Un verdetto meno pesante del previsto: l'ex rais egiziano Hosni Mubarak, famoso in Italia e non solo anche per essere il nipote della giovane Ruby, la ragazza marocchina che frequentava le feste di "burlesque" di Silvio Berlusconi, è stato condannato all'ergastolo per aver ordinato l'uccisione di oltre 800 manifestanti durante la rivoluzione. Occhiali scuri, tuta beige e aria apparentemente tranquilla, il primo leader destituito dalla 'Primavera araba' a comparire di persona, se pur in barella e dentro una gabbia, davanti ai giudici, ha evitato la pena di morte. Il procuratore generale ha chiesto l'immediato trasferimento in carcere dell'ex presidente che dall'aprile dell'anno scorso é ricoverato in un ospedale militare alla periferia del Cairo. Ergastolo anche per l'ex ministro dell'Interno di Mubarak, Haimb El Adly, assolti, invece, i suoi sei assistenti al ministero.
Ma la sentenza che forse ha suscitato e susciterà nei prossimi giorni le reazioni più forti è il non luogo a procedere per i due figli di Mubarak, Gamal e Alaa, accusati di corruzione e abuso di potere, perché i reati risalgono a oltre dieci anni fa. Reati prescritti anche all'ex rais. Al momento della sentenza i due figli sono rimasti in piedi davanti alla barella del padre che è rimasto immobile. Gli avvocati dell'accusa sono saliti sui tavoli del tribunale scandendo gli slogan "fuori, fuori" e "il popolo vuole che la magistratura sia ripulita".
Fuori dall'aula, la polizia in tenuta antisommossa ha caricato i sostenitori di Mubarak che dopo la sentenza hanno cominciato a lanciare sassi e ad aggredire anche i giornalisti e fotografi presenti sul posto. Il primo bilancio parla di 20 feriti e almeno quattro arresti.
Fra la folla che da questa mattina si è raccolta all'esterno dell'aula bunker per seguire il verdetto sono scattate scene di esultanza non appena il presidente della Corte ha letto la condanna all'ergastolo.
L'ex rais egiziano Hosni Mubarak si sta rifiutando di scendere dall'elicottero che lo ha trasportato alla prigione di Tora, dopo la sua condanna all'ergastolo per aver ordinato di sparare sui manifestanti durante la rivoluzione. Lo riferiscono fonti giudiziarie all'Ansa
Il 12 febbraio è iniziato presso l’aula bunker del carcere di Rebibbia il processo contro alcuni militari latinoamericani che durante gli anni ‘70 hanno partecipato all’ Operazione Condor . La maggior parte degli imputati sono già stati processati e condannati in altri paesi, quindi l’udienza è più un risarcimento che una vera ricerca della verità. Operazione Condor La somiglianza tra le dittature militari che hanno dominato il Sud America durante gli anni '60 e '70 è atroce. Guidati dal sanguinoso filo conduttore dell'Operazione Condor e grazie alle tecniche d’oppressione più spietate, sono state capaci di annullare qualsiasi dissenso politico o ideologico. Dare una stima delle persone che sono state giustiziate o torturate sarebbe tanto inesatto quanto terrificante. È difficile camminare dentro il carcere di Rebibbia e non pensare di essere dentro un fumetto di Zerocalcare. Ma questa mattina, mentre passeggio per questa felice isola...

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