C’è bionda, ambrata, scura. E quella analcolica per i musulmani. Si chiama Taybeh, è l’unica birra prodotta nei Territori, e sta diventando anche uno dei marchi più noti della Palestina. Perché in poco meno di vent’anni il piccolo birrificio nato nella comunità cristiana a 30 chilometri a Nordest da Gerusalemme, ha sfondato davvero: produce in Germania, esporta in Europa e in Giappone e ora ha messo nel mirino gli Stati Uniti.
Taybeh in arabo vuol dire delizia. È il nome del paese della Cisgiordania abitato quasi interamente da cristiani (due comunità, una cattolica e una ortodossa). Qui la famiglia Khoury, a metà degli anni novanta ha fondato la sua impresa, nel clima di fiducia e ottimismo che gli accordi di Oslo avevano infuso in tutta la regione. La pace non ha retto, ma l’impresa dei Khoury si. Anzi, è cresciuta fino a sfondare i confini del Medio Oriente. La Taybeh Brewing Company produce quattromila bottiglie all’ora, giocando un ruolo importante nell’economia locale e regalando anche un po’ di celebrità alla località da cui ha preso il nome.
Il birrificio organizza anche una “Octoberfest”, molto seguita dagli appassionati della bionda di Palestina. Le bottiglie sono “firmate” da Nadim Khoury, uno dei fondatori, ma soprattutto mastro birraio. È ingegnere, i macchinari per produrre li deve importare ma per la sua birra seleziona ingredienti locali e il gusto particolare lo rivela.
Negli anni, però, la Taybeh ha imparato a guardare lontano. In Germania, dove il marchio piace, produce sotto licenza. Più facile da lì raggiungere i consumatori europei e aggirare le restrizioni commerciali dei Territori. E ora ha messo gli occhi sul mercato americano dove sta cercando un distributore. “Voglio fare qualcosa per il mio Paese – ha spiegato Nadim Khoury al giornale israeliano Yedioth Ahronoth – per la Palestina. Sono un imprenditore e mi prendo i miei rischi. La gente nel mondo non sapeva che anche noi palestinesi non solo beviamo birra ma la produciamo anche, e di alta qualità. Ora la nostra birra è conosciuta e venduta nel mondo. E se conosci la birra conosci anche la città”.
Fonte: repubblica

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