Durante la puntata del 16 maggio, a "Chi l'ha visto?" arriva una telefonata minatoria in diretta che, per qualche istante, fa perdere le staffe alla conduttrice Federica Sciarelli.
Dopo l'apertura della tomba di De Pedis di pochi giorni fa, il programma parla del caso di Emanuela Orlandi, del quale si occupa da tanti anni.
Ricollegandosi al caso, la Sciarelli manda in onda le foto di Giuseppe De Tomasi che, secondo il programma e soprattutto gli inquirenti, è il presunto telefonista che con lo pseudonimo di "Mario" telefonò, nel 1983, a casa della famiglia Orlandi, affermando di aver visto Emanuela, in seguito alla sua scomparsa, insieme ad un'altra ragazza e ad un uomo che vendevano cosmetici.
Nel 2010, fu lo stesso De Tomasi a telefonare a "Chi l'ha visto?" smentendo di essere Mario e, quando gli chiesero di poterlo intervistare, rifiutò perché disse di essere malato al punto di non poter neanche camminare. Condizione che è stata smentita in puntata, quando sono state mandate in onda delle sue foto, tra l'altro divulgate dalla polizia, mentre gestisce un giro di usura.
Così, ieri, Giuseppe De Tomasi ha telefonato in trasmissione, innanzitutto minacciando di morte i centralinisti (con "bombe e carri armati a casa"), e poi, in diretta, inveendo contro la trasmissione ed accusando la conduttrice di speculazione sulla vicenda Orlandi. Dopo tutte queste accuse e minacce, la giornalista non ci sta più e perde così il controllo per qualche istante.
Fonte: agoravox
(Quest'articolo e' apparso per poco tempo sul blog autori di Repubblica online). Uno dei crimini più efferati dell’occupazione nazista in Italia fu la strage delle Fosse Ardeatine. Il 24 maggio 1944 i tedeschi “giustiziarono”, secondo il loro rudimentale concetto di giustizia, 335 italiani in rappresaglia per l’attentato di via Rasell a compiuto dalla resistenza partigiana il 23 maggio, nel quale avevano perso la vita 32 militari delle truppe di occupazione. A istituire la versione moderna della “legge del taglione”, che sostituiva la proporzione uno a uno del motto “occhio per occhio, dente per dente” con una proporzione di dieci a uno, fu Hitler in persona. Il feldmaresciallo Albert Kesselring trasmise l’ordine a Herbert Kappler, l’ufficiale delle SS che si era già messo in luce l’anno prima, nell’ottobre del 1943, con il rastrellamento del ghetto di Roma. E quest’ultimo lo eseguì con un eccesso di zelo, aggiungendo di sua sponte 15 vittime al numero d...
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