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Ana Pastor, esempio di vero giornalismo

Il nostro amico spagnolo Juan Cañadas ci racconta l'intervista realizzata da Ana Pastor, al presidente dell'Iran, che durante per desviare le domande sulla mancanza di democrazia in Iran dava la colpa su tutto ad occidente e ad Israele.

Sicuramente l'entourage del Governo dell`Iran si pentono amaramente di avere concesso. alla televisione pubblica spagnola, questa settiman, un' intervista a Mahmud Ahmadinejad, primo ministro del paese. Doveva essere una intervista tranquilla nella quale il presidente dell'Iran avrebbe dovuto, come al suo solito, rifiutare l`intervenzione europea in Libia, e criticare il governo di Israele. La regia e la traduzione sono stati realizzate dallo stesso Governo iraniano, ma ad una cosa nessuno aveva pensato; la giornalista che stava per intervistarlo ha davvero fegato da vendere. Nella nostra società ipermultimediale e iperinformatizzata siamo abituati a interviste dove non si può mettere in difficultà l'intervistato e infatti spesso si lavora con domande previamente concordate o mezzi troppo posizionati che non sono altro che la estensione dei partiti politici che si difendono. Tutto troppo prevedibile, tutto troppo noioso. Ed è per quello che per una volta la giornalista spagnola Ana Pastor è stata la notizia, per il suo coraggio, per la sua insistenza nel rivolgere le domande alle quali Ahmadinejad non voleva rispondere, e sopratutto per finire la intervista senza il velo islamico che i collaboratori di Ahmadinejad le avevano obbligato di indossare durante la intervista. “Non mi sono accorta che era caduto perchè ero completamente concentrata nell`intervista” ha spiegato poi la presentatrice nel suo twitter.

Ana Pastor, 34 anni, giornalista molto popolare in Spagna dove conduce ogni mattina “El desayuno”, una trasmissione d'approfondimento dei fatti più importanti del giorno, vuole scappare della figura di eroina che nei social network si è creata, dove è stata trending topic mondiale. Come lei dice è certo che non ha fatto altro che il suo lavoro, ma la messa in scena non poteva essere più significativa: la giovane bella che mette contro il muro lo spietato tiranno, nel suo palazzo, di Terhan, sotto le sue regole e sotto la sorveglianza della “sua” polizia. Addirittura quel velo che prende vita propia e scivola, scoprendo lo sguardo della giornalista propio nel momento in cui denunciava la mancanza di libertà in Iran. La figura iconografica è stata più importante di quello che è stato detto durante l'intervista, con un presidente determinato a rispondore sempre allo stesso modo e di fronte una giornalista che ripeteva la stessa domanda tante volte senza arrendersi, causando alcuni momenti di tensione come quando Ahmadinejad ha dovuto parlare degli opossitori spariti o detenuti nelle prigioni iraniane come il regista Panahi. Speriamo che l`impatto che ha avuto il lavoro di questa giornalista sia un esempio per altri giornalisti e che i politici stiano meno comodi davanti alle telecamere.


Juan Cañadas


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