
L'articolo che state per leggere, è stato scritto da una ragazza che ha vissuto le manifestazioni e le risposte violente delle forze dell'ordine durante il G8 di Genova nel 2001. Alla vigilia dell'uscita del film Diaz MD, ha sentito l'esigenza di raccontarci quelle ore, vissute da un vero protagonista di questra triste pagina italiana che non possiamo e dobbiamo dimenticare. Da parte nostre va tutta la soliderietà verso le vittime di quel G8.
Redazione Nodoingola
La storia che sto per raccontarvi non è molto diversa da altre già ascoltate.
Siamo a Genova, la calda, caldissima estate 2001. Il nuovo millennio è appena arrivato e già porta con sè un grande carico. La globalizzazione che fino a questo momento ha inghiottito una grande fetta di mondo inizia a vacillare e i primi cocci si raccolgono già intorno al 1999. C'è la Conferenza Mnsteriale della WTO, e ci troviamo a Seattle USA.
C'è una grossa onda che parte da qui! Eccolo il "Popolo di Seattle" Movimento No-Global. Esso è un movimento internazionale che utilizza internet come collante, bisogna abbattere la Globalizzazione dei mercati e delle regole economiche, spesso incuranti dei danni ambientali e delle differenze di ogni singolo paese.
Ma torniamo al fulcro della questione e di conseguenza al 2001. La protesta si sposta in Svizzera durante il Forum dell'Economia Mondiale; in marzo sarà Napoli a contrapporsi al Global Forum; ad aprile è la volta del Quebec dove si assedia la riunione dei Presidenti e dei Governtori di nord, centro e sudamerica; a giugno la Svezia fino ad arrivare al luglio con il Vertice del G8 a Genova.
GENOVA PER NOI! Come una ninna nanna risuona per le strade per i vicoletti di questa che è una città sotto assedio, blindata!
Non sò spiegarvi le ragioni precise che mi portano a voler vivere questo pezzo di storia. Voglio esserci, voglio far sentire la mia voce, voglio cambiare il Mondo perchè nulla di quello che vedo mi piace. Forse semplicemente mi illudo sperando che un dissenso collettivo possa essere una via d'uscita.
Il mio viaggio inizia, e proprio quel fatidico venerdì 20 luglio 2001. Parto con una compagnia da Napoli prendendo uno degli ultimi treni speciali in direzione Genova. Siamo armati di tante buone intenzioni e con zaini carichi di ogni di arnese (solo più tardi ho scoperto le ragioni). Attendiamo con ansia la partenza, la serata in inizia e siamo circondati da manifetanti come noi. Siamo tutti sorridenti si canta Bella Ciao e tutto scorre in un clima assolutamente sereno. Prendiamo posto sui vagoni, ma qualcosa rapidamente cambia. Non più visi sereni e rilassati, riesco ad intravedere una vena di tristezza. Non siamo ancora nel boom dei pc, nè dell'iphone e di conseguenza siamo fuori dal mondo. Il tempo scorre e arrivano atri manifestanti, ma della partenza nulla si sà ancora. Continua ad esserci qualcosa di sospetto in tutto ciò sopratutto nell'agitazione che circonda il nostro treno, tutto intorno è un brusio, una frenesia e continua ad arrivare gente. Ma è poco prima della nostra partenza che esplode la bomba: "Manifestante rimane ucciso durante gli scontri del G8"!
Silenzio e poi lo sgomento inizia a prendere forma, alcuni si lasciano andare alle lacrime, altri danno di matto, altri decidono di voler andare via tornare a casa "perchè per questo mondo di merda non vale la pena morire!"
Noi rimaniamo fermi, la partenza quella vera si avvicina e bisogna segnarsi i numeri degli avvocati a cui fare riferimento casomai ne dovessimo aver bisogno. Continuiamo a stare in treno ma con la consapevolezza di quello che sta accadendo dall'altro lato della trincea.
Del viaggio vero e proprio ricordo ben poco, cerchiamo di riposare nonostante l'aria sia pesante, pesantissima. Siamo tanti tantissimi anzi troppi le persone sono stipate in ogni dove.
Eccola finalemnte Genova. È stato un lungo lunghissimo viaggio e senza sosta mai e per nessuna ragione. Tutti fuori dai vagoni, via veloci, tutti vicini...ma sorpresa l'ultimo tratto bisogna farlo a piedi sui binari fuori c'è la lotta quella cruenta che non si è spenta neanche durante la notte. Camminiamo quasi senza parlare, bisogna raggiungere velocemente gli altri e arrivre al cuore della manifestazione. Ora siamo in città, o quel che era una città. È rinchiusa come in una scatola, saldata addirittura in alcuni punti; c'è un sole forte e alto in cielo, fà caldo e la sete aumenta ma questa è la città fantasma. I bar sono chiusi, le transenne camminano ai nostri lati e tutt'intorno è un brulicare di antisomossa di ogni forma e genere pronti a seguire ogni nostro spostamento. Regna una calma apparente nonostante alle nostre spalle fumi neri continuano ad alzarsi portando con sè un odore a dir poco nauseabondo. Ma questo non ci tocca è ancora troppo lontano, il clima qui è diverso si mangia, si beve, si fuma, si dà un'occhiata ancora una volta al persorco previsto per questo sabato 21 luglio. Poi incontri persone, tante persone che non credevi mai potessero essere lì e senti stranamente quell'aria di festa accompagnato dal frastuono delle sirene in continuo movimento.
Comincia la nostra manifestazione, siamo tantissimi! Ci sono molti bambini, palloncini colorati, milioni di visi tutti diversi tra loro, colorati, sorridenti e si balla e si canta è tutto assolutamente perfetto. Ma...tutto cambia, dall'altro lato della città l'inferno sta inghiottendo i nostri bei sogni. Siamo costretti a legarci tra di noi, "se restiamo uniti non posso prenderci, coprite il volto, la bocca gli occchi, non fate respiri profondi, non vi fermate mai, no di là no stanno caricando, svelti correte veloci più veloci...siamo fottuti sono sulle nostre teste ci caricano fumogeni ad altezza uomo, siamo circondati eccole le cavvelle impazzite in assetto antisommossa non c'è via di fuga, al lato guardate ci sono i cecchini, non fate gesti equivoci, su camminate non badate al sangue!"
La strada è ricoperta di sangue ma è l'odore che mi colpisce forte pungente che penetra nell'anima.
Ora siamo milioni di formiche sconvolte e doloranti completamente impotenti, quasi ci trasciniamo, cerchiamo di sfuggire a questa o quell'altre carica, sirene, elicotteri un continuo squillare di telefonini...siamo in guerra! Dobbiamo andare dove vogliono loro e ci troviamo nella tana del lupo o più precisamente è il lupo che si insinua tra di noi. Li chiamano Black Bloc io li chiamo scarti umani. Non c'è ragione dietro nessuna delle loro azioni, nessun amor di patria rispetto o valore, solo violenza e repressione. O fai quello che dico o sei un mio nemico! Arrivano sassi e cerchiamo di cacciarli, noi non vi vogliamo ma è del tutto inutile e al lato della strada parte la loro danza di guerra. Noi continuiamo ad essere sotto assedio loro scorrazzano, fraassano, incendiano e deridono le nostre azioni. E Loro? Lo Stato? Non c'è traccia nessuno ferma le loro mani.
Siamo al lato di un ponte, non ricordo assolutamente il nome del quartiere, non si riesce a respirare, il fuoco è ovunque, circonda le macchine, i bidoni, le vetrine sono tutte in frantumi e la paura sale, non riusciamo a vedere una via d'uscita.
Non idea del tempo, dell'ora di dove ci troviamo e con fatica raggiungiamo altri manifestanti, qui bisogna ripartire ma dobbiamo dipingere le mani di bianco e alzarle al cielo noi siamo pacifisti. Pace? Dentro di me c'è posto solo per l'odio ci stiamo arrendendo e non riesco ad accettarlo. Chi crederà alla nostra NON VIOLENZA? Chi ascolterà le nostre parole? Ripartiamo ma la sensazione è che tutto sia svanito, il percorso con le mani alzate sembra interminabile ed ogni rumore ci colpisce dentro.
Ancora carcihe, ricordatevi di non rispondere a provocazioni, non fetevi prendere dal panico, siamo PACIFISTI! Perchè? Perchè continuiamo a rimanere inermi mentre ovunque è un massacro?
Noi non abbiamo armi, bastoni, pietre, fumogeni noi abbiamo solo la voce.Ma camminiamo,arriviamo all'altro capo della città qui possiamo finalmente rilassarci e bere acqua tanta acqua. Ho gli occhi rossi, mi brucia la gola e respiro a fattica, come tutti i miei compagni del resto. Abbiamo ancora tutti gli arti al loro posto e fortunatamenti gli scarafaggi neri si sono dileguati. La città brucia ancora, gli elicotteri sono ancora sulle nostre teste ma Genova è ancora viva, la gente quella a cui era stato consigliato di restare in casa è qui, ci portano acqua, del caffè, del cibo. Loro i hanno capiti, appoggiati e in qualche modo difesi.
La sera avanza velocemente e cominciano le telefonate per capire la nostra ultima destinzione per la notte.
Chiamiamo una scuola, adibita a dormitorio per l'occasione, è la DIAZ. Niente da fare, tutto pieno e ovunque è così. Dobbiamo tornare in stazione in attesa del primo treno. Riprendiamo a camminare, tutto intorno è andato in frantumi, il puzzo di sangue e fumogeni ci avvolge ancora una volta e incontriamo altri feriti. Strade già viste, la zona rossa quasi deserta e le nostre teste basse, siamo scossi ma continuiamo a mantenere la calma anche se soltanto apparente.Voglio scappar via! Eccosi siamo alla stazione, ci accasciamo per terra, non sappiamo quando riusciremo a partire adesso abbiamo bisogno di quiete, che illusione fantastica. Passa all'incirca un'ora (almeno credo) e tutto precipita di nuovo "scappate, eccoli stanno caricando qua in stazione, sono dietro di noi, avanti ai lati ovunque" La guerra è ricominciata, dietro le mura della stazione incombe una nube nera e minacciosa, si alza qualche fiamma, è una confuzione totale, ripartono le sirene, la paura ritorna accompagnata al terrore. "Rimanete calmi ed uniti, non rispondete alle cariche, sedetevi e mettete le mani ben in vista". All'esterno echeggiano rumori di ogni genere sentiamo anche delle urla non molto lontane da noima impotenti cerchiamo di riconquistare un pò di spazio. Presto partiremo e lasceremo questo inferno. Ripartiamo con la morte nel cuore, non sappiamo ancora cosa è accaduto quando eravamo prigionieri. La realtà la scopriamo solo il giorno dopo rientrati nelle nostre case. Quella notte alla DIAZ c'è stata una mattanza! Mentre scorrono le immagini in tv acompagnate da commenti insostenibili il mio viso si riga di lacrime, le mia gambe tremano e il mio cuore si gonfia di rabbia.
Per qualche strana ragione continuo a ripetermi che è tutta un'llusione, quello che ho visto in realtà non l'ho mai visto. Nelle notti seguenti quando l'angoscia assale la mia anima mi cullo ripetendomi che è stato un incubo, un brutto incubo e che domani sarà tutto dimenticato. Bugia la mia più grande bugia!
Oggi nel 2012 a quasi undici anni di distanza non possiamo e non dobbiamo dimenticare perchè durante quei giorni abbiamo assistito alla sospensionedi tutti i diritti democratici.
A voi che leggete lascio il compito di giudicare le mie parole, con la speranza di esser riuscita a scuotere i vostri animi e aver risvegliato le vostre menti forse assopite da tempo. Non smettete mai di sognare perchè UN ALTRO MONDO NON SOLTANTO È POSSIBILE MA NECESSARIO!
M D per Nodoingola
Il trailer del film Diaz:
Mi piacerebbe aver visto te al posto dello sbirro...
RispondiEliminaVorrei tanto vedere come ti saresti comportato...
Avresti lasciato che ti venisse lanciato un estintore in faccia o no ?
Caro anonimo,
RispondiEliminasono Roberto Scalia uno dei redattori del blog, ti prego di scrivere chi sei! grazie! in ogni caso carlo giuliani e mario placanica sono state vittime di un sistema che ha creato tutto ciò. e se tu ancora continui a fare questa domanda, vuol dire che il sistema ha vinto e sarà difficile far riemergere la verità