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Mi chiamo Francesco, risolvo problemi. Un duro per piegare la Curia di Roma



La scelta di Bergoglio marca una serie di novità nella Chiesa, tranne quella più importante: l'apertura ad un auspicabile riformismo dottrinale.
DI Alexander Stille

Un cauto coraggio si è fatto avanti. O una coraggiosa cautela. Nello scegliere Jorge Mario Bergoglio, i cardinali della Chiesa cattolica hanno forse cercato di indicare un'apertura verso le istanze di cambiamento, operando un taglio con le tradizioni e le dottrine conservatrici dei due precedenti pontefici. Vedremo, nei prossimi mesi, se l'accento verrà posto più sul coraggio o più sulla cautela.
La scelta del cardinal Bergoglio marca una serie di novità: egli è il primo papa non europeo dei tempi moderni (ci sono stati papi mediorientali e nordafricani nei primi secoli della cristianità); è il primo cardinale latinoamericano che sale al soglio di Pietro; è il primo papa gesuita, circostanza interessante in quanto tale ordine, considerato eccessivamente liberale e intellettuale, è sempre stato visto con un certo sospetto in Vaticano; Bergoglio, infine, è il primo pontefice che sceglie di chiamarsi Francesco, in omaggio a quel San Francesco d'Assisi la cui vita di povertà e di attenzione verso gli ultimi ha costituito una vera sfida per il papato dell'epoca. Bergoglio ha fatto vanto di abiti semplici anche al momento di salutare la folla riunita in piazza San Pietro. Circostanza infrequente tra i papi, Bergoglio non ha mai servito in nessun ufficio vaticano; ha anzi evidenziato la vanità, l'autocelebrazione, il carrierismo e l'ansia di apparire della Curia romana. Come arcivescovo di Buenos Aires, ha sempre preferito farsi chiamare Padre Jorge e si è mostrato costantemente preoccupato per i poveri della metropoli, facendosi fotografare mentre lavava e baciava i piedi di persone affette da Aids.

Tali elementi di novità rendono Bergoglio attraente per chi desidera contrastare la percezione, crescente al giorno d'oggi, che il leader della Chiesa cattolica sia chiuso in una fortezza inespugnabile, desolatamente fuori dalla vita reale del miliardo di comuni fedeli di tutto il mondo. «Sembra che i cardinali siano andati a prendermi alla fine del mondo», ha dichiarato papa Francesco alla sua prima apparizione. La maggioranza dei cardinali sono europei o nordamericani, mentre tre quarti circa dei fedeli cattolici sono concentrati in America latina, Africa, Asia.
In un'intervista rilasciata prima del conclave ad Andrea Tornielli, corrispondente vaticano del quotidiano La Stampa, Bergoglio fece alcune osservazioni molto illuminanti che potrebbero essere lette come un'aspra critica nei confronti della Curia: «C'è una tensione molto forte tra centro e periferia, tra la parrocchia e il quartiere. Si deve uscire da se stessi, andare verso la periferia. Si deve evitare la malattia spirituale della Chiesa autoreferenziale: quando lo diventa, la Chiesa si ammala. È vero che uscendo per strada, come accade a ogni uomo e a ogni donna, possono capitare degli incidenti. Però se la Chiesa rimane chiusa in se stessa, autoreferenziale, invecchia. E tra una Chiesa accidentata che esce per strada, e una Chiesa ammalata di autoreferenzialità, non ho dubbi nel preferire la prima». Ma quando Tornielli gli chiede specificatamente un'opinione sulla Curia, Bergoglio risponde cautamente che «la Curia romana ha i suoi difetti, ma mi sembra che spesso la gente enfatizzi i difetti e parli troppo poco della bontà e salute di molti religiosi che vi lavorano».

Per certi versi la scelta di Bergoglio non è poi così radicalmente innovativa. Bergoglio è figlio di immigrati che dal nord Italia si sono stabiliti in Argentina, Paese che fa un vanto di essere il più europeo (e italiano) di tutto il Sudamerica. Il nuovo papa è un maschio bianco settantaseienne, solo di un anno più giovane rispetto all'età che aveva Ratzinger quando è stato eletto papa. L'età avanzata di Benedetto XVI e le sue precarie condizioni di salute - ossia le ragioni ufficiali delle sue dimissioni - hanno contribuito a far percepire l'inefficienza di un papato che ha abbandonato pericolosamente la Chiesa alla deriva. La figura gentile ma esile di Bergoglio, affacciato alla finestra della basilica di San Pietro a chiedere al mondo di pregare per lui, è parsa sinistramente familiare, l'ennesimo maschio bianco, anziano e stanco che porta avanti la tradizione: è questo ciò che abbiamo visto nei vent'anni in cui papa Giovanni Paolo II sviluppò il morbo di Parkinson cominciando a mostrare la sua età.
E se Bergoglio è noto per il suo lavoro con i poveri e gli umili, dal punto di vista dottrinale egli appare un conservatore in linea con i predecessori. Tant'è che la totalità dei cardinali che lo hanno eletto sono stati nominati da Ratzinger o da Wojtyla. Bergoglio si è sempre fieramente opposto alla Teologia della Liberazione, quel tentativo di conciliare la buona novella cristiana con le istanze sociopolitiche della sinistra. In Argentina, dove le tradizioni cambiano più che in Europa, Bergoglio si è opposto al governo del suo Paese in materia di adozioni da parte di coppie gay, una pratica da lui denunciata come malvagia. E se la speranza di molti cattolici americani è che il nuovo papa riproponga argomenti tabù come il sacerdozio femminile, il celibato dei preti, il divorzio, la contraccezione e l'omosessualità, una tale circostanza appare estremamente improbabile.

In realtà non c'è mai stata una vera battaglia tra liberali e tradizionalisti all'interno della Chiesa. Ciò non vuol dire che Francesco non si trovi in un certo qual modo in prima linea. Secondo i vaticanisti più accreditati, la divisione tra i cardinali non è tra progressisti e conservatori, bensì tra riformisti e difensori del potere della Curia romana. Papa Francesco appartiene evidentemente alla prima categoria.
Prima di chiudersi nella Cappella sistina per il conclave, ai cardinali sono stati comunicati i contenuti di una investigazione segreta sullo scandalo noto come Vatileaks, ossia la sottrazione dei documenti papali dello scorso anno. Il dossier a quanto pare riporta una serie di intrighi burocratici, corruzione, problemi di cattiva condotta finanziaria e persino scandali sessuali.
Ci si può aspettare un papa che, compatibilmente con la sua salute, proverà a raggiungere, come egli stesso dice, la periferia. In Vaticano è opinione diffusa che uno dei maggiori problemi della Chiesa sia la comunicazione e le pubbliche relazioni. Secondo tale corrente, il messaggio della Chiesa è chiaro: quello che manca sarebbe il modo di diffonderlo appropriatamente. E Bergoglio possiede appunto la reputazione di essere un buon comunicatore, uno di quelli che parlano al cuore. Conosce le istanze dell'America latina, argomento che ha fatto perdere terreno a molte chiese protestanti. Significativamente, uno dei primi atti pubblici di papa Francesco è stato incontrare la stampa mondiale; un passo inusuale che rivela la necessità di attrarre l'opinione pubblica.
La perfetta comunicazione tuttavia non sarà in grado di interrompere una serie di tendenze negative all'interno della Chiesa: la carenza di nuove vocazioni in molti Paesi, il declino del cattolicesimo in Europa e negli Stati uniti, e una miglior tenuta proprio in quei Paesi dove la maggior parte dei cattolici non sono d'accordo con i vescovi sulle questioni di morale sessuale, da divorzio e contraccezione fino al sacerdozio femminile e alle coppie gay.

Prima della sua scomparsa lo scorso anno, l'arcivescovo emerito di Milano Carlo Maria Martini, altro importante gesuita, ha rilasciato una sconvolgente intervista pubblicata dal Corriere della Sera, che sembra una sorta di testamento spirituale. In essa, tra l'altro, l'arcivescovo afferma: «La Chiesa è stanca, nell'Europa del benessere e in America. La nostra cultura è invecchiata, le nostre Chiese sono grandi, le nostre case religiose sono vuote e l'apparato burocratico della Chiesa lievita, i nostri riti e i nostri abiti sono pomposi. Queste cose però esprimono quello che noi siamo oggi? [...] La Chiesa deve riconoscere i propri errori e deve percorrere un cammino radicale di cambiamento, cominciando dal Papa e dai vescovi. Gli scandali della pedofilia ci spingono a intraprendere un cammino di conversione. Le domande sulla sessualità e su tutti i temi che coinvolgono il corpo ne sono un esempio. Questi sono importanti per ognuno e a volte forse sono anche troppo importanti. Dobbiamo chiederci se la gente ascolta ancora i consigli della Chiesa in materia sessuale [...] Io penso a tutti i divorziati e alle coppie risposate, alle famiglie allargate. Questi hanno bisogno di una protezione speciale. La Chiesa sostiene l'indissolubilità del matrimonio. È una grazia quando un matrimonio e una famiglia riescono. L'atteggiamento che teniamo verso le famiglie allargate determinerà l'avvicinamento alla Chiesa della generazione dei figli. Una donna è stata abbandonata dal marito e trova un nuovo compagno che si occupa di lei e dei suoi tre figli. Il secondo amore riesce. Se questa famiglia viene discriminata, viene tagliata fuori non solo la madre ma anche i suoi figli. Se i genitori si sentono esterni alla Chiesa o non ne sentono il sostegno, la Chiesa perderà la generazione futura [...] La Chiesa è rimasta indietro di 200 anni. Come mai non si scuote? Abbiamo paura? Paura invece di coraggio?».
L'età di Bergoglio e la sua ortodossia dottrinale lasciano presagire che la Chiesa abbia voglia di muoversi - ma non troppo, né troppo velocemente.

Articolo originale su The New Yorker, traduzione di Belinda Malaspina

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