Passa ai contenuti principali

Quelle mille donne che hanno fatto fiorire la primavera araba



Esattamente un anno fa, 8 marzo 2011, nel pieno di una rivoluzione sociale che mobilitava contro il governo milioni di egiziani, un corteo di mille donne si avviò verso piazza Tahrir, per celebrare la festa dei loro diritti. Vennero bloccate dagli uomini, dai loro stessi uomini in molti casi. I cartelli vennero strappati e loro invitate a tornare indietro con quel semplice avvertimento che tante donne hanno ascoltato in tante rivoluzioni: «Non è il momento...». Come se i diritti femminili fossero un di più, una sorta di bonus dei tempi di vacche grasse.

Oggi, un anno dopo, quel migliaio di donne, ovunque siano (visto che sono rimaste sconosciute dietro i veli, come spesso capita nel mondo arabo), possono però misurare il loro successo. Il testimone del cambiamento nell’attuale mondo è passato in pochi mesi nello loro mani. Nessuno dubita del loro protagonismo, né del ruolo decisivo che hanno avuto negli eventi «epocali» dentro i loro Paesi.

Nel gennaio del 2011 le abbiamo viste marciare a Tunisi al fianco di mariti e figli. In Egitto nessuno ha dimenticato che la rivolta contro Mubarak è iniziata il 25 gennaio 2011 a Tahrir, promossa da una giovane con un primo post su Facebook. In Yemen, come ha ben capito il Comitato del Premio Nobel nello scegliere il suo candidato, buona parte del merito per la rivolta contro il vecchio autocrate Ali Abdullah Saleh, va a una giovane 32enne, giornalista, Tawakkul Karman, che per farsi capire e riconoscere ha abbracciato come simbolo la «femminilizzazione» del suo velo: abbandonando quello nero a favore di uno a fiori. La storia siriana è ancora in corso, ma le donne sono lì a far da scudo con il loro corpo alla marcia inesorabile dei carri armati del governo. Ed è da tutte queste proteste che sono nate le icone di un intero anno di passaggio: due anni fa l’iraniana colpita da un cecchino che muore avvolta nel suo chador, e pochi mesi fa l’egiziana picchiata dalla polizia dal cui chador strappato spunta un reggiseno di un brillante azzurro.

Ma sarebbe sbagliato ridurre questa rivolta al rifiuto di una società oppressivamente patriarcale. Il mondo femminile arabo non è quel mix di sottomissione, ignoranza ed esotismo con cui spesso lo si descrive. Persino il protagonismo attuale non è unico nella storia moderna di questa zona del mondo. Di movimenti femminili ne incontriamo nel 1879 in Libano, nel 1923 in Egitto, nel 1944 in Giordania e Marocco, nel 1953 in Bahrein, negli Anni 50 in Tunisia e negli Anni 60 in Algeria, sempre come parte di grandi movimenti di indipendenza o di rivoluzioni nazionali. Di diverso oggi nelle primavere arabe c’è che le donne sono di ogni ceto sociale, hanno un livello di scolarizzazione senza precedenti e rivendicazioni di diverso tipo.

Non a caso l’antesignana di tutte le rivolte arabe è stata quella degli studenti iraniani tre anni fa, e in quel Paese le studentesse hanno da tempo guadagnato la maggioranza. In Tunisia e in Egitto le donne sono oggi un quinto della forza lavoro. Nei Paesi del Golfo sono state le professioniste, molte educate all’estero, la punta di lancia delle rivendicazioni civili. In Libia fu una donna di famiglia borghese a denunciare per prima, con un’irruzione in una sala stampa, lo stupro che aveva subito da parte dei soldati di Gheddafi.

Non vogliono solo diritti per sé, ma vogliono partecipare ai diritti di tutti. Una richiesta che nei nostri Paesi sembra ormai scontata, ma che nelle mani delle sorelle del Medioriente si sta invece reinventando. Per tutte. E tutti.

Lucia Annunziata

Commenti

Post popolari in questo blog

Un serpente nel bunker di Rebibbia

Il 12 febbraio è iniziato presso l’aula bunker del carcere di Rebibbia il processo contro alcuni militari latinoamericani che durante gli anni ‘70 hanno partecipato all’ Operazione Condor . La maggior parte degli imputati sono già stati processati e condannati in altri paesi, quindi l’udienza è più un risarcimento che una vera ricerca della verità. Operazione Condor La somiglianza tra le dittature militari che hanno dominato il Sud America durante gli anni '60 e '70 è atroce. Guidati dal sanguinoso filo conduttore dell'Operazione Condor e grazie alle tecniche d’oppressione più spietate, sono state capaci di annullare qualsiasi dissenso politico o ideologico.   Dare una stima delle persone che sono state giustiziate o torturate sarebbe tanto inesatto quanto terrificante. È difficile camminare dentro il carcere di Rebibbia e non pensare di essere dentro un fumetto di Zerocalcare. Ma questa mattina, mentre passeggio per questa felice isola...

SPUTAVA NEI PIATTI DEI DEPUTATI. LICENZIATA CAMERIERA DELLA BUVETTE

In Italia spero non vengano licenziati e spero esistano tanti camerieri come lei! Iulia Borshenko, una delle cameriere che lavora nella buvette del Parlamento ucraino, è stata licenziata in tronco poiché era solita sputare nei piatti dei deputati. La notizia è stata diffusa da RSI.ch. La donna, che è stata individuata dopo una breve indagine ed una serie di reclami, ha giustificato così il suo gesto: “È stata la mia vendetta perché hanno portato il Paese alla rovina”. “Pensate che noi abbiamo un buon salario alla Supreme Rada cafeteria. Per nulla, solo 3200 grivnie (circa 390 dollari) al mese, che non sono nulla se vivete nella capitale ucraina. Ho lavorato lì per quattro anni solo perchè questo mi consentiva di vendicarmi contro i parlamentari per ciò che fanno al Paese e alla gente. Se qualcuno pensa che io mi penta di quello che ho fatto, si sbaglia: io seguo la mia posizione politica”.

Dieci volte peggio dei nazisti di Piergiorgio Oddifreddi

(Quest'articolo e' apparso per poco tempo sul blog autori di Repubblica online). Uno dei crimini più efferati dell’occupazione nazista in Italia fu la strage delle Fosse Ardeatine. Il 24 maggio 1944 i tedeschi “giustiziarono”, secondo il loro rudimentale concetto di giustizia, 335 italiani in rappresaglia per l’attentato di via Rasell a compiuto dalla resistenza partigiana il 23 maggio, nel quale avevano perso la vita 32 militari delle truppe di occupazione. A istituire la versione moderna della “legge del taglione”, che sostituiva la proporzione uno a uno del motto “occhio per occhio, dente per dente” con una proporzione di dieci a uno, fu Hitler in persona. Il feldmaresciallo Albert Kesselring trasmise l’ordine a Herbert Kappler, l’ufficiale delle SS che si era già messo in luce l’anno prima, nell’ottobre del 1943, con il rastrellamento del ghetto di Roma. E quest’ultimo lo eseguì con un eccesso di zelo, aggiungendo di sua sponte 15 vittime al numero d...