Può interessare ai cinesi. E forse anche ai russi. Ma i conti sono troppo oscuri.
E la banca rischia lo spezzatino.
Cielo plumbeo quello sopra Rocca Salimbeni e non solo per la tempesta giudiziaria in corso, che ogni giorno rivela trame sempre più aggrovigliate sullo scandalo dei derivati. Dal 31 gennaio il Monte dei Paschi di Siena è infatti alle prese anche con il downgrading di Standard & Poor's che ha declassato l'istituto passato da BB+ a BB, a seguito «dei recenti annunci su potenziali perdite su tre operazioni strutturate» per cui «si rafforza l'idea che Mps affronti significativi rischi sul profilo finanziario».
Ma la banca è anche nel mirino di Moody's, che ha messo sotto osservazione il rating per un declassamento, motivandolo così: «Sono possibili impatti sul profilo di credito attuale di banca Mps derivanti dall'eredità di prodotti strutturati posti in essere dalla passata gestione».
A preoccupare, però, sono anche i numeri di bilancio, perché disegnano un futuro oscuro per la banca più antica d'Italia. Un futuro legato a doppio filo con la possbilità o meno per Siena di restituire allo Stato il prestito di 3,9 miliardi di euro che le è stato concesso con un tasso di interesse iniziale del 9% l'anno (quindi 351 milioni di euro), che potrebbe salire fino al 15% (585 milioni di euro). Una follia, se si considera che Montepaschi nei primi nove mesi del 2012 ha chiuso con un risultato operativo netto di 261 milioni di euro.
IL DIFFICILE RIMBORSO DEI 3,9 MLD. Al di là delle parole confortanti del ministro dell'Economia Vittorio Grilli che il 29 gennaio intervenendo in parlamento sulla vicenda Mps ha dichiarato: «Nessuna nazionalizzazione, si tratta solo di un prestito. Spero che paghino e che paghino presto», il quadro macro-econonomico che si profila nei prossimi mesi non rema certo a favore della banca toscana.
Ci si aspetta, infatti, un peggioramento delle valutazioni, con i margini in riduzione (l'intermediazione creditizia risentirà di tassi di interesse di mercato molto bassi e di una scarsa disponibilità a concedere nuovi prestiti) a fronte di una struttura dei costi fissi che non è evidentemente remunerabile nelle attuali condizioni operative.
Difficile quindi ipotizzare che per le banche in generale - e per Mps in particolare - lo scenario di riferimento sia favorevole, tanto da generare cassa sufficiente a supportare costi fissi in aumento, gli interessi sul debito e l’inevitabile peggioramento della qualità del credito.
Quattro conti in tasca a Montepaschi
Tanto più che i dati di partenza di Mps, in particolare i rendiconti consolidati al 30 settembre 2012 (ultimi disponibili) non sono certo brillanti. Spulciando le carte si legge che il patrimonio netto consolidato della banca alla fine dello scorso settembre era pari a 10,063 miliardi di euro; i crediti deteriorati (per la maggior parte la somma di sofferenze e incagli) su base consolidata ammontavano a 17,424 miliardi di euro, in crescita di 4,4 miliardi di euro circa rispetto al 30 settembre 2011. Ma non solo.
Se si considera che sul portafoglio crediti deteriorati Banca d’Italia calcola, per l’intero sistema bancario, un tasso di recupero inferiore al 30%, questo significa che se Mps si trovasse a fronteggiare in un colpo solo tali perdite potenziali sui crediti, alla luce del patrimonio in essere non sarebbe già adesso in grado di coprire le perdite sul portafoglio crediti.
BILANCIO PROSPETTICO IN BILICO. Il prestito concesso dal Governo, per 3,9 miliardi di euro, serve in effetti anche per fronteggiare in parte questa situazione, ma comunque va restituito, quindi gli interessi da pagare si aggiungono agli oneri derivanti dai crediti inesigibili.
Riassumendo, 13 miliardi sono le perdite potenziali sui crediti calcolate sulla base del tasso di recupero di Bankitalia; 10 miliardi è il patrimonio netto contabile, lo squilibrio è di meno 3 miliardi circa. A questa enorme somma vanno aggiunti i 3,9 miliardi di euro di prestiti da restituire allo Stato (oltre agli interessi annui), per un totale superiore ai 7 miliardi di euro. In uno scenario prospettico come quello descritto sopra, la situazione della banca pare destinata ad aggravarsi e non a migliorare.
Naturalmente, andranno anche conteggiate le eventuali perdite maturate sulle operazioni strutturate (i cosiddetti derivati) su cui al momento non è possibile ipotizzare valori certi.
Insomma, la situazione appare drammatica, tando da indurre alcuni addetti ai lavori a definire a mezza voce il Monte dei Paschi «una banca tecnicamente a rischio fallimento».

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