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Sparatoria a Roma, come ci si procura un’arma in Italia? Ecco dove Preiti può aver trovato la Beretta

 

 

 

Dal mercato legale a quello illegale, la domanda che in tanti si sono fatti dopo la sparatoria a Palazzo Chigi è stata: come diavolo ha fatto uno come Luigi Preiti a procurarsi un’arma? La risposta in un’inchiesta pubblicata da Wired.

"A 50 anni non si può tornare a vivere con i genitori perché non puoi mantenerti, mentre invece i politici stanno bene e se la godono. A loro volevo arrivare, sognavo di fare un gesto eclatante". Luigi Preiti, il 49enne calabrese che domenica ha aperto il fuoco davanti a Palazzo Chigi, ha confessato ai magistrati movente e dinamica dell'accaduto.

La sparatoria, durante la quale sono rimasti feriti due carabinieri, era stata lucidamente pianificata: " Mi sono esercitato in campagna a sparare perché volevo essere sicuro che la pistola funzionasse". Proprio l' arma utilizzata è uno dei punti cardine dell'indagine che deve ancora fare il suo corso. Si tratta di una Beretta semiautomatica calibro 7,65 con la matricola abrasa, particolare che ne rende impossibile l'identificazione.
Preiti afferma di averla acquistata "al mercato nero di Genova 4 anni fa, ho preso anche 50 proiettili". La dichiarazione non convince gli inquirenti, anche perché l'autore del gesto è stato avaro di particolari che aiutino a ricostruire la reale provenienza dell'oggetto. Si ipotizza che l'acquisto sia stato effettuato a Rosarno, dove risiede l'uomo, o direttamente a Roma il giorno della sparatoria.
Nessun dubbio, comunque, sul fatto che il possesso della pistola fosse illegale: Preiti non ha il porto d'armi, anche se mirando con precisione alle zone del corpo non protette dal giubbotto antiproiettile ha dimostrato di sapere bene quello che stava facendo.
Su La Repubblica si fa riferimento alla possibilità che lo strumento sia riconducibile allaNdrangheta. Secondo i dati Eurispes del 2008, l'organizzazione criminale rastrella con il mercato di illecito di armi 2,9 miliardi di euro all'anno. Il coordinatore di Rete italiana per il disarmo, associazione che monitora la produzione di armi, Francesco Vignarca spiega comunque a Wired.it che " la circolazione illegale entro i nostri confini è sempre meno consistente. L'Italia ha una normativa molto ristretta e controlli serrati e la criminalità punta sempre meno su questo tipo di commercio e tende a dotarsi della strumentazione necessaria alle sue attività".

Parlando della produzione, Vignarca fa riferimento al Banco nazionale di prova di Brescia, al quale è affidato il test di tutte le armi che vengono realizzate in Italia: la città lombarda è, secondo un rapporto della Direzione nazionale antimafia, con la Sardegna anche uno degli snodi principali del commercio illegale nel nostro paese.
Tornando al possesso da parte dei privati, è di nuovo Eurispes ad accendere i riflettori sulle proporzioni del mercato legale: la relazione del 2008 fa riferimento a 34mila cittadini italiani e 50mila guardie giurate in possesso di porto d'armi per la difesa, in grado - quindi - di circolare con un'arma pronta all'uso. 800mila sono le autorizzazioni per la caccia e 178mila quelle per il tiro a volo.
In questi due casi, lo strumento si può portare solo da casa al luogo di caccia o al poligono e va trasportato smontato e nel bagagliaio della macchina. Gli esperti dell'Associazione nazionale produttori armi e munizioni sportive e civili (Anpam) ci comunicano una stima odierna di 27mila individui e 50mila guardie giurate con porto d'armi per la difesa, 750mila per la caccia e 200mila per l' uso sportivo.


Per acquistare un'arma da una delle strutture convenzionate con l'associazione di categoria Assoarmieri bisogna richiedere il nulla osta del Questore (il porto d'armi) e presentare una certificazione di idoneità psico-fisica rilasciata dall'Asl.
Nel caso in cui l'acquisto coinvolga altri paesi bisogna ottenere ulteriori autorizzazioni. Il mercato nero si appoggia anche a chi è in possesso del porto d'armi per far circolare il materiale: sfogliando fra gli articoli relativi all'argomento, ci si imbatte in tre arresti di guardie giurate fra il 2010 e il 2011 che si erano prestate all'acquisto e avevano rivenduto le armi ai gruppi criminali.

 Internet viene citata dagli investigatori come alternativa altrettanto appetibile, con utenti disposti a dispensare consigli su come eludere le verifiche o individuare le persone giuste. L'anno scorso è balzata agli onori delle cronache sull'argomento per l'apertura di The Armory, spin off del portale Silk Road, dedicato alla vendita per corrispondenza di armi che è stato successivamente chiuso.

Fonte: l'infiltrato
 




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