Tre piste calde in attesa che gli esperti balistici facciano chiarezza sull'ordigno fatto esplodere alle 7,45 di sabato 19 maggio dinanzi alla scuola «Morvillo Falcone».
Stando alle scarne notizie che trapelano, il magistrato inquirente, sostituto procuratore Milto Stefano De Nozza, che lavora a stretto contatto di gomito con il procuratore Cataldo Motta, della Dda di Lecce, attribuirebbe molta importanza all'esito della perizia balistica in modo da poter incanalare con maggiore determinazione una delle piste che vengono seguite per cercare di risalire ai criminali che quella mattina hanno fatto esplodere l'ordigno provocando la morte di Melissa Bassi, studentessa 16enne di Mesagne, e il ferimento di altre cinque studentesse, una delle quali versa ancora in condizioni molto gravi. Mentre non avrebbe dato risultati apprezzabili il filmato in cui si vede l'attentatore che innesca il congegno.
Tre piste. Vengono prese in considerazione le ipotesi che a compiere la strage siano stati la mafia siciliana, gli anarchici probabilmente greci o, infine, un folle del tipo di Anders Behring Breivik, il 32enne cristiano-fondamentalista che nel luglio del 2011 fece una strage in Norvegia.
La pista mafiosa. Gli elementi che la supportano sono la scuola (Morvillo-Falcone), l'approssimarsi della ricorrenza del ventennale della strage di Capaci, la vicinanza al palazzo di giustizia e San Pancrazio Salentino, paese dal quale parte il pullman che ha lasciato le ragazze vicino alla scuola e nel quale risiede con la sua famiglia Maria Concetta Riina, figlia del capo dei capi Totò Riina. Dallo scorso novembre Maria Concetta e la sua famiglia (tre figli e il marito Antonino Ciavarello) si sono trasferiti a San Pancrazio. Lei fa la casalinga, lui l'operaio. Una famiglia tranquilla che però non fa stare tranquilli gli inquirenti e gli investigatori, soprattutto dopo questa strage messa a segno cinque minuti dopo che si era fermato il bus partito da San Pancrazio Salentino alle 7, passato a prendere gli studenti di Mesagne alle 7,20 e giunto a Brindisi alle 7,40.
Si dice che la mafia non uccide i ragazzini. Potrebbe non avere avuto intenzione di compiere una strage. Magari il congegno non ha funzionato. Non si può escludere che il lasso di tempo che trascorre da quando l'assassino preme il telecomando a quando l'ordigno esplode non fosse voluto. La perizia balistica dovra chiarire anche questo aspetto, che non è di poco conto.
La pista anarchica. I greci, nella galassia formata da una miriade di gruppi, sono i più violenti. Si ipotizza che volessero eseguire un attentato dimostrativo (non ammazzano gli studenti), ma probabilmente l'innesco dell'ordigno non ha funzionato. Una pista, quella anarchica, avvalorata anche dal fatto che l'Italia è uno dei paesi che sta soffrendo pesantemente per la crisi economica e loro, gli anarchici, vorrebbero spingerla a uscire dall'euro, alla pari della Grecia. Brindisi potrebbe essere stata scelta a caso come sede dell'attentato, magari perché per l’esecutopre materiale sarebbe stato più facile tornare in Grecia.
La terza è quella che troverebbe minori sostenitori. Anche se non viene trascurata. E sarebbe quella del terrorista emulo di Breivik.
Tre piste, tutte tese a chiarire innanzitutto chi è l'uomo che aziona il telecomando e che si permette il lusso di farsi riprendere dalle telecamere del chiosco senza coprirsi il volto. Allo stato è un autentico fantasma. Le immagini del filmato non sono perfette. Ma la fisionomia dell'attentatore c'è. Ed allora? Innanzi tutto non è del posto: sarebbe stato già individuato. Non è escluso che sia straniero e che si trovi già lontano e nemmeno che, essendo ormai bruciato, i suoi complici lo abbiano ammazzato facendo sparire il cadavere
Fonte: la gazzetta del mezzogiorno
Il 12 febbraio è iniziato presso l’aula bunker del carcere di Rebibbia il processo contro alcuni militari latinoamericani che durante gli anni ‘70 hanno partecipato all’ Operazione Condor . La maggior parte degli imputati sono già stati processati e condannati in altri paesi, quindi l’udienza è più un risarcimento che una vera ricerca della verità. Operazione Condor La somiglianza tra le dittature militari che hanno dominato il Sud America durante gli anni '60 e '70 è atroce. Guidati dal sanguinoso filo conduttore dell'Operazione Condor e grazie alle tecniche d’oppressione più spietate, sono state capaci di annullare qualsiasi dissenso politico o ideologico. Dare una stima delle persone che sono state giustiziate o torturate sarebbe tanto inesatto quanto terrificante. È difficile camminare dentro il carcere di Rebibbia e non pensare di essere dentro un fumetto di Zerocalcare. Ma questa mattina, mentre passeggio per questa felice isola...

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