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Trattative lente per la liberazione di Rossella Urru



Ancora incertezze, confusione, attesa. In
assenza di comunicazioni ufficiali da parte
della Farnesina, le notizie sulla sorte di
Rossella Urru arrivano col contagocce da diverse
fonti giornalistiche dei paesi del
Sahel. Informazioni parziali, a volte contraddittorie,
ma che permettono di alimentare
la speranza di un imminente ritorno alla libertà
della cooperante italiana. Urru, sembra
ormai chiaro, non è più nelle mani del
Mujao, il Movimento unito per la Jihad nell’Africa
occidentale che a dicembre ne rivendicò il sequestro. Con lei, in una
lenta marcia di avvicinamento verso Bamako, capitale del Mali, ci sarebbe il
mediatore che l’ha ricevuta in consegna. Nell’edizione di ieri, il quotidiano La
Nuova Sardegna ne rivela anche il nome: Chaid. A questo intermediario
spettenelrebbe il compito di scongiurare i pericoli di un lungo viaggio attraverso il deserto, lento,
a dorso di cammello, e con il rischio incombente di un ritorno sulla scena dei miliziani
di Al Qaeda nel Maghreb islamico, presenti
nella zona con diversi campi d’addestramento.
Se il quadro è effettivamente questo, e se
non ci saranno nuovi intoppi, il cammino
verso la libertà potrebbe richiedere ancora
altri due o tre giorni. A Bamako, una volta
rientrati nell’ombra gli agenti dei servizi italiani
che hanno seguito la vicenda sul terreno,
ci dovrebbe essere il nostro ambasciatore
a Dakar per perfezionare l’o p e ra z i o n e .
NELLE ULTIME ORE non è però arrivata
nessuna conferma del fatto che il rilascio di
Rossella Urru avverrebbe a cambio della
scarcerazione del terrorista salafita Abderrahmane
Ould Amadou. Silenzio anche sull’eventuale
liberazione del poliziotto mauritano
Ely Ould Moktar, in mano ai qaedisti dal
20 dicembre scorso. Quanto ai due cooperanti
spagnoli rapiti insieme a Urru, il ministro
degli Esteri di Madrid, José Manuel García
Margallo ha confermato ieri che il governo
Rajoy si sta muovendo per arrivare a “una
soluzione rapida".

Fonte :il fatto

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