Il sindaco di Napoli chiede al governo italiano di votare a favore dell'accoglimento dello Stato di Palestina come Stato osservatore.
Una lettera indirizzata al presidente del Consiglio e al ministro degli Esteri per chiedere ogni sforzo politico possibile, da parte del Governo e dei suo rappresentanti istituzionali, affinchè sia sostenuta la richiesta che il presidente dell'Anp, Abu Mazen, presenterà stasera all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per chiedere il riconoscimento della Palestina quale stato osservatore.
Una lettera che il sindaco di Napoli ha inviato anche agli altri sindaci per sottoscriverla affinchè possa giungere «in quanto amministratori locali, il nostro contributo alla causa del processo di pace in Medioriente», si legge nella mail con cui il sindaco di Napoli spedisce la lettera agli altri amministratori.
Sempre nella mail de Magistris ricorda come «Il 29 novembre, inoltre, ricorre la Giornata delle Nazioni Unite per la solidarietà con il popolo palestinese, dunque proprio a ridosso di questo appuntamento sarebbe importante far sentire la nostra voce». Di questa iniziativa, scrive sempre il sindaco di Napoli, «ho parlato direttamente, a Roma, con l'ambasciatore palestinese, Sabri Ateyah, e con il ministro degli Esteri Palestinese, Riyad Malki, nel corso di una telefonata: entrambi hanno espresso apprezzamento ringranziando per l'impegno».
Nella lettera inviata a Monti e Terzi (in allegato testo integrale) , elaborata in sinergia anche con l'Anci Campania, de Magistris motiva l'iniziativa: «Nell'ambito delle prerogative attribuite alle autonomie locali dall'art. 5 della Costituzione ed in virtù del ruolo riconosciuto dagli organismi internazionali quali attori dello sviluppo attraverso la "diplomazia delle città" a sostegno della democrazia locale, dei diritti umani e della pace".
La richiesta al governo è chiara: «Sostenere ogni iniziativa politica utile al rilancio del processo di pace in Medio Oriente» esprimendo «voto favorevole alla richiesta dell'Olp per il riconoscimento della Palestina quale Stato Osservatore nell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite». Si deve infatti «contribuire, ognuno nell'ambito delle proprie prerogative, al rilancio del processo di pace tra Israele e Palestina per assicurare la Pace e la Giustizia nell'area mediterranea affermando i principi di legalità internazionale sanciti dalla Risoluzione 181 (II) delle Nazioni Unite che prevede due Stati per due Popoli».
Fonte: Nena News
Il 12 febbraio è iniziato presso l’aula bunker del carcere di Rebibbia il processo contro alcuni militari latinoamericani che durante gli anni ‘70 hanno partecipato all’ Operazione Condor . La maggior parte degli imputati sono già stati processati e condannati in altri paesi, quindi l’udienza è più un risarcimento che una vera ricerca della verità. Operazione Condor La somiglianza tra le dittature militari che hanno dominato il Sud America durante gli anni '60 e '70 è atroce. Guidati dal sanguinoso filo conduttore dell'Operazione Condor e grazie alle tecniche d’oppressione più spietate, sono state capaci di annullare qualsiasi dissenso politico o ideologico. Dare una stima delle persone che sono state giustiziate o torturate sarebbe tanto inesatto quanto terrificante. È difficile camminare dentro il carcere di Rebibbia e non pensare di essere dentro un fumetto di Zerocalcare. Ma questa mattina, mentre passeggio per questa felice isola...

Io, palestinese gay, lotto per i diritti del mio popolo
RispondiEliminaQuanti omosessuali vivono in Palestina?
Si stima più di 400.000.
Quanti omosessuali palestinesi vivono in Israele?
Le associazioni israeliane stimano circa 300.
Lo 0,07% del totale.
Quanti omosessuali palestinesi in Israele hanno ottenuto asilo o almeno un permesso di soggiorno o almeno la garanzia di non venire perseguitati come "infiltrati" (come li definisce la legge israeliana)?
0.
Lo 0,0% del totale.
Ecco i numeri del paese che secondo tanti aiuterebbe i gay palestinesi.
Marco