paese alla rovina”. “Pensate che noi abbiamo un buon salario alla Supreme Rada cafeteria. Per nulla, solo 3200 grivnie (circa 390 dollari) al mese, che non sono nulla se vivete nella capitale ucraina. Ho lavorato lì per quattro anni solo perchè questo mi consentiva di vendicarmi contro i parlamentari per ciò che fanno al Paese e alla gente. Se qualcuno pensa che io mi penta di quello che ho fatto, si sbaglia: io seguo la mia posizione politica”.

Dieci volte peggio dei nazisti di Piergiorgio Oddifreddi

(Quest'articolo e' apparso per poco tempo sul blog autori di Repubblica online). Uno dei crimini più efferati dell’occupazione nazista in Italia fu la strage delle Fosse Ardeatine. Il 24 maggio 1944 i tedeschi “giustiziarono”, secondo il loro rudimentale concetto di giustizia, 335 italiani in rappresaglia per l’attentato di via Rasell a compiuto dalla resistenza partigiana il 23 maggio, nel quale avevano perso la vita 32 militari delle truppe di occupazione. A istituire la versione moderna della “legge del taglione”, che sostituiva la proporzione uno a uno del motto “occhio per occhio, dente per dente” con una proporzione di dieci a uno, fu Hitler in persona. Il feldmaresciallo Albert Kesselring trasmise l’ordine a Herbert Kappler, l’ufficiale delle SS che si era già messo in luce l’anno prima, nell’ottobre del 1943, con il rastrellamento del ghetto di Roma. E quest’ultimo lo eseguì con un eccesso di zelo, aggiungendo di sua sponte 15 vittime al numero d...