
La Somalia resta in perenne conflitto.
Opposte fazioni si combattono per il controllo dei traffici illegali e del territorio.
Gli scontri non finiscono.
I gruppi armati attaccano e poi svaniscono nell’ombra.
Il contingente italiano sta ormai abbandonando Mogadiscio e la missione Onu.
In questo scenario, l’inviata del Tg3 Ilaria Alpi organizza la sua settima missione in Somalia.
Con lei c’è Miran Hrovatin, cameraman freelance.
19 marzo 1994.
Ilaria e Miran partono da Bosaso in aereo verso Mogadiscio.
Hanno raccolto interviste, testimonianze e immagini.
Hanno intercettato navi regalate dalla Cooperazione Internazionale alla Somalia che con ogni probabilità trasportano armi e rifiuti tossico nocivi provenienti da alcune aziende italiane.
Ilaria ha intervistato il sultano di Bosaso.
Di sera vuole realizzare un servizio, vuole raccontare tutto agli italiani.
Del resto è una giornalista.
Vede, consuma le suole delle scarpe, racconta, narra e non fa sconti a nessuno, non nasconde ciò che sa.
Alle 15,10, a Mogadiscio scatta l’agguato.
L’auto con a bordo Ilaria Alpi e Miran Hrovatin viene bloccata da una jeep.
L’autista tenta la retromarcia.
Gli assalitori scendono a terra.
Non c’è un vero e proprio scontro a fuoco.
Un proiettile sparato a distanza ravvicinata da un killer sfonda il parabrezza e colpisce Miran alla testa.
Un altro proiettile raggiunge la parte superiore della nuca di Ilaria.
Tutto si svolge in pochi minuti.
Nessun agguato a scopo di sequestro o rapina.
Non c’è dubbio.
E’ un’esecuzione.
Invece scattano i depistaggi.
Nessun carabiniere è presente sul posto, nessun militare trasporta i corpi di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin nel Porto vecchio di Mogadiscio.
Nessun investigatore sequestra le armi dell’autista di Ilaria, neppure quelle dell’uomo di scorta.
Per Ilaria Alpi, non viene disposta un’autopsia, soltanto un esame esterno del corpo.
La salma di Miran Hrovatin viene trasferita subito a Trieste.
Non ci sarà mai un accertamento contestuale a quello sul cadavere di Ilaria Alpi.
Ai genitori della reporter viene consegnato con estremo ritardo l’elenco degli effetti personali compilato sulla nave Garibaldi.
Alcune videocassette girate in Somalia spariscono nel nulla: solo sei, riguardanti la guerra civile in Somalia, giungono in Italia con i corpi dei due giornalisti.
Svaniscono nell’ombra anche tre dei cinque taccuini trovati nella stanza di albergo della giornalista.
Cosa c’era scritto nei bloc notes scomparsi di Ilaria Alpi?
Importanti tracce restano negli appunti trovati sulla sua scrivania nella redazione del Tg3, alla Rai di Saxa Rubra:
“1400 miliardi di lire: dove è finita questa impressionante mole di denaro?
Alcune opere come la conceria e il nuovo mattatoio di Mogadiscio sono semplicemente inattivi.
E i coinvolgimenti con la Somalia di Barre prima e poi il privilegiare Aly Mahdi. Accuse di Aideed.
Adesso le accuse non sono finite: la regione centrale di nuovo fuori degli aiuti
Cosa mi può dire del Cefa, di una nave che da quasi un anno doveva partire x la Somalia, che è stata bloccata e alla quale è stato chiesto di scrivere che era coop. una sconfitta. E a Mogadiscio la lotta x il potere è ancora aperta. Una massa di diseredati fa comodo a tutti: sia Ali Mahdi che Aidid hanno i loro buoni motivi x non vedere risolvere il problema. E gli aiuti internazionali seguono le indicazioni dei potenti.”
Tutto chiaro?
Non proprio.
In un paese normale si sarebbero dovute fare indagini accurate, assicurare alla giustizia gli assassini, i loro mandanti.
In Italia no.
In Italia, Carlo Taormina, presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, ha potuto scrivere queste cose nella sua relazione finale:
“La gente deve sapere che Ilaria Alpi e Miran Hrovatin non erano depositari di alcun segreto nelle materie che un giornalismo d’accatto per dodici anni ha invece tentato di propinare. E’ falso che i due giornalisti fossero a conoscenza di cose inenarrabili nei campi della cooperazione, del traffico di armi, del trasporto di rifiuti. I due giornalisti nulla mai hanno saputo e in Somalia, dove si recarono per seguire la partenza del contingente italiano, passarono invece una settimana di vacanze conclusa tragicamente senza ragioni che non fossero quelle di un atto delinquenziale comune.“
Opposte fazioni si combattono per il controllo dei traffici illegali e del territorio.
Gli scontri non finiscono.
I gruppi armati attaccano e poi svaniscono nell’ombra.
Il contingente italiano sta ormai abbandonando Mogadiscio e la missione Onu.
In questo scenario, l’inviata del Tg3 Ilaria Alpi organizza la sua settima missione in Somalia.
Con lei c’è Miran Hrovatin, cameraman freelance.
19 marzo 1994.
Ilaria e Miran partono da Bosaso in aereo verso Mogadiscio.
Hanno raccolto interviste, testimonianze e immagini.
Hanno intercettato navi regalate dalla Cooperazione Internazionale alla Somalia che con ogni probabilità trasportano armi e rifiuti tossico nocivi provenienti da alcune aziende italiane.
Ilaria ha intervistato il sultano di Bosaso.
Di sera vuole realizzare un servizio, vuole raccontare tutto agli italiani.
Del resto è una giornalista.
Vede, consuma le suole delle scarpe, racconta, narra e non fa sconti a nessuno, non nasconde ciò che sa.
Alle 15,10, a Mogadiscio scatta l’agguato.
L’auto con a bordo Ilaria Alpi e Miran Hrovatin viene bloccata da una jeep.
L’autista tenta la retromarcia.
Gli assalitori scendono a terra.
Non c’è un vero e proprio scontro a fuoco.
Un proiettile sparato a distanza ravvicinata da un killer sfonda il parabrezza e colpisce Miran alla testa.
Un altro proiettile raggiunge la parte superiore della nuca di Ilaria.
Tutto si svolge in pochi minuti.
Nessun agguato a scopo di sequestro o rapina.
Non c’è dubbio.
E’ un’esecuzione.
Invece scattano i depistaggi.
Nessun carabiniere è presente sul posto, nessun militare trasporta i corpi di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin nel Porto vecchio di Mogadiscio.
Nessun investigatore sequestra le armi dell’autista di Ilaria, neppure quelle dell’uomo di scorta.
Per Ilaria Alpi, non viene disposta un’autopsia, soltanto un esame esterno del corpo.
La salma di Miran Hrovatin viene trasferita subito a Trieste.
Non ci sarà mai un accertamento contestuale a quello sul cadavere di Ilaria Alpi.
Ai genitori della reporter viene consegnato con estremo ritardo l’elenco degli effetti personali compilato sulla nave Garibaldi.
Alcune videocassette girate in Somalia spariscono nel nulla: solo sei, riguardanti la guerra civile in Somalia, giungono in Italia con i corpi dei due giornalisti.
Svaniscono nell’ombra anche tre dei cinque taccuini trovati nella stanza di albergo della giornalista.
Cosa c’era scritto nei bloc notes scomparsi di Ilaria Alpi?
Importanti tracce restano negli appunti trovati sulla sua scrivania nella redazione del Tg3, alla Rai di Saxa Rubra:
“1400 miliardi di lire: dove è finita questa impressionante mole di denaro?
Alcune opere come la conceria e il nuovo mattatoio di Mogadiscio sono semplicemente inattivi.
E i coinvolgimenti con la Somalia di Barre prima e poi il privilegiare Aly Mahdi. Accuse di Aideed.
Adesso le accuse non sono finite: la regione centrale di nuovo fuori degli aiuti
Cosa mi può dire del Cefa, di una nave che da quasi un anno doveva partire x la Somalia, che è stata bloccata e alla quale è stato chiesto di scrivere che era coop. una sconfitta. E a Mogadiscio la lotta x il potere è ancora aperta. Una massa di diseredati fa comodo a tutti: sia Ali Mahdi che Aidid hanno i loro buoni motivi x non vedere risolvere il problema. E gli aiuti internazionali seguono le indicazioni dei potenti.”
Tutto chiaro?
Non proprio.
In un paese normale si sarebbero dovute fare indagini accurate, assicurare alla giustizia gli assassini, i loro mandanti.
In Italia no.
In Italia, Carlo Taormina, presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, ha potuto scrivere queste cose nella sua relazione finale:
“La gente deve sapere che Ilaria Alpi e Miran Hrovatin non erano depositari di alcun segreto nelle materie che un giornalismo d’accatto per dodici anni ha invece tentato di propinare. E’ falso che i due giornalisti fossero a conoscenza di cose inenarrabili nei campi della cooperazione, del traffico di armi, del trasporto di rifiuti. I due giornalisti nulla mai hanno saputo e in Somalia, dove si recarono per seguire la partenza del contingente italiano, passarono invece una settimana di vacanze conclusa tragicamente senza ragioni che non fossero quelle di un atto delinquenziale comune.“
Fonte: Radio24
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