Quando Roma, era ancora una città che faceva invidia al mondo, che veniva presa come esempio da tutti, persino per il primo volo della storia, come ci racconta questo articolo del nostro amico Stefano Vinci
Forse pochi quel giorno scommisero
che ce l’avrebbe fatta davvero; che quell’americano venuto apposta a Roma
sarebbe riuscito ad alzarsi con la sua macchina volante. Un trabiccolo a due
eliche e un motore da 12 cavalli senza nemmeno il carrello d’atterraggio,
sostituito da due lunghi pattini per scivolare sull’erba. Anche la pista di
decollo non serve: basta una rotaia di legno appoggiata per terra e un cavo di
metallo per darsi la spinta.
Quello che serve è un grande spazio
aperto e una discreta dote di coraggio.
L’anno prima nel 1908 un francese di
nome Léon Delagrange aveva tentato l’impresa in quella che allora era chiamata
“Piazza d’armi” e che oggi corrisponde alla zona di viale Mazzini. Fu un
fiasco. L’aeroplano si alzò solo di qualche palmo da terra zampettando qua e là
e attirandosi la derisione di tutti i romani.
Ma quel 15 aprile 1909 la buona sorte rise a Wilbur Wright (si, proprio
uno dei fratelli Wright) che a bordo del suo Flyer sorvolò per 10 minuti a un’altezza di 30 metri la zona di
Centocelle in piena campagna tra lo sfondo dell’acquedotto Alessandrino , i
fienili, i campi coltivati, e la torre medioevale che ancora oggi si vede
all’incrocio tra via Casilina e viale Palmiro Togliatti.
Dopo quella giornata memorabile, Wright
in quegli stessi luoghi istruì ai principi dell’aeronautica il suo allievo
Mario Calderara, considerato il prima pilota italiano, che ottenne il brevetto
nel settembre del 1909. Quando Wright partì da Roma lasciò, come stabilito,
l'aeroplano e Calderara impartì lezioni al tenente del Genio Umberto Savoia
cosicché in breve, Centocelle divenne la prima scuola di volo militare, nel
gennaio del 1910.
Purtroppo negli anni successivi, a causa
delle limitazioni del campo di aviazione di Centocelle, si chiuse questa scuola
e se ne aprirono altre due, una ad Aviano (Pordenone) e l'altra a Cascina
Malpensa (Varese).
Attualmente l'aeroporto di Centocelle
non è più utilizzato per attività di volo , ma è intitolato all'asso
dell'aviazione Francesco Baracca ed è la sede del Comando della Squadra Aerea
(CSA) che sovrintende alla operatività di tutti i reparti dell'Aeronautica
Militare Italiana.
Cosa rimane oggi di quelle imprese?
La parte residuale di una pista d’asfalto; qualche palma, ricordo portato dagli
aviatori italiani impegnati nelle operazioni di riconquista della Libia
(1922-1932) e il fascino che solo i grandi uomini sanno lasciare intatto nei
decenni.


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