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Ricordare don Peppe Diana, ucciso nel giorno del suo onomastico


 Pubblichiamo due articoli per ricordare un simbolo alla lotta contro la Camorra, Don Peppe Diana:


Sono trascorsi diciotto anni. Lo stesso tempo che serve a un uomo per raggiungere la maggiore età. Era mattino presto, quel 19 marzo del 1994, quando la Camorra uccise don Peppe Diana.
L'orologio segnava le 7:25. Don Peppe era giunto nella chiesa di San Nicola di Bari, a Casal di Principe, per dire messa. Addosso un giaccone blu, i jeans, la maglia scura. Portava bene i suoi 36 anni quel prete che aveva deciso di rimanere a Casal di Principe, dov'era nato, e dove portava avanti una lotta ai clan fatta di emancipazione culturale e risveglio delle coscienze.
Gli spararono in faccia. I colpi di pistola tuonarono fra le navate della chiesa ancora deserta. Don Peppe cadde a terra esanime. Neanche un lamento.
Fu la Camorra a ucciderlo. E fu sempre la Camorra, nei giorni seguenti, ad accendere la macchina della delegittimazione. C'è un titolo del Corriere di Caserta che rimarrà negli annali del giornalismo sporco. E' scritto: "Don Peppe Diana era un camorrista. De Falco ordinò l'omicidio del sacerdote perché custodiva l'arsenale dei Casalesi".
Insinuazioni create ad arte. Perché poi alla fine qualcuno ci crede, e perché in fondo morire ammazzato al Sud, in terre di mafia, scatena in ogni caso un soffio di sospetto. La finta regola che i clan non uccidono mai persone innocenti è passata per troppo tempo come buona.
Ma forse don Peppe era colpevole davvero. E la sua colpa era quella di sognare una Casal di Principe non più in ginocchio davanti alla Camorra, in un posto dove anche certi sogni sono proibiti.
Aveva scritto una lettera bellissima: "Per amore del mio popolo non tacerò". Un manifesto puro, diffuso in ogni chiesa dell'agro aversano nel Natale del 1991. La Camorra lo uccise anche per questo. L'influenza di un prete, in certi territori, ha un peso specifico diverso. E don Diana era uno che sapeva arrivare, con le sue parole mai banali.
Si narra che un giorno, durante un'omelia, don Peppe spiazzò i fedeli con una frase che rimase: "A me non importa sapere chi è Dio!". Dopo qualche secondo, col vocio smarrito che arrivava dalle navate, aggiunse: "A me importa sapere da che parte sta".
Diciotto anni fa i parrocchiani gli avevano preparato alcuni dolci e piccoli regali per il suo onomastico. Avrebbe festeggiato nel pomeriggio. Ma andò diversamente.


Don Peppe Diana, scuole chiuse nel ricordo del prete coraggio

  Don Peppe Diana, scuole chiuse Napoli 19 marzo 2012
Una ricorrenza di impegno civile. Il 19 marzo in tutta la Campania si ricorda don Giuseppe Diana, il parroco di Casal di Principe ucciso dalla camorra 18 anni fa. E le scuole restano chiuse. Una festa laica voluta dalla Regione Campania per non dimenticare le 236 morti di camorra della nostra regione, e tutte le altre del resto del mondo.

Diciotto anni fa, il 19 marzo 1994, Giuseppe Diana veniva ucciso da due killer mentre si preparava per celebrare la messa all'interno della chiesa di San Nicola di Bari a Casal di Principe, in provincia di Caserta. Un episodio che fece tanto scalpore da venire citato dal papa Giovanni Paolo II, durante l'Angelus. La sua morte fu voluta dal clan dei Casalesi, in quegli anni dominato da Francesco Schiavone detto Sandokan; e molto aveva fatto don Peppe Diana per inimicarselo, in particolare lo scritto 'Per amore del mio popolo non tacero« diffuso a Natale del 1991 in tutte le chiese della zona. Un vero e proprio manifesto per i preti anticamorra.
"Don Peppe Diana, nel campo della chiesa, in qualche modo è stato un apripista in Campania", ha dichiarato all'Adnkronos don Aniello Manganiello, sedici anni trascorsi da parroco della chiesa di Santa Maria della Provvidenza a Scampia. "Con lui è stata aperta una strada, un nuovo modo di vivere il Vangelo nei territori sotto il ricatto della camorra e della mafia. Quanto è contenuto in 'Per amore del mio popolo non tacero» non si limita alle funzioni particolari di un prete, che sono quelle di celebrare, santificare, annunciare, ma si allarga al combattere e al lottare, perchè quella fame di giustizia del nostro popolo campano possa essere saziata".

 Don Peppe Diana, scuole chiuse Napoli 19 marzo 2012
Un grande sacerdote "che ha incarnato appieno lo spirito del Vangelo, ed è un esempio per me e per tutti quelli che per strada non hanno paura di denunciare il male che c'è nelle nostre contrade, che si chiama camorra".



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