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Aldrovandi: carcere anche per quarto poliziotto condannato




Il tribunale di sorveglianza di Bologna ha respinto l'istanza della difesa di Enzo Pontani, uno dei quattro agenti condannati per l'uccisione di Federico Aldrovandi, diciottenne morto nel 2005 a Ferrara durante un controllo di polizia. Pontani andrà quindi in carcere. Il 29 gennaio la stessa decisione era arrivata per gli altri tre condannati in via definitiva per eccesso colposo nell'omicidio colposo del giovane: Monica Segatto, Paolo Forlani e Luca Pollastri. Il collegio del tribunale presieduto da Francesco Maisto ha respinto le richieste della difesa di Pontani, avv.Giovanni Trombini, cioé l'affidamento in prova ai servizi sociali e in subordine la detenzione domiciliare per sei mesi. La sua posizione era l'unica rimasta in sospeso perché nell'udienza del 22 gennaio c'era stato un rinvio per vizio di notifica. I quattro agenti condannati per la morte del figlio non devono più stare nella polizia. Torna a dirlo Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi, dopo la disposizione del carcere anche per l'ultimo dei poliziotti, Enzo Pontani. "Aspettiamo di vedere - ha detto - quello che valuterà la commissione disciplinare che deve decidere se mantenerli in servizio oppure no. Io ho letto l'ordinanza del tribunale e credo che in molti passaggi metta in evidenza quanto in antitesi sia stato il loro comportamento rispetto alla qualifica di agente di polizia". Moretti non ha dubbi: "Ho molta paura di persone così dentro le istituzioni, chi uccide non deve stare nella polizia". Un concetto ribadito anche di fronte a chi le ha fatto notare che Enzo Pontani è stato atteso l'altro giorno fuori dall'aula del tribunale da alcuni colleghi, appartenenti al sindacato Sap, che gli hanno manifestato solidarietà e l'hanno applaudito: "Mi fa paura quella gente lì. Chi applaudi? Uno che ha ucciso un ragazzino?".
quattro agenti condannati per la morte del figlio non devono più stare nella polizia. Torna a dirlo Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi, dopo la disposizione del carcere anche per l'ultimo dei poliziotti, Enzo Pontani. "Aspettiamo di vedere - ha detto - quello che valuterà la commissione disciplinare che deve decidere se mantenerli in servizio oppure no. Io ho letto l'ordinanza del tribunale e credo che in molti passaggi metta in evidenza quanto in antitesi sia stato il loro comportamento rispetto alla qualifica di agente di polizia". Moretti non ha dubbi: "Ho molta paura di persone così dentro le istituzioni, chi uccide non deve stare nella polizia". Un concetto ribadito anche di fronte a chi le ha fatto notare che Enzo Pontani è stato atteso l'altro giorno fuori dall'aula del tribunale da alcuni colleghi, appartenenti al sindacato Sap, che gli hanno manifestato solidarietà e l'hanno applaudito: "Mi fa paura quella gente lì. Chi applaudi? Uno che ha ucciso un ragazzino?".
Dalla dichiarazione con cui in aula Enzo Pontani aveva espresso il proprio dolore per la morte di Federico Aldrovandi, "nel contempo, si rileva", sottolinea il tribunale di Sorveglianza nell'ordinanza di rigetto delle istanze della difesa del poliziotto, "un atteggiamento ancora di difesa del proprio operato" da parte di Pontani "che pare in definitiva rimasto ancorato e fermo agli atti difensivi del processo". Un atteggiamento che "ha impedito (...) di fatto, in tanti anni trascorsi, fino ad ora, di mettere in atto anche solo semplici gesti per manifestare, come avrebbe altrimenti ben potuto, senza clamore e senza risalto mediatico, la consapevolezza della vicenda penale e umana nei riguardi dei familiari della vittima, ed eventualmente ricercare operatori anche non qualificati per un'azione penale". Il collegio nota anche che la dichiarazione è arrivata in un udienza celebrata ad un mese di distanza rispetto a quella dei tre colleghi e dopo la pubblicazione delle ordinanze di rigetto.
Fonte: Ansa

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