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PD/ Zero entusiasmo, zero rinnovamento, sguardo alle alleanze e il programma da “34 punti”



Il Partito Democratico non ha voglia di cambiare. E ieri, alla direzione nazionale, l’ha dimostrato ancora una volta: incredibile alone di pessimismo cosmico, zero propositività, entusiasmo manco a parlarne, tutti presi dalle alleanze (che col Pdl, chi coi Cinque Stelle) e nessuno che pensi all’esigenza di un rinnovamento interno. Poi Bersani lancia i suoi “otto punti” di governo (a proposito: perché  parlarne solo ora invece di sfruttare la campagna elettorale?). Peccato siano ingarbugliati e molti di più, dato che in totale sono ben 34. Ancora una volta, un incredibile assist a Grillo che può sguazzare liberamente nei limiti (ed errori) del Pd.




Fuori dalla gabbia dell’austerità”. Bel nome per un punto di programma. Peccato, però, non voglia dire nulla. E così gli altri sette punti elencati ieri da Bersani e approvati dalla direzione nazionale: “Misure urgenti sul fronte sociale e del lavoro”, “Riforma della politica e della vita pubblica”, “Voltare pagina sulla giustizia e sull’equità”, “Legge sui conflitti di interesse, sull’incandidabilità, l’ineleggibilità e sui doppi incarichi”, “Economia verde e sviluppo sostenibile”, “Diritti”, “Istruzione e ricerca”. Titoli troppo generici che vogliono dire tutto e il contrario di tutto.

Ecco allora che se si va a leggere nel dettaglio il programma, ci si accorge che, in realtà, i punti sono decisamente di più, come giustamente sottolineato dal giornalista Federico Mello. “Il punto uno – scrive infatti Mello - si intitola “Fuori dalla gabbia dell'austerità” ma in realtà risulta un po’ confuso, e di proposte, grosso modo, ne contiene due”. Per gli altri sette punti, invece, la cosa è quasi comica, dato che ognuno di questi contiene una sorta di sottoelenco con ulteriori punti programmatici. Il secondo punto di proposte , ad esempio, ne contiene ben undici, il terzo sei, il quarto tre, e così via. Totale? 34. Trentaquattro punti per quello che dovrebbe essere un governo di scopo da proporre ai Cinque Stelle.

Un assist incredibile per Grillo il quale potrà tranquillamente sguazzare nell’ennesimo errore di un partito macchinoso, lento, vecchio nei metodi e nelle proposte. Scrive ancora Mello: “gli esperti di comunicazione spiegano che le persone (tutte, quelle che hanno studiato di più e quelle che hanno studiato di meno) al massimo ricordano tre punti. Esattamente 31 in meno quelli elencati da Bersani”.

Bersani_afflitto_ridicoloRicordate il programma dell’Unione ai tempi di Prodi? Un manualone difficile, arzigogolato, complicato, lungo. Si disse allora che fu uno dei motivi per cui il vantaggio di dieci punti percentuali di cui godeva Romano Prodi su Silvio Berlusconi venne perso quasi completamente in un mese di campagna elettorale. Il Cav aveva puntato più sull’immediatezza delle proposte (che poi non avrebbe mai mantenuto è un altro conto) e aveva fatto centro.

Si disse che mai più sarebbe stato presentato dal centrosinistra un programma come quello. Troppi punti programmatici. Oggi assistiamo ad un remake proprio di quel programma. Trentaquattro punti in totale. Altro che otto.

L’ennesimo errore del Pd, insomma. Sarebbe peraltro bastato fare una domanda ai tanti soloni democratici per metterli in difficoltà: ma perché vi ricordate solo ora di fare campagna elettorale presentando otto punti di programma invece di farla quando era il momento? Perché avete preferito praticamente tacere lungo tutto il mese prima del voto? Già, ecco perché: anche allora il Pd credeva che l’unico suo problema fosse con chi governare. E allora ecco che ti guardo a Monti e te lo corteggio fino allo sfinimento.

Meglio pensare a chi assegnare quel ministero, quel sottosegretariato, quella commissione invece di pensare a convincere la gente a votare il partito. Errori su errori, insomma: Bersani, in altre parole, ha preferito tacere su tutti i fronti in campagna elettorale, pensare solo a fantomatiche alleanze perché sicuro di vincere (ma chi gliela dava questa sicurezza?), prendere sberle alle urne e credere di poter essere convincente presentando punti di programma solo dopo il voto. Punti di programma, peraltro, solo apparentemente chiari ed efficaci, come abbiamo visto.

L’ennesima incredibile cantonata di un partito che, a volte, sembra quasi non abbia voglia né capacità di ricoprire un ruolo di guida in questo Paese. E ieri, nel corso della direzione nazionale, l’ennesima dimostrazione. Gente che gioca a Ruzzle (Rosi Bindi), altri che parlano senza sapere di cosa (fantastico Piero Fassino che cattura la folla incredula con la teoria dei “corpi intermedi”, manco fosse una lezione di fisica).



E poi il pessimismo cosmico di Stefano Fassina: “la questione sociale di cui parliamo nella situazione attuale è irrisolvibile”. L’auto-linciaggio di Matteo Orfini: “Noi oggi misuriamo la nostra inadeguatezza”. Insomma, sarebbe stato più entusiasmante un funerale. Entusiasmo nelle parole dei democratici manco a pagarlo.

Si parla invece solo di alleanze. Grillo o Pdl? Questo per i Dem sembrerebbe il loro unico problema. Peccato che nessuno pensi ci sia bisogno di un cambiamento innanzitutto interno. Niente. A parlare sono sempre i soliti: Franceschini, D’Alema, Letta. Non c’è alcun desiderio di rinnovarsi. Zero. Tanto che Renzi prende e se ne va. Come tanti ex elettori Pd.

Fonte: l'infiltrato

 
 

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