
Il 22 aprile si terrà il primo turno delle elezioni presidenziali francesi. E' per ora difficile, nonostante i sondaggi, pronunciarsi sul risultato finale, anche se con maggior probabilità andranno al ballotaggio il presidente candidato Nicolas Sarkozy e il suo avversario socialista François Hollande.
Forse ci preoccupiamo di più dell’esito del ballotaggio che di questo primo turno. In effetti, dopo Sarkozy e Hollande, ritroviamo nei sondaggi Jean-Luc Mélenchon, ex-socialista, fondatore del Partito di Sinistra (2008) che si è poi alleato ad altri partiti di estrema sinistra (sette in tutto, fra cui il Partito Comunista Francese) per creare il Fronte di Sinistra (Front de Gauche). Di nuovo secondo i sondaggi, i francesi sarebbero tra il 12% e il 15% a volerlo votare mentre la Le Pen (Fronte Nazionale) gira tra il 13% e il 16% (sondaggi Ipsos, CSA, Ifop, Opinion Way). Il Modem (centro destra), con alla sua testa François Bayrou, rimane sul 10%. C’è da pensare che il Partito Socialista potrebbe vincere al ballotaggio se tutta la sinistra decidesse di votare per lui, insieme ai votanti del Modem e - forse, anche se sembrerebbe paradossale - a quelli dello FN, dato che questi ultimi due partiti hanno come cavallo di battaglia la sconfitta di Sarkozy e del suo partito, l’Unione per il Movimento popolare (UMP).
Il vero vincitore però potrebbe essere ancora questa volta l’astenzione. Le elezioni si faranno mentre gran parte della gente sarà ancora in vacanza* e molti, nonostante la possibilità di fare una procura al tribunale della propria città (ci vuole meno di una mezz’ora per farla) non andranno alle urne. Ma forse non saranno le vacanze a impedire alla gente di votare ma la troppo grande delusione nei confronti della politica e di chi la rappresenta. Da una parte vi è un partito di destra, con un bilancio, dopo cinque anni di presidenza, più che negativo; per molti Nicolas Sarkozy ha mentito e le sue promesse sono svanite ben presto. Aveva per esempio annunciato - ma chi non lo fa? - che avrebbe ridotto il tasso di disoccupazione. Nel 2007 questo tasso si elevava all’8% mentre oggi arriviamo quasi al 10%. E stanno chiudendo le fabbriche, non si dà voce agli operai e al contrario si ordina alla polizia di caricare quando costoro cercano soltanto un dialogo con un presidente che, appena qualche tempo prima aveva affermato di volerli aiutare.** Il popolo non vuole più di un presidente ‘bling-bling’ ma non sa neanche più verso chi orientarsi: il Partito Socialista che nonostante la sua voglia di migliorare le cose nell’ambito sociale ma anche della scuola o dell’apparato militare (per rimettere a posto la « polizia di prossimità» molto utile nelle banlieues perché basata sulla mediazione), appare come un partito al soldo del capitalismo e delle banche che non sarebbe in grado di cambiare il sistema e la costituzione per iniziare una VI e nuova repubblica… questo lo propone Jean-Luc Mélenchon che lo scorso 18 marzo è riuscito ha radunare circa 120mila persone sulla famosa piazza della Bastille a Parigi. Con il suo discorso anticapitalista, ambientale, femminista, Mélenchon raduna una parte dell’elettorato di sinistra che vuole cambiare le cose a vari livelli: far pagare le banche responsabili della crisi nella quale si trova l’UE, uscire dal nucleare, applicare la legge sulla parità uomo/donna sul lavoro, gli stipendi, ecc. Vuole anche alzare lo stipendio minimo a 1500€ netti (contro 1096,94€ attualmente). Se sono sempre di più gli elettori di sinistra sono ad avere l’intenzione di votare per lui non è perché sono convinti al cento per cento della possibilità di applicare queste proposte ma piuttosto per inviare un messaggio forte al partito socialista: è ora di fare cambiamenti se vogliamo continuare ad andare avanti e ciò nell’ottica di mettere avanti la costruzione di un’economia alternativa fondata sulla produzione di nuove energie più pulite. Mélenchon ha capito meglio dei suoi avversari quali sono le preoccupazioni maggiori del popolo francese (che non sono altro che le preoccupazioni dei nostri cugini europei). Ci sarà da vedere cosa farà Hollande se venisse eletto, ma sicuramente dovrà prendere in considerazione il voto dei francesi per il suo avversario di sinistra e fare qualche concessione.
Anche se quindi il Fronte di Sinistra riesce a convincere molti francesi, altri invece continuano a non ritrovarsi in nessun partito, nonostante il numero di partiti in lista (dieci in tutto). Il partito ecologista ha perso delle promesse di voto da quando Mélenchon ha iniziato a riprendere per conto suo il discorso ambientalista; il Modem è seguito ma il suo rappresentante non convince del tutto perché nonostante i suoi discorsi repubblicani non si capisce bene dove si situa, a destra o a sinistra? Marine Le Pen, con un programma retrogrado e anti-europeo, delle proposte per ridurre l’accesso all’IVG, e grosso modo, anche se lo dice in modo molto più sottile, cacciare gli stranieri dall’Esagono. Ci stanno i soliti che votano per lei, ma c’è anche da notare che molti giovani hanno meno complessi della generazione precedente nel scegliere un partito nazionalista. Rimangono quattro altri candidati che raggiungono a malapena l’1% d’intenzione di voto e che si schierano contro gli altri partiti. Questi potrebbero chiamare i loro elettori a non andare alle urne il 6 maggio oppure di votare per il « male minore » modo di dire che tutti utilizzano ormai per non dire di « votare contro » Sarkozy.
Le elezioni si annunciano tese, con un risultato per ora ancora indefinibile. Lasciamo ai francesi decidere cosa pensino essere il meglio per loro e per il loro paese. Comunque in tutti i casi un cambio profondo della società rimarrà poco probabile.
*In Francia le vacanze scolastiche di Pasqua (2 settimane) sono scaglionate su sei settimane, la Francia essendo divisa in tre zone con tre date di inizio di vancanza diverse.
**Gli operai di ArcelorMittal, che cercano di salvare sia la loro fabbrica che il posto di lavoro, hanno manifestato il 15 marzo davanti alla sede di campagna elettorale del presidente Sarkozy. Non c’è stato dialogo ma fumogeni contro questi manifestanti.
Marine Le Moal in collaborazione con Marco Violi
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