L'Editoriale di Germano Milite
“L’Italia è un paese di contemporanei, senza antenati né posteri poiché senza memoria”. Lo diceva Ugo Ojetti, grande giornalista nato nel 1871 citato anche da Indro Montanelli (che lo considerava suo maestro).
E in effetti, geneticamente, ci siamo evoluti in modo tale da vivere alla giornata; come popolo di precari genialoidi e casinisti per eccellenza. Ovviamente, le generalizzazioni assolute, non vanno bene ma in questo caso è preferibile parlare di tendenza generale. Una tendenza che, tra l’altro, è stata confermata e riconfermata dalla storia antica e recente. Non siamo “progettati” per ricordare troppo a lungo ciò che ci capita e questo vale comunque sia nel bene che nel male. L’importante per l’Italiano medio è dunque superare la giornata che si trova tra i piedi. Il domani? “Dio ci pensa”. La programmazione? Che palle, troppo stress.
LA SOPRESA POTENZIALE DEL "VOTO MUTO"
Ora, a parte questo preambolo anche poco originale ma indispensabile per introdurre il discorso “Berlusconi di nuovo al governo”, c’è un’altra riflessione che incredibilmente è sfuggita a moltissimi arguti politologici ed opinionisti. Una riflessione che, qualche giorno fa, ha ripreso però Vittorio Sgarbi. I votanti del Cavaliere, infatti, sono decisamente anomali rispetto a coloro che il 24 e 25 febbraio si recheranno alle urne per votare altri partiti ed altre liste. In particolare quelli attuali, infatti, saranno protagonisti di un fenomeno comunque già noto agli studiosi del berlusconismo: coloro che lo votano sono molti di più rispetto a coloro che dicono (ammettono) di votarlo. E’ come se ci fosse un sentimento di condivisa vergogna che poi, più di una volta, alle elezioni, si tramuta in vera e propria sorpresa e fa guadagnare al PDL qualche punto in più rispetto a ciò che sostenevano i sondaggi.
Si potrebbe parlare di “voto muto” o di “voto non dichiarato”. E la sensazione, da sempre, è che non si tratti di cifre risibili e poco determinati, soprattutto se consideriamo che il distacco attuale dal PD (soprattutto dopo il caso Monte Dei Paschi) non è per nulla incolmabile, anzi. Per questo, limitarsi a sbeffeggiare, snobbare, insultare e sottovalutare Berlusconi potrebbe essere un errore fatale per chi dice di volerlo battere. Nonostante tutto, infatti, l’arcoriano ha molto più appeal di Monti (sempre secondo i sondaggi ufficiali) e la sua squadra, data per morta e già sepolta fino ad un manciata di settimane fa, che grazie al consueto collante del compromesso e della necessità di mantenere qualche posticino comodo, è riuscita a rimettersi in sesto. Il tutto senza considerare che il tanto perculato ex premier è sempre, comunque e dovunque il personaggio politico sul quale si ama dibattere di più; in assoluto e senza partita con un Bersani e per buona parte anche con un Grillo. Troppi anni sulla cresta dell'onda mediatica old style che ancora tantissimo piace a non giovanissimi italiani medi, non si possono spazzare via con un po' di indignazione contingente e wi-fi free.
IL VERO PERICOLO
Il dramma, appunto, è che l’accozzaglia di centrodestra rischia sul serio di vincere a sorpresa o di collezionare comunque un ottimo risultato. Pensare che un tecnico incartapecorito e robotico come Mario Monti riuscisse a cancellare Berlusconi a colpi di tasse ed austerity, del resto, è stato sicuramente ingenuo oltre che stupido. Anni di inchieste, scandali ed attacchi di ogni sorta arrivati da ogni angolo di mondo non sono bastati per uccidere politicamente il Cav; sottovalutarlo oggi potrebbe garantire effetti peggiori di quelli passati.
E allora, prima di dire e dirci che Silvio non è un problema e che “è troppo ridicolo”, ricordiamo del paese nel quale viviamo, della legge elettorale che abbiamo e delle alternative che ci sono. Soprattutto in tempi di forte crisi e disoccupazione, soprattutto nelle piccole città e nei piccoli comuni, quelli che non hanno più un posto di lavoro, che non vogliono perderlo e che non possono trovarlo sono molti di più. In questo senso e con queste premesse, come noto a chi ha un briciolo di esperienza pregressa, vince chi anche solo a livello locale detiene abbastanza potere clientelare da poter scambiare.
Ciò accade perché, piaccia o no, esiste un numero più ampio di quanti si creda di antiberlusconiani che hanno votato PDL perché “alla fine si è candidato un mio amico” o perché “mio figlio non trova lavoro e lui mi può aiutare”. Certo la stessa regola vale anche per ilPD ed in minima parte per l’UDC ma il punto è proprio questo: il “nuovo che avanza”, con il vecchio che ancora gestisce enorme potere, non può permettersi di abbassare la guardia e peccare di presunzione. Capito Movimento Cinque Stelle?
Fonte: young

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