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SANITÀ/ Ospedali a rischio crollo, pericolosi e fatiscenti: molti risalgono all’età napoleonica

Piovono calcinacci nella clinica pediatrica di Parma, il Cardarelli di Campobasso – zona ad alto rischio sismico – è una ‘bomba ad implosione’ e l’ospedale del Mare si sta ergendo alle fauci del Vesuvio. Una situazione gravissima, quella delle strutture ospedaliere, con il 75% a rischio crollo in caso di terremoto. La tabella riportata  dalla Protezione Civile fotografa un’Italia allo sfacelo dove il 9% degli edifici risale all’età napoleonica, il 15% alla prima guerra mondiale ed il 35% alla seconda. Denuncia l’insicurezza delle strutture anche la SMI rifacendosi all’inchiesta della Commissione Parlamentare sulla Sanità Nazionale. Non si parla di ‘strutture vecchie’ ma addirittura ‘museali’ in cui la vita dei cittadini è messa in forte pericolo. Si aspetta l’ennesima tragedia per i lavori di sicurezza?

L’Italia è un Paese vecchio, si sa. Purtroppo conosciamo bene anche la lentezza con cui si prendono provvedimenti, dopo ogni tragedia - ovviamente. Eppure la legge c’è – finalmente-  e parla chiaro: solo dopo il terremoto del 2002 del Molise e della Puglia l’Italia è stata riconosciuta tutta a rischio sismico. Il Paese è stato così diviso in quattro zone di diversa pericolosità ed è diventata obbligatoria la legge del 14 gennaio 2008 sulle costruzioni, tecniche e materiali antisismici.

Questo significa che le strutture pubbliche necessitano di una ricognizione di controllo, cercando di prendere provvedimenti. Studi su studi, perizie su perizie, denunce su denunce eppure, per quanto riguarda gli ospedali, ancora non si fa nulla, nonostante la criticità della situazione.



  La Protezione Civile aveva già riportato dei dati allarmanti sullo stato delle strutture ospedaliere. A ribadirlo ora è l’inchiesta condotta dalla Commissione Parlamentare sull’efficacia del Servizio Sanitario Nazionale che denuncia ospedali davvero troppo vecchi. Il 9% delle strutture – ovvero circa 75 – sono state costruite nell’Ottocento in età napoleonica; il 15% degli ospedali risalgono alla prima guerra mondiale e il 35% è stato costruito durante la seconda guerra mondiale.
Strutture vecchie più di due secoli che sorgono su tutta la Penisola, da nord a sud. Il vero problema è che nessuno di questi ha una giusta manutenzione preventiva e quindi ciò vuol dire – essendo l’Italia TUTTA  a rischio sismico – il possibile crollo di ben il 75% degli ospedali per un terremoto forte – tra i 6.2 e il 6.3 della scala Richter - e il rischio per il 60% per il terremoto non violento.






ospedale_maggiore_parma_pediatricoNELLA BLACK LIST DEGLI OSPEDALI NON A NORMA: PARMA, CAMPOBASSO E NAPOLI – Partendo dal nord c’è l’Ospedale Maggiore di Parma con la sua clinica pediatrica inaugurata nel 1920. Nel febbraio 2013 sono piovuti calcinacci dall’intonaco per fortuna senza procurare danni a persone. Dopo l’incidente anziché provvedere alla manutenzione, sono state semplicemente chiuse 4 stanze per motivi di sicurezza.

C’è poi il Molise lacerata gravemente con il crollo della scuola di S.Giuliano di Puglia. Eppure la regione non sembra aver imparato la lezione: il rischio crollo per l’ospedale Cardarelli di Campobasso è altissimo. “L’edificio non starebbe in piedi nemmeno con una scossa di medio-lieve entità” ha detto e scritto il professor Michele Mele, ordinario di Tecnica delle Costruzioni presso La Sapienza di Roma.

Il docente ha compiuto più perizie sulla struttura campobassana risalente agli anni 60 del novecento e dai test compiuti è emerso che la ‘quasi totalità’ degli elementi strutturali non soddisfa le verifiche di resistenza in caso di sisma. E allora l’amministrazione comunale cosa aspetta a prendere provvedimenti?

Infine la Campania con la maggior parte delle strutture irregolari. In primis l’ospedale Ss. Annunziata di Napoli dove due parti del complesso risalgono al 1889, ovviamente non a norma, senza manutenzione e investimenti è stata definita la struttura più pericolosa di tutta la regione.

ospedale_mare_vesuvio_pompeiSegue a ruota l’irregolarità anomala di una nuova costruzione: l’Ospedale del Mare, evidente frutto dell’idiozia amministrativa. L’ospedale partenopeo nasce per abolire i costi di spesa sanitaria che altri ospedali non riuscono a sostenere e così ingloberà: l’Ascalesi, Loreto Mare, San Gennaro e Incurabili. Il progetto del ‘mega ospedale’ è nato ai tempi di Antonio Bassolino procedendo a rilento tra vari stop ambientali ma il vero problema è che sorge a soli 7,7 chilometri di distanza dal Vesuvio.

Com’è stato possibile dare l’ok ad un progetto del genere? Eppure è successo: secondo i criteri di riperimetrazione della Protezione Civile questa nuova colata di cemento nasce nella ‘zona rossa’ ovvero quella di massimo rischio per la possibile eruzione del Vesuvio. Vero è che ai tempi in cui il progetto ha ricevuto l’approvazione la zona era definita ‘gialla’ – ovvero a rischio minore – ma pur sempre a pochi chilometri dal Vesuvio.
Come si può dar vita ad una mega struttura che porterà ogni giorno un numero enorme tra pazienti e personale ai piedi del Vesuvio, pensando di riuscire a far evacuare migliaia di gente in caso di eruzione?

Rischio per tutti coloro che frequentano questi ospedali fatiscenti, lo denuncia anche la SMIsindacato medici italiani – che invoca una ricognizione nazionale organica sulla sicurezza di questi edifici. Non ci facciamo una bella figura neanche a livello Europeo dove l’Italia è al ventunesimo posto nella classifica sulla qualità delle strutture.

Fonte: l'infiltrato
 
 


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